Storie dall'Italia

ESSERE UN VOLONTARIO A KATSIKA

“NON HO UN PIANO INFALLIBILE, SEMPLICEMENTE TRA LE TANTE SCELTE CHE POSSA FARE, QUESTA E’ UNA DELLE PIU’ GIUSTE” – LA STORIA DEL CAMPO ATTRAVERSO L’ESPERIENZA DI GIOVANNI FONTANA

Non è facile vivere in un campo profughi, ancora più difficile è essere un rifugiato. Ma c’è un’altra difficoltà a cui forse nessuno ha mai pensato, essere un volontario all’interno di un campo, soprattutto se il campo di cui stiamo parlando è Katsika. Siamo in Grecia e quella che sto per raccontare questa volta non è la storia di persone scampate alla morte, o in cerca di asilo; o meglio non direttamente. Quello che vorrei fare questa volta è raccontare attraverso l’esperienza di uno, il lavoro di tanti.
Il protagonista della mia storia è Giovanni Fontana, giovane uomo che finiti gli studi ha deciso di dedicare il suo tempo nel “perderne un po’ meno”, o meglio impegnarlo in maniera più costruttiva ed intelligente per sé. Così, dopo un’esperienza in Palestina, decide di partire per la Grecia e di condividere le sue esperienze lì al campo attraverso un diario online.
Quello che ha trovato davanti ai suoi occhi una volta arrivato è stato forse peggio di ciò che aveva potuto immaginare. Il campo altro non era che una petraia su cui uomini, donne e bambini dormivano senza alcun appoggio, al massimo assi di legno a fare da materassi. Katsika, infatti, era considerato il peggior campo della Grecia, e forse ora aveva capito perché.
Quella che si annusava nell’aria era un’atmosfera di tensione data dai continui bracci di ferro tra i profughi e le autorità, perché nessuno voleva rimanere lì; si presentavano all’entrata del campo pullman pieni di persone convinte di resistere, di non scendere, anche se questo significava rimanere 48 ore in uno spazio vitale limitato. A complicare la situazione si aggiunge anche la faida che con il tempo si è andata a creare tra le diverse etnie che popolano la vita di Katsika; scontri che per fortuna si sono risolti su un prato adibito a campo da calcio in cui la “guerra” tra popolazioni si è trasformata in uno stravagante mundialito che ha visto scontrarsi Siria, Iraq e Afghanistan. Ebbene si, perché il compito dei molti volontari indipendenti è proprio quello di rendere vivibile l’invivibile; cercare attraverso attività, servizi e supporti di rendere piacevole, semmai possa esserlo, la vita nel campo.
E a Katsika i risultati sono arrivati. Come mi racconta Giovanni – il campo è diventato il più frequentato da volontari indipendenti e piccole ONG che hanno istituito attività di ogni genere: scuole, tende per l’allattamento e per dare nutrienti a donne incinte e lattanti, un sistema di distribuzione di vestiti, classi di teatro e altro ancora.  Ora si può dire che le cose vadano meglio, e anzi, in genere chi arriva a Katsika rimane colpito positivamente dalla situazione: certo, nei limiti di quella che resta una situazione di emergenza come quella di un campo profughi –
Tutto questo, naturalmente, ha comportato un bel po’ di difficoltà soprattutto da un punto di vista umano e psicologico. Sono tante le prove a cui si è sottoposti e tra queste – sicuramente convivere con il disagio di essere in una situazione di relativa “superiorità” rispetto a un’altra persona solo sulla base del colpo di fortuna di essere nato in un posto anziché un altro. È in queste circostanze che si impara quanto sia facile essere buoni, e quanto è difficile essere equi, fare le scelte giuste, dire i no che sono necessari –
Un’esperienza che ad ogni modo merita di essere vissuta tanto che persone da tutto il modo decidono di dedicare anche solo una settimana del loro tempo al campo e alle persone che lo vivono. Tante storie diverse ma allo stesso tempo unite dall’incertezza del loro futuro; in bilico tra l’attesa di ricevere asilo e la paura di rimanere nelle tende. In mezzo a tutto ciò persone come Giovanni continuano a tener fede a quello che è il loro istinto. E sì perché Giovanni non ama essere considerato un supereroe investito da una missione salvifica ma semplicemente una persona che ha scelto di impiegare in maniera diversa il suo tempo e lo fa in primis per sé. Ma questo non mi impedisce di pensare che si, non sarà un supereroe, ma sicuramente una persona di gran cuore che ha unito le sue forze con quelle di altri per trasformare Katsika da prigione in un posto in cui poter VIVERE.

Francesca Interlandi

Ha iniziato con KIM la sua carriera giornalistica. Un amore nato da piccola, dalla passione per la scrittura che le permetteva di esprimere quello che a parole non riusciva a comunicare. 24 anni, è laureata in Informazione, Editoria e Giornalismo presso l’Università degli Studi di Roma Tre. Ha collaborato come stagista in una redazione giornalistica, scrivendo di eventi, cinema e cucina; ma ciò che la affascina davvero sono le storie di fatti reali, meglio se poco conosciuti.

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