Il mito di una donna guerriera che ricorda particolarmente la leggenda della famosa eroina cinese Hua Mulan, la cui storia è stata resa celebre dal cartone Disney.  Cinesi e Greci erano in stretto contatto? Attraverso la storia della coraggiosa Epipola, è possibile scoprire un inedito dettaglio storico…

Che le varie mitologie di tutto il mondo presentino numerose somiglianze tra loro non è una novità: il veterotestamentario Diluvio Universale è presente anche nel mito greco di Deucalione e Pirra e nell’accadica epopea di Gilgamesh; Il Ragnarok norreno ricorda per certi versi la Gigantomachia esiodea, e addirittura nel mito del semidio hawaiano Maui troviamo diverse coincidenze con il mito di Prometeo.
Storicamente, non sono particolarmente noti contatti tra Greci e Cinesi, specie se consideriamo che l’area di influenza greca (almeno dall’età arcaica fino al primo ellenismo) era concentrata nella penisola ellenica, nell’Egeo e nel bacino del Mediterraneo. Eppure, la presenza di un singolare mito sembra farci mettere in discussione la certezza che tra Greci e Cinesi non esistessero rapporti… 

La storia è quella di Epipola di Caristo, una coraggiosissima giovane greca. La sua leggenda è strettamente collegata con la più grande guerra del mito greco, quella di Troia. Quando infatti Agamennone e Menelao cominciarono a reclutare i più valenti uomini greci per quell’epica spedizione che sarebbe stata decantata secoli dopo nei versi di Omero, l’ordine di reclutamento arrivò anche a un certo Trachione, nobiluomo di Caristo, villaggio situato nel cuore dell’Eubea. Probabilmente, questi doveva essere uno dei nobili che aveva giurato a Menelao che sarebbe intervenuto contro chiunque avesse osato profanare il matrimonio dell’Atride e della bellissima Elena. Ma Trachione era vecchio e debole, e partire per Troia significava andare incontro a morte certa: le sue vecchie ossa non sarebbero state in grado di respingere le orde troiane guidate dal prode Ettore. Tuttavia, il vecchio non poteva disertare: un giuramento era un giuramento, e non partecipare a quella guerra verso cui si stavano per imbarcare eroi come Achille, Odisseo e Aiace Telamonio significava dare prova a tutti i popoli greci della propria viltà. Ma Epipola, la figlia di Trachione, non poteva permettere che suo padre morisse di una morte così misera. E così, sul fare dell’alba del giorno della partenza, la giovane rubò al padre le armi e la corazza, e indossando un elmo chiuso per rendere più profonda la sua dolce voce femminile, radunò gli uomini di Caristo e li condusse in Aulide, laddove le navi achee erano pronte per salpare verso i Dardanelli ed Ilio. Per diversi mesi, il piano di Epipola ebbe successo, e nessuno dubitò circa il reale sesso di quella guerriera che si spacciava per Trachione. Nessuno, tranne Palamede, re dell’Eubea. Sebbene le grandi saghe epiche e tragiche non lo approfondiscano dettagliatamente (eccezion fatta per una tragedia di Euripide, giunta a noi in frammenti), la sua figura è molto interessante: noto per essere un sovrano saggio, giusto, furbo e avveduto, fu l’unico che smascherò l’astuzia di Odisseo, il quale in un primo momento si era finto pazzo pur di non partire in guerra. A lui i Greci riconoscevano l’invenzione della scrittura, dei numeri, delle unità di misura e persino dei dadi e degli scacchi. In ogni caso Palamede, tutt’altro che stupido, cominciò a notare presto dei dettagli da non sottovalutare: come mai Trachione, nonostante l’età avanzata, si destreggiava nel campo di battaglia volteggiando veloce come una libellula? Appostatosi di fronte alla tenda del guerriero, Palamede scoprì presto la verità: sotto quelle armi di bronzo lucente non si nascondeva un vegliardo ossuto e ingobbito, ma una bellissima donna dalle forme avvenenti. Palamede trascinò allora Epipola al centro dell’accampamento, denunciandola di fronte agli altri nobili e guerrieri achei. La sua colpa era quella di essersi messa in mezzo a questioni che non riguardano le donne. La guerra, nell’antica Grecia, era roba da uomini. Non era un caso che le Amazzoni, le temibili guerriere figlie di Ares, erano per i Greci sinonimo di barbarie e rozzezza. Epipola in lacrime supplicò l’aiuto di Achille, il migliore tra gli eroi greci ma anche il più umano, il quale difese con tutto sè stesso la guerriera: era vero che si era spacciata per suo padre e aveva guidato un esercito che non era il suo, ma si era pur sempre distinta in battaglia, dimostrandosi un lodevole elemento tra le schiere. Achille inoltre era l’unico che poteva comprendere il suo dramma: mentre la giovane si era vestita da uomo per partire in guerra al posto di suo padre, lui al contrario si era travestito da donna e si era finto figlia di un re per non partire per Troia e per non realizzare quell’oracolo che voleva che se fosse partito in guerra sarebbe morto giovane. Ma Palamede, che godeva della fama di uomo integerrimo, sapiente e avveduto presso l’esercito, convinse Agamennone e Menelao a mettere a morte la donna. Accordata la sentenza di morte, tutti i soldati cominciarono a prendere a sassate la giovane guerriera. E così Epipola morì a Troia, non crivellata dalle frecce o squartata dalle spade dei troiani, ma lapidata dai suoi stessi commilitoni…

A vendicare Epipola ci pensò Odisseo: giocando un colpo basso, egli fece credere ai capi achei che Palamede complottava con l’esercito nemico in cambio di denaro. Sentenziata la condanna a morte, Palamede fu lapidato proprio come Epipola.

 

Praticamente uguale, eccezion fatta per l’epilogo, è la leggenda di Hua Mulan, argomento di un poema epico del VI secolo d.C. noto come la “Ballata di Hua Mulan”. L’autore del poema originale è ad oggi ignoto (si propende per un’attribuzione al filosofo cinese Liang Tao), ma il testo è riportato per intero in un’antologia del XII secolo di Guo Maoqian, e la storia ha ispirato un dramma di Xu Wei, l’eroina Mulan va in guerra al posto di suo padre, e il romanzo di Sui e Teng del XVII secolo.
La storia ha inizio durante l’epoca delle dinastie del Nord (IV-VII secolo d.C.), periodo in cui i confini dell’impero cinese era minacciati dalle incursioni degli Xiognu e degli Unni. Tra i reclutati chiamati alle armi dall’Imperatore per la guerra contro gli invasori figura anche Hua Hu, condottiero cinese che già in passato aveva collezionato vittorie importanti. Ma erano passati molti anni da quei trionfi, e Hua Hu era visibilmente invecchiato. Nonostante il cuore intrepido e l’animoso coraggio che lo distingueva da molti altri guerrieri, i segni dell’età cominciavano ad avere la meglio su di lui. Eppure, nonostante l’età e la salute, Hua non poteva non rispondere alla chiamata alle armi, pena lo svilimento dell’onore della famiglia. La figlia di Hua Hu, Hua Mulan, per proteggere l’anziano padre (che come il greco Trachione è consapevole che è troppo malridotto per poter combattere) e portare alto il nome della famiglia e degli antenati, si presentò dunque all’appello militare indossando le armi del padre e con il nome del fratello più piccolo. Nonostante un primo periodo di strenue difficoltà, tra la paura di essere scoperta, le atrocità della guerra e la severità dell’ambiente marziale, Mulan si abituò presto alla vita del soldato, combattendo con tenacia e arrivando addirittura a sconfiggere in duello uno dei più feroci capi guerrieri degli Unni. Mulan servì l’esercito cinese sotto mentite spoglie per dodici anni, ma rifiutò con disprezzo ogni onore e premio per paura di esporsi troppo e correre il rischio di essere scoperta. Alla fine della guerra, quando tutti i soldati vennero premiati per il loro servizio Mulan, che nel frattempo era stata promossa al grado di generale, chiese solo un cammello con il quale poter tornare a casa. Tempo dopo, alcuni commilitoni, accompagnati da un comandante, si recarono a casa di Hua Hu per salutare quel guerriero che tanto si era distinto sul fronte. Con loro sorpresa scoprirono la verità: quel generale era in realtà una donna. Seppur sorpresi da tale rivelazione (“Dodici anni siamo stati insieme nell’esercito e nessuno sapeva che Mulan fosse una ragazza.”) i soldati applaudirono la virtù e il coraggio di Mulan, complimentandosi con Hua Hu per la valorosa e saggia figlia che aveva cresciuto. La leggenda tradizionale racconta questi eventi, eppure le numerose varianti che si sono succedute dal Medioevo a oggi modificano parti della storia più o meno importanti: nel lungometraggio animato Disney, quello che senza alcun dubbio ha reso celebre la leggenda di Mulan nel mondo occidentale, l’eroina viene scoperta quando, ferita al costato in battaglia, viene medicata nell’accampamento dai dottori che, mentre la hanno in cura, scoprono il suo segreto.

Dipinto di Hua Mulan risalente al XVII secolo.

Epipola e Mulan, due leggende incredibilmente simili, eppure distanti nel tempo e nello spazio secoli e chilometri. Ci può essere un filo conduttore che le lega? Cosa possiamo dedurre dall’incredibile somiglianza dei due miti? Può trattarsi di una mera serie di strane ma interessanti coincidenze? 
Partiamo dal presupposto che il nome di Epipola non compare mai nei poemi omerici né è mai neanche citato nelle grandi saghe tragiche d’età classica. L’unica fonte di tale leggenda è il grammatico greco d’età imperiale Tolomeo Efestione, i cui riassunti della bibliografia sono giunti a noi tramite la Biblioteca del bizantino Fozio. La leggenda di Epipola è per caso una leggenda d’invenzione ellenistica, se non addirittura di epoca successiva? O forse la sua storia era nota nella memoria collettiva greca antica ma non era ritenuta abbastanza interessante per trovare spazio nei poemi e nei cicli epici? In ogni caso un fantasioso (ma non troppo) punto di contatto con la leggenda di Mulan è spiegabile con delle recenti ricerche archeologiche che vogliono che tra i Greci e i Cinesi ci fossero dei contatti politici e commerciali, favoriti e stimolati dalle conquiste di Alessandro Magno, il cui impero sfiorava proprio i confini del territorio cinese. Se dunque la straordinaria somiglianza di statue come quelle del cosiddetto “esercito di terracotta” è stata spiegata con la plausibile convergenza di maestranze e artigiani greci e artisti asiatici e con una probabile influenza dell’arte ellenistica nella cultura materiale cinese, perchè non possiamo supporre che tali artisti greci portarono con sé, oltre alla propria arte, anche le proprie conoscenze, raccontando ai loro “allievi” con gli occhi a mandorla le storie di quegli eroi le cui gesta riecheggiavano nei secoli? Forse così la leggenda di Mulan è giunta alle orecchie dei cinesi, i quali, nei secoli seguenti, la riadattarono raccontando la leggenda di una formidabile guerriera che si era sacrificata al posto del padre… facendo una fine più dignitosa di quella della povera Epipola.

                                                                                                                                                                               Michele Porcaro