Editoriali

F35 CHI?

Il super caccia ed i suoi guai

Roma-

Tutto iniziò alla fine degli anni novanta, quando il Pentagono, ossia il ministero della difesa americano si pose il problema di sostituire molti aerei da combattimento che le forze armate americane avevano a disposizione.

Il Presidente Clinton impose uno studio unificato, chiamato JAST, per verificare la fattibilità di un unico aereo da combattimento che potesse soddisfare le esigenze di tutte le forze armate americane.

Nel 1996, lo studio JAST, si trasformò in un vero e proprio programma di acquisizione cambiando il nome in JSF (Joint Strike Fighter).

Tra varie proposte di progetto pervenute al Pentagono, vennero scelte due versioni, quella costruita dalla Boeing Corporation, chiamata X32A e quella della Lockheed chiamata X35A.

Dopo attente valutazioni, nel 2001, venne scelto il progetto X35A, diventato poi F35.

Fin dal primo momento è emersa, da parte americana, la volontà di far partecipare altre nazioni alla costruzione di questo caccia.

A seconda del loro investimento economico nel progetto, ci sono vari livelli di “partnership”.

Al livello 1 c’è la Gran Bretagna, che può avere scelte in capitolo sia a livello commerciale che di sviluppo.

Al livello 2 ci sono Olanda e Italia, che possono avere importante voce sullo sviluppo e sul marketing del futuro aereo.

Al livello 3 ci sono Canada, Turchia, Australia, Norvegia e Danimarca, che hanno un modesto grado di scelta, visto il loro modesto investimento sul piano economico.

Con una lunghezza di 15,67 metri, un’apertura alare dii 10,70 metri e un’altezza di 4,33 metri, risulta un aereo monomotore estremamente compatto.

Nel 2006 l’aeronautica degli Stati Uniti d’America (USAF), annunciò il nome F35 LIGHTNING 2, in onore del caccia bimotore P38 LIGHTNING, in azione durante la II Guerra Mondiale.

Lo F35 ha tre varianti:

F35A: Variante a decollo ed atterraggio convenzionali (CTOL, acronimo di Convetional Take-Off and Landing)

F35B: Variante a decollo ed atterraggio verticale (STOVL, acronimo di Short Take-Off and Vertical Landing)

F35C: Variante per portaerei (CATOBAR, acronimo di Catapult Assisted Take-Off But Arrested Recovery).

La parte dolente di questo caccia sono stati e sono i costi.

Da subito sono parsi esorbitanti per tutte le nazioni partecipanti al progetto, si parla di una cifra complessiva intorno ai 396 miliardi di dollari USA per la realizzazione di 3.173 velivoli, circa 125 milioni di dollari USA a velivolo.

La Lockheed-Martin, azienda costruttrice del caccia, ha accusato, per questi aumenti, il Pentagono, suo principale acquirente, per le continue modifiche al progetto iniziale.

Il Pentagono, ha accusato l’azienda di inettitudine e scarsa trasparenza sui progetti.

L’Italia spenderà complessivamente tra i 13 ed i 17 miliardi di Euro nel progetto e dovrebbero scendere a 12,2 miliardi di Euro nel 2047, secondo fonti del Ministero della Difesa.

Nel 2012, Giampaolo Di Paola, ministro della difesa del governo Monti, nel programma di taglio delle spese militari, ha annunciato che l’Italia acquisterà 90 aerei, anziché i 131 preventivati.

Grazie a questo taglio, secondo le stime de Il Sole 24 ore, farà si che l’Italia spenda tra i 99 ed i 107 milioni di Euro a velivolo, secondo la tipologia dello stesso.

Per l’Italia usufruire di questi velivoli, è essenziale, sia per sostituire di AMX, i Tornado Panavia, che hanno quaranta anni di vita operativa, sia per sostituire gli AV8B Harrier II attualmente imbarcati sulla portaerei “Cavour”.

Per l’Italia è anche strategico usufruire degli F35.

Infatti a Cameri, in provincia di Novara, si assembleranno tutti i caccia in dotazione alle nazioni europee, con tutte le attività connesse, comprese quelle di aggiornamento e manutenzione pesante.

Queste attività daranno lavoro a circa 11.900 persone, compreso l’indotto, per i prossimi quaranta anni, ossia per tutta la durata operativa del caccia.

Quello che mi sconvolge, da appassionato di aeronautica, da competente nel settore, sono i continui problemi che questo caccia manifesta ad ogni collaudo.

E’ normale che un velivolo, di qualsiasi genere, abbia dei problemi in fase di collaudo, ma dopo quindici anni dal primo volo non si possono accettare danni strutturali alla Cockpit, ovvero la cabina di pilotaggio, o addirittura che il seggiolino eiettabile, visto il suo funzionamento, possa causare lesioni potenzialmente mortali a persone che superino i 66 Kg di peso.

Inoltre ci sono dei problemi in fase di dogfighting, ossia di combattimento ravvicinato, molti piloti hanno espresso seri dubbi su questo tipo di combattimento, l’azienda costruttrice afferma che questo velivolo è stato costruito per combattimenti a distanza e non per quelli ravvicinati.

Ma stando così le cose, significa che F35 dovrà essere scortato durante le missioni aeree.

Mi chiedo, si può pagare un aereo 125 milioni di dollari USA, sapendo che dovrà essere scortato da un altro aereo, che magari costa anche meno?

Sembra più un caccia sul divenire, ossia che possa eccellere con il passare del tempo una volta risolti tutti i problemi, ma dopo quindici anni, mi e ci chiediamo quando?

Stefano Campidelli

 

Stefano Campidelli

Dopo gli studi in Scienze della Comunicazione, sviluppa il suo interesse per il mondo dell'editoria on-line. Divora riviste, giornali e tutto ciò che è attualità, inchiesta e approfondimento. Ama il collezionismo e i libri di genere storico o fantasy, come viaggiare su due binari paralleli. E' appassionato e cultore di vini e della buona gastronomia. Oltre che delle vere tradizioni popolari. Romane, soprattutto.

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