Parlare di viaggi proprio ora che siamo in procinto di salutare l’estate può essere doloroso. Ma il nome di Erodoto, colui che unì l’amore per i viaggi alla ricerca storica, continua a riecheggiare dopo secoli.

Svegliarsi una mattina, preparare le valigie e prendere il primo aereo per una destinazione lontana: chi di noi non l’ha mai desiderato? L’evasione dalla propria realtà, la ricerca dell’ignoto, la scoperta e degli usi e costumi degli altri paesi hanno da sempre attratto tutti gli uomini di ogni civiltà e cultura. Soprattutto nelle epoche più antiche, quando l’uomo non aveva a sua disposizione tablet o smartphone per scoprire il mondo che lo circondava, il desiderio del viaggio e dell’avventura hanno esercitato il loro fascino su viaggiatori ed esploratori che, per un motivo o per un altro, decidevano di intraprendere lunghe traversate per terra o per mare, sprezzanti del pericolo e degli ostacoli, solo per provare il piacere della scoperta.  Il primo che, con i suoi viaggi, unì la storia e la geografia fu un uomo greco, vissuto 2500 anni fa in Asia Minore:

“Questa è l’esposizione della ricerca di Erodoto di Alicarnasso, affinché le vicende degli uomini con il tempo non divengano sbiadite, e le imprese importanti e mirabili, sia quelle compiute dai Greci sia quelle compiute dai barbari, non perdano la fama, e inoltre anche per quale motivo combatterono tra loro.”   
(Erodoto, Storie, Proemio. Traduzione di Michele Porcaro)

Con queste parole lo storico greco Erodoto introduce la sua opera: Le Storie. Storie, perché con la sua narrazione, scorrevole e mai banale, Erodoto riporta alla luce vicende di uomini, luoghi ed eventi fantastici, perduti nell’eco dello spazio e del tempo. Si inseriscono in una sottile linea di confine tra il reale e il mitico, che l’autore tenta di spiegare senza mai lasciare nulla al caso. Come in un dipinto sublime, nelle pagine delle Storie, Erodoto descrive con raffinatezza le bellezze esotiche dell’Egitto, immerso tra le calde sabbie dei deserti e le fresche acque del Nilo; i ricchi, lussuosi, variopinti e sfarzosi palazzi del Re di Persia; i candidi e marmorei santuari e templi sparsi per tutta la Grecia, e gli splendori della Scizia, della Libia e di vari luoghi e popoli dell’Asia e dell’Africa, di cui i contemporanei dello storico greco ignoravano persino l’esistenza.
E sono proprio questi scenari a fare da sfondo alle emozionanti vicende che coinvolgono gli uomini, veri protagonisti delle Storie, descritti nella loro più autentica dimensione umana, pregni di quei pregi, difetti, vizi e virtù che li hanno reso famosi nella tradizione storiografica successiva. Perché è proprio nelle Storie che leggiamo dell’ambizioso Creso, del tracotante Serse, del saggio Solone e del coraggioso Leonida. E per rendere la ricerca sempre più valida, Erodoto si avventurò  da una parte all’altra del mondo all’epoca conosciuto: si spinse a nord nella zona del Mar Nero e nella Scizia (nel territorio dell’odierna Ucraina) e a sud in Palestina e Alto Egitto. A Oriente pare che sia stato a Babilonia, e forse andò a Thurii, una colonia della Magna Grecia nei pressi dell’attuale Sibari, Dovunque andasse, osservava e faceva domande, e poi ricavava informazioni dalle fonti che giudicava più attendibili.     
Il metodo storiografico adottato da Erodoto segue un preciso schema, perfezionato poi da tutti gli storici da Tucidide in poi: in primo luogo, lo storico decide di dare rilevanza a tutti quegli eventi  a cui lui stesso ha visivamente assistito (nel caso di Erodoto, le Guerre Persiane, a cui Erodoto prese parte); quando lo storico non ha modo di poter assistere agli eventi, deve informarsi da chi invece era presente. Ma quando tuttavia lo storico si ritrova di fronte a una molteplicità di racconti e di testimonianze, dovrà scegliere la versione più verosimile della vicenda attraverso una congettura razionale. Per quanto i metodi di Erodoto mostrino evidenti limiti (il racconto erodoteo infatti a volte sfocia nel favolistico e nell’aneddotico), lo storico di Alicarnasso è ad oggi ricordato, usando la definizione di Cicerone, come il “padre della storia”, dal momento che nessuno prima di lui aveva avuto l’intuizione di conciliare la narrativa storiografica con quella etnografica.    
Sono passati più di due millenni, e molti scrittori dopo Erodoto hanno messo su carta i loro viaggi, anche se con modi e scopi diversi da quelli dello storico di Alicarnasso, chiaramente: da Pausania il Periegeta a Marco Polo, da Goethe a Swift, da Che Guevara a Sepulveda. Ma in pochi sono riusciti a raggiungere quella carica esotica, epica, coinvolgente e affascinante che si respira nelle Storie di Erodoto, capolavoro intramontabile della letteratura mondiale. 

                                                                                                                       Michele Porcaro

Si ringrazia il gruppo Simmachia Ellenon per la foto 
www.simmachia.eu