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EROS E AGAPE

Platone e Cristo a confronto sul tema dell’amore.

Roma – La parola latina caritas traduce il greco agape. Ma cosa s’intende per agape? Si intende “amore” diremo, ma che tipo di amore? I Vangeli in greco mettono da parte la parola eros per parlare dell’amore, e privilegiano l’uso del termine agape e dietro a ciò si delinea una scelta teologica ben precisa. Nel dizionario filosofico, la definizione di agape, suona più o meno così:

“Agape (“amore”) è termine greco del quale si riferisce un’origine biblica. Indica il puro amore disinteressato che si dona gratuitamente, senza chiedere nulla in cambio, per questo viene riferito all’amore di Dio per le sue creature. Si distingue dall’eros perché quest’ultimo comporta anche il trasporto sessuale, conseguenza dell’egocentrismo umano. Il termine indica anche il banchetto fraterno e collettivo tipico dei credenti paleocristiani”.

C’è quindi una distinzione da fare prima di trattare della caritas cristiana, ed occorre andare al IV secolo a.C., nel Simposio, dove Platone si pone il problema di cosa sia l’amore. Nel Simposio, Platone definisce l’eros come desiderio, che è sempre interessato e quindi motivato. Ma cos’è per Platone il desiderio? Il desiderio è un vuoto, è una mancanza. Desidero perché non ho, quindi desidero sempre qualcosa che mi manca e la fonte dell’amore (eros) è il desiderio. E si può desiderare solo qualcosa di desiderabile, un “più” e mai un “meno”, solo un oggetto che è degno di desiderio. Se ne deduce che l’amore è sempre interessato e quindi motivato, amando solo ciò che è desiderabile si ama sempre per interesse. Platone dice che chi ama lo fa perché ha bisogno di riempire il vuoto che ha dentro di sé. Non si ama, quindi, l’altro perché è altro, ma si il soggetto ama per riempire il proprio vuoto. Il soggetto, l’amante, desidera l’oggetto, l’amato, solo per riempire la sua mancanza. Non si desidera mai l’oggetto del desiderio, ma tramite esso, si desidera il riempimento del vuoto. Questo è il principio di eros in Platone. In quanto tale l’amore è necessariamente egocentrico, perché chi ama ha sempre un motivo: il riempimento del suo bisogno.

Quindi per Platone Dio non può amare. Se l’amore è una mancanza, dire che Dio ama vorrebbe dire che Dio è mancante. Se Dio è Dio, quindi perfetto, non ama: può amare solo chi è imperfetto.

Nel cristianesimo troviamo un discorso completamente diverso; l’agape è il punto centrale del Cristianesimo, è il motivo cristiano fondamentale ed è una creazione completamente inedita del Cristianesimo. Dà l’impronta, senza la quale si perderebbe tutto il carattere peculiare del Cristianesimo, la sua essenza.

Si può ben affermare che l’agape-caritas è la concezione fondamentale ed originale del Cristianesimo.

La prima cosa che fa il Cristianesimo è negare che l’amore sia un rapporto tra soggetto/oggetto, perché i protagonisti del rapporto devono essere due soggetti, in quanto l’amore è intersoggettivo; ciò cambia tutto. E questo cambiamento deriva dalla Trinità, è espressione della Trinità divina, dove non vale la regola del rapporto soggetto/oggetto, ma tra soggetti pari tra di loro.

A ragione e per questo motivo il cristianesimo non usa la parola eros, ed ne inventa un’altra: AGAPE. E qual è la definizione di agape, visto che fino ad ora si è detto che non equivale ad eros? Lasciamolo dire a Cristo, che lo ha espresso diverse volte in varie occasioni: avete ricevuto gratuitamente e date gratuitamente.

La gratuità che annulla ogni interesse. Dio non crea il mondo per interesse. Non nasce da una mancanza, ma da un “pieno”, da una pienezza, non dal desiderio, per questo è gratuito. E nella gratuità ha la sua qualità e caratterizzazione fondamentale.

Nell’Agape si rovescia il concetto, dove Dio non ama l’uomo perché l’uomo è amabile, ma è l’amore di Dio che rende amabile l’uomo, perché Dio lo ama.

La strada ascensionale dell’uomo verso Dio non ha senso, l’uomo non può arrivare a Dio. È vero il contrario. La comunione tra Dio e l’uomo può aver luogo solo grazie ad un’azione divina, dove Dio stesso viene incontro all’uomo e gli offre la sua comunione. Non vi è dunque una via che conduca dall’uomo a Dio, ma vi è soltanto una via da Dio all’uomo. Questo è il concetto dell’Agape espresso dalla teologia cristiana.

                                                                                                                             Emanuele Cheloni

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Emanuele Cheloni

È laureato in Scienze Religiose, Summa cum Laude probatus, presso l'Ateneo Pontificio Regina Apostolorum, con una tesi su "L' umanesimo di Gesù: universalità ed universalismo". È impegnato a Roma con la Società San Vincenzo de' Paoli, nell'ascolto e aiuto delle difficoltà e povertà urbane. È professore di Religione.

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