Quella che è appena trascorsa è stata una settimana particolarmente faticosa. Da un punto di vista umano, politico e mediatico. Qualsiasi cosa poteva succedere è successa.

Lo scontro tra i treni in puglia, l’attentato di Nizza il 14 sera e poi venerdì ce ne siamo andati a dormire (chi c’è riuscito!) con un colpo di stato in Turchia in corso, con Erdogan che volava (forse) pure sopra le nostre teste e ci siamo svegliati con un nulla di fatto, scusate ci siamo sbagliati falso allarme, falso golpe.

Ma più di tutto questo (chiamiamolo col suo nome) inquietante orrore c’è una cosa che più di tutto spaventa. La facilità da social network con cui tutti sentono il bisogno di dire la loro, la stessa facilità con cui davanti a un cornetto e cappuccino si parla del mercato di Roma e Lazio e si ride davanti alle sparate assurde di Tuttosport.
La stessa identica cosa.

Siamo tutti periti ferrotranvieri, siamo tutti esperti di terrorismo islamico e siamo tutti laureati geopolitica con un master in colpi di stato turchi.
Non mi piaceva neanche quello, ma forse era meglio quando eravamo tutti Charlie. E basta.