La storia di Mrs Esmauh, artigiana di Herat e tra le pochissime donne dell’Afghanistan a guidare un’auto. L’abbiamo incontrata a Camp Arena  e abbiamo scoperto una persona con un grande cuore.

Herat (Afghanistan)- Mrs Esmauh  non è un’attivista politica afghana ma, a suo modo, è una rivoluzionaria. Non è soltanto una delle artigiane più note a Herat, è difatti una delle poche donne a guidare la macchina in Afghanistan. Ha quasi 50 anni e gli occhi alla continua ricerca di sfide in una società, come quella afghana,  patriarcale e dove le donne sono considerata cittadine di serie B. Lei, determinata e nella sua uniforme ribalta sfacciatamente i ruoli di genere.

A lei si affidano donne incatenate alle tradizioni e alla paura che vivono attraverso di lei i loro sogni di libertà. Nella sua macchina come nella vita, Esmauh mette alla prova quei limiti, reali e immaginari, dettati dalla religione e dalle credenze. Lavora con le donne  del carcere di Herat, donne che hanno commesso una colpa. C’è chi ha ucciso il marito «perché – racconta – stanca di subirne la violenza» ma c’è anche chi viene giudicata colpevole di reati che in Italia non sarebbero neanche considerati tali. È il caso di chi ha subito uno stupro, di chi si è innamorata dell’uomo sbagliato, di chi ha tentato la fuga da casa e di chi ha rifiutato il matrimonio imposto dalla famiglia. Per tutte loro il sistema giudiziario afghano prevede la reclusione e la riabilitazione. Un obiettivo, quello del reinserimento sociale, che per molte resta un miraggio. Soprattutto per quelle che arrivano dai villaggi più poveri dove il carcere è tutt’ora vissuto come un’onta indelebile.

Esmauh ogni sabato pomeriggio organizza nella base italiana di Camp Arena un mercatino dove vengono esposti e venduti i lavori artigianali preparati dalle carcerate. Lei fa il carico nella sua macchina: collanine, bracciali, quadri. E poi qualcuno che le dà una mano a scaricare c’è sempre.

Il miglioramento della condizione femminile è stato uno degli obiettivi degli americani dopo che il regime talebano è collassato nel 2001. Ora molte più bambine vanno a scuola e la nuova costituzione afghana dovrebbe garantire, almeno sulla carta, uguali diritti agli uomini e alle donne. Nonostante questo, tradizioni tribali e costrizioni religiose soggiogano ancora la maggior parte delle donne e delle ragazze. La discriminazione e l’accesso limitato alle opportunità lavorative sono la norma, mentre la violenza contro le donne ha ancora tristi ed elevate percentuali.

A oggi sono poche le donne che hanno compiti chiave per la società: ci sono ministri e legislatori donne, come Rula Ghani, la moderna e sofisticata first lady afghana. Ma la maggior parte di loro proviene da famiglie liberai e privilegiate, così che la maggior parte delle donne in Afghanistan non riescono a identificarsi con loro.

Francesca Interlandi