L’Eritrea detiene il primato negativo in materia di libertà di stampa.  Nonostante lo storico accordo di Gedda con l’Etiopia, che poteva fa pensare ad un punto di svolta con la privatizzazione nel settore delle telecomunicazioni,  l’Eritrea ad oggi raggiunge i più alti livelli di censura al mondo. Secondo uno studio del Committee to Protect Journalists (CPJ), il dittatore eritreo Isaias Afawerki è molto attivo nel reprimere giornalisti e soffocare  radio, televisioni e giornali.  Lo studio si basa su una ricerca del CPJ, e riguarda l’uso di metodi punitivi che vanno dalle pene detentive e leggi repressive alla sorveglianza dei giornalisti, fino ad arrivare alle restrizioni sull’accesso a Internet e ai social media. Ai sensi dell’articolo 19 della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, tutti hanno il diritto di cercare e ricevere notizie ed esprimere opinioni. Alcuni paesi infrangono lo standard internazionale vietando o limitando severamente i media indipendenti e intimidendo i giornalisti in silenzio con la reclusione, la sorveglianza digitale e fisica e altre forme di molestie.  Per la legge eritrea i giornalisti devono promuovere solo “obiettivi nazionali”, per questo motivo sono obbligati a seguire la linea editoriale del governo per paura di ritorsioni.  Il governo controlla la maggior parte dei punti di trasmissione; le connessioni internet sono difficili da trovare e i segnali radio stranieri non sono fruibili. Molti dei giornalisti che sono stati incarcerati nel giro di vite del 2001, dove furono chiusi tutti i media indipendenti, rimangono ancora dietro le sbarre. Nella classifica stilata dal CPJ dei peggiori paesi al mondo in materia di libertà di stampa, l’Eritrea è seguita dalla Corea del Nord ed il Turkmenistan. Nella classifica dei primi 10 paesi che infrangono le norme internazionali sulla libertà di stampa, troviamo anche Cina, Vietnam, Arabia Saudita, Iran, Bielorussa, Cuba e Guinea Equatoriale.