Storie dall'Italia

EPATITE C: A CHE PUNTO E’ LA CURA IN ITALIA CON I NUOVI FARMACI IN COMMERCIO.

I pazienti affetti da epatite C hanno potuto assistere, negli ultimi due anni, ad una vera e propria rivoluzione nel trattamento farmacologico della loro malattia. La novità riguarda l’arrivo sul mercato di farmaci di cosiddetta prima e seconda generazione contenenti nuovi principi attivi, capostipite dei quali è stato il sofosbuvir.

Tali farmaci sono attualmente impiegati nel nostro paese per garantire 65.000 trattamenti ad azione antivirale diretta per la cura dell’epatite C cronica, secondo quanto riportato nell’ultimo monitoraggio dell’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA).

L’epatite C è una malattia infettiva del fegato causata da un virus. L’infezione acuta può cronicizzarsi e trasformarsi in una patologia di lunga durata. Tipicamente conduce alla cirrosi, condizione grave del fegato che può portare a sviluppare insufficienza epatica e tumore. In molti casi può rendersi necessario un trapianto di fegato per la sopravvivenza stessa del paziente.
L’infezione si trasmette venendo a contatto con il sangue di una persona infetta; i casi sono quelli di uso di droghe per via endovenosa, trasfusioni di sangue infetto, utilizzo di strumentazioni mediche o estetiche non sterili. Meno frequente è la trasmissione per via sessuale; il rischio è maggiore se si hanno incontri con più partner. In meno del 5% dei casi invece, l’infezione può trasmettersi per via verticale da madre a figlio.

Con l’introduzione verso la fine degli anni ’90 dello screening obbligatorio del sangue, il tasso di incidenza di epatite C associato alle trasfusioni si è quasi azzerato. Ciononostante, secondo la stima del Ministero della Salute, ogni anno nel mondo si verificano 3-4 milioni di nuovi casi. Le persone cronicamente infette sono circa 150 milioni.

Prima dell’arrivo dei nuovi farmaci, il trattamento di riferimento era una combinazione di interferone e ribavirina, che contemplava però in alcuni casi effetti collaterali importanti con difficoltà di sopportazione da parte dei pazienti, trattamento che peraltro non sempre era risolutivo.
Secondo il dott. Renzo Scaggiante, infettivologo dell’Azienda Ospedaliero-Università di Padova

“il sofosbuvir insieme alle nuove molecole associate, permette guarigioni nel 98-99% dei casi. I farmaci sono ben tollerati e il periodo di cura viene ridotto rispetto ai trattamenti tradizionali. La durata media è di 12 settimane, si va da un minimo di 8 nelle situazioni cliniche migliori, ad un massimo di 24 settimane”.

Essendo farmaci piuttosto costosi, dell’ordine di decine di migliaia di euro a trattamento, è stato necessario individuare da parte delle autorità nazionali una strategia di accesso dei pazienti modulata, sulla base dell’urgenza clinica al trattamento, tradotta in sette tipologie basate sulla gravità dei malati. Secondo il rapporto AIFA, la maggior parte dei pazienti trattati oggi rientra in due tipologie principali: coloro che presentano cirrosi in stadio avanzato, anche con presenza di tumore al fegato, che sono già stati sottoposti senza esito a terapie chirurgiche o loco-regionali e non sono candidabili a trapianto epatico; pazienti affetti da epatite cronica HCV correlata con fibrosi avanzata.

Lo sforzo va comunque nella direzione di curare tutti i malati di epatite C. Secondo il dr. Scaggiante “grazie alla concorrenza tra aziende produttrici, il costo del trattamento dovrebbe via via ridursi, arrivando ad essere inferiore anche del 30-40% rispetto ad un anno fa”.
Su questo tema si sono mobilitate da tempo anche le associazioni di pazienti e la stessa AIFA che ha già concordato con alcune aziende farmaceutiche scaglioni di sconto, prevedendo in alcuni casi rimborsi alle strutture sanitarie operanti nelle singole Regioni.

La strada dunque non appare completamente spianata ma quantomeno in discesa. Non è ottimistico supporre che si andrà sempre più verso l’accesso alle cure per tutti i malati, così come verso il calo dei trapianti di fegato e della mortalità per malattie causate dal virus dell’epatite C.
Fonti: dr. Renzo Scaggiante medico infettivologo dell’Azienda Ospedaliera/Università di Padova, Agenzia Italiana del Farmaco, Ministero della Salute, Associazione dei pazienti Epac.

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Eliana Camporese

Eliana Camporese, classe 1976, laurea in Scienze della Comunicazione. Lavora all'interno di un'ufficio stampa in ambito sanitario. Collabora inoltre con testate online e cartacee. Segue con curiosità le innovazioni scientifiche, in particolare quelle che contribuiscono a migliorare la salute e il benessere generale della persona. E' interessata alle attività del terzo settore e a tutto ciò che ruota intorno al mondo della cultura

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