Una riflessione sulla dottrina cristiana partendo da ciò che è concreto e sperimentabile.

Roma – Esiste, dunque, il peccato originale?

Partiamo dall’aspetto empirico, dalla realtà, da ciò che è concreto, visibile e sperimentabile: tale dato empirico, è che esiste una contraddizione nel nostro essere. Il fine ultimo, a cui tende l’uomo, in ogni sua azione, è la felicità, e ciò è inscritto nella sua natura. Qui ci viene in soccorso Aristotele, che nell’Etica Nicomachea riflette proprio sul fatto che tutte le azioni tendono ad un fine e che l’uomo quando, esercitando la sua natura, attua il bene, è ciò che si definisce come la felicità. Il problema, la contraddizione è proprio qui, cioè ogni uomo intimamente vuole fare il bene e sa che deve farlo per essere felice, ma allo stesso tempo ha anche l’altro impulso, quello di fare il contrario del bene, di seguire l’egoismo personale, la violenza, sapendo che sta agendo contro la propria felicità ed il bene.

Questa contraddizione interiore non è una teoria, ogni uomo la sperimenta e la prova ogni giorno, nelle ingiustizie, nelle violenze, ecc., è quindi un fatto.
Paolo di Tarso esprime questa contraddizione dell’essere così: «C’è in me il desiderio del bene, ma non la capacità di attuarlo; infatti io non compio il bene che voglio, ma il male che non voglio» (Lettera ai Romani 7,18-19).

Questa contraddizione dell’essere, che i cristiani chiamano peccato originale, è una contraddizione innegabile nell’uomo, e abbiamo appena constatato che è un fatto: ma allora, visto che esiste, come si spiega?

Questo è il salto, il passaggio dall’aspetto empirico al fondamento, al fondamento ontologico.

Non si può negare il male. Prescindendo dalla fede cristiana, l’unica alternativa è quella del dualismo, cioè di un essere contraddittorio che porta in sé due principi: il bene e il male. Due principi uguali, originari, dello stesso livello. Quindi, la contraddizione dell’essere umano, è riflesso della contrarietà di due principi. Tale concezione è la visione dell’essere monistica, in cui l’essere non è buono, ma fin dall’inizio è sia bene che male, l’essere è originario da tutti e due i principi, è una mescolanza di bene e male assieme. Ciò porta ad una visione disperata e triste dell’uomo, perché ne consegue che il bene conta quanto il male.
L’aspetto ontologico di questo fatto rimane un aspetto misterico.

La filosofia comprende la domanda della contraddizione dell’essere umano, ma non riesce a rispondere appieno in maniera esauriente e convincente.

Il male esiste.

Possiamo, però, osservare che il male non è logico, solo il Bene è logico: il male non si spiega, è illogico, possiamo indovinare ma non spiegare. Il male è menzogna, è falsità, è disordine, pertanto non è logico e ciò porta alla conseguenza che non si spiega. Il male c’è, semplicemente esiste.

La fede testimoniata da Paolo afferma il fatto, la presenza del male. La fede cristiana afferma che il male non è ugualmente originario, che non viene dalla fonte dell’essere stesso, ma che viene da una libertà creata e abusata, in quanto non tiene conto e non accetta di essere una libertà creata. La competizione nell’uomo c’è, ma il male non è un principio originario. Esiste un solo principio, Dio, e questo principio è buono, senza ombra di male. Quindi l’essere come tale è bene, e non è un misto di male e bene. Vivere è un bene, e questo è il lieto annuncio del Vangelo. Ne consegue che il male viene da una fonte subordinata, e che può essere superato: la condizione contradditoria dell’uomo può essere sanata.

Ma come è stato possibile questo abuso della libertà, com’è possibile il male? Ciò rimane oscuro. Non si può spiegare ciò che non è logico.

Rimane l’annuncio del Cristo crocifisso e risorto, la fonte di puro bene che si oppone al male, e guarisce di fatto l’uomo. Un fiume di luce presente nella storia, che va dai santi ai fedeli, una luce presente, splendente e forte. Che illumina ed attira.

Nel Mistero del Logos incarnato si trova la vera luce del mistero dell’uomo: è Cristo che svela l’uomo all’uomo, svela pienamente l’uomo a sé stesso.

È vero, il peccato originale, il male, le tribolazioni e la morte rimangono, ma il cristiano diventando conforme a Cristo, anche nella morte, verrà così fortificato dalla speranza e andrà incontro alla resurrezione.

Si conferma che la vocazione ultima dell’uomo è una sola: quella del bene.

Tutto nasce da qui, dal rifiutare Dio come principio, è ciò che porta l’uomo ad infrangere l’ordine in rapporto al suo fine ultimo, ad essere un uomo diviso in sé stesso, a sconvolgere l’ordine dei valori da cui deriva una mescolanza nell’esperienza, del male con il bene. Ciò genera una lotta drammatica e tremenda tra bene e male, luce e tenebre, nella quale l’uomo si trova incapace di superare le tentazioni del male esclusivamente con la propria forza.

Alla luce di quanto esposto, ne consegue che il peccato è una diminuzione per l’uomo stesso, perché gli impedisce di raggiungere la pienezza del suo essere e del suo fine.

Ma nella Rivelazione cristiana si trova sia la ragione ultima, che la vocazione di cui l’uomo fa esperienza.

 

                                                                                                                                Emanuele  Cheloni