DAL 4 MARZO SONO PASSATI PIÙ DI SETTANTA GIORNI E TRA RIUNIONI, BOZZE DI CONTRATTI, DICHIARAZIONI SU SOCIAL E SORRISI DAVANTI ALLE TELECAMERE, È NULLA DI FATTO. IL NUOVO GOVERNO TUTTO DA DEFINIRE È PERICOLOSAMENTE SULLA LAMA DI UN RASOIO E INTANTO IL PAESE È FERMO

Roma – Situazione di stallo sul fronte della composizione del nuovo Governo. Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha dato ancora qualche ora di tempo a Luigi Di Maio e a Matteo Salvini per definire il “contratto” che dovrebbe dare il via alla nuova Legislatura. Il condizionale è d’obbligo visti gli ultimi sviluppi. Le due parti sono ancora molto distanti sui alcuni temi peraltro fondamentali per la guida del Paese. Anche a livello internazionale.

Ma è sulla parola “contratto” che vogliamo soffermarci, perché riteniamo che le parole siano importanti, soprattutto in politica Già in passato abbiamo assistito, con tanto di firma in diretta, ad un contratto “con gli italiani”, anche se in verità di firma ce ne era soltanto una. Sa di ufficio legale, di notai. Meglio sarebbe stato definirlo “accordo” sinonimo di intesa e di collaborazione. Ma tant’è. Anche la scelta di effettuare uno degli incontri a Milano lascia qualche perplessità anche se si sa che gli stati generali della Lega e del Movimento 5 Stelle sono proprio nel capoluogo lombardo.

Alle spalle sempre il non fantasma del Cavaliere Berlusconi, guarda caso riabilitato giusto in tempo per farlo ricandidare alle probabili elezioni che, anche se non immediate, ci saranno. Perché le due parti sono troppo distanti ed anche se la voglia di governare è tanta, prima o poi i nodi vengono al pettine. Elezioni che non dovrebbero cambiare di molto l’assetto politico. A meno che Berlusconi non trascini Salvini completamente dalla sua parte, ognuno sfruttando i voti dell’altro tentando così di isolare i pentastellati. E poi c’è il nodo di Fratelli d’Italia. Cosa farà la Meloni? Dire che il Paese è in un labirinto è dir poco. E il centrosinistra? Non pervenuto, spaccato, umiliato, ferito sta a guardare. Con un elettorato alle corde che non sa a chi far riferimento, non sa con chi identificarsi. E d’altra parte se l’esempio viene dall’alto… partito spaccato, elettorato spaccato.

La parola passa al Capo dello Stato. Il Presidente Mattarella ha detto a chiare note che non è un notaio pronto a sottoscrivere il contratto. Lui ha voce in capitolo e vuole averla completamente per quanto di sua competenza. Intanto i parlamentari eletti il 4 marzo! (pur se stipendiati) non si riuniscono, non votano, insomma non lavorano. Si dice che qualche commissione sia in piedi ma è chiaro che se poi le decisioni non si possono portare in Aula… E come ci rimarrebbero se alla fine della fiera, si dovesse tornare alle urne? Le carte tornerebbero a mischiarsi e molti potrebbero non rientrare lasciando il posto ad altri. Camera e Senato come la porta girevole di un hotel.