Caso Diciotti: l’Europa è senza radici. Un’analisi antropologica.

Roma – Ormai è chiaro: l’Europa ha perso le proprie radici! Siamo in piena dittatura del relativismo, ma come siamo arrivati a ciò?

Il professor Marcello Pera, ordinario di Filosofia della Scienza all’Università di Pisa, definisce quella che è una doppia paralisi dell’Occidente , ovvero un mancato riconoscimento dell’Occidente di sé stesso, una rinuncia a riconoscersi come produttore di cultura e di valori universali, razionalmente fondati.

Una conseguenza del “pensiero debole” teorizzata dal filosofo Gianni Vattimo e ripresa anche da Emanuele Severino. Una mancanza ed una rinuncia alla razionalità classica nella contemporaneità, al non pensare più possibile la conoscibilità da parte della ragione di dati oggettivi ed universali, come “il Vero, il Bello e il Buono”.

Ma pensarli soltanto come criteri contestuali, validi cioè in un determinato contesto e non in un altro.

La ragione, così, perde la sua forza universale e la sua funzione normativa.

L’utile diventa la norma. La miglior scelta in base al contesto e l’utile, prendono il posto del Vero, l’universalità diventa così soltanto una pretesa ed anche generatrice di conflitti. Siamo davanti al non-cognitivismo di Hume. Ad “un posso conoscere soltanto ciò che posso misurare o pesare” empiricamente. L’essere non fonda più il suo dover essere, tutto si basa su termini riduzionistici del fare, dell’efficienza, dell’agire, che prende il posto dell’essere.

È il predominio dell’avere sull’essere.

Sfociando così da un relativismo conoscitivo e cognitivo ad un relativismo di fatto, in ogni ambito sociale e culturale, che investe e riguarda tutto l’Occidente di oggi.

Ratzinger, in un’analisi basata sui fatti storici accaduti in Europa, arriva a delineare ciò che è stato ieri per capire l’oggi ed intravedere il da farsi nel domani, in quanto “se si conosce la causa del male, si può anche trovare la via della guarigione” , arriva ad affermare che:

L’Occidente non ama più se stesso: della sua storia oramai vede soltanto ciò che è deprecabile e distruttivo, mentre non è più in grado di percepire ciò che è grande e puro.

Ecco qual è, quindi, la causa di ogni male: il non amarsi più, il non percepirsi più, del Bello e del Vero.

Un tramonto di sé stessi, della propria rathio, e quindi dell’umanità piena, un movimento del pensiero occidentale di ripiegamento e chiusura su sé stesso.

La rinuncia a valori universali, fondanti di senso davanti alla vita, all’essere delle cose, alla realtà, alla grandezza intrinseca umana, al suo valore ed al suo senso pieno.

È cambiata la percezione dell’uomo che ha di sé stesso, un abdicamento della ragione, una sua crisi che si manifesta in ogni ambito, dove la fotografia odierna dell’uomo è quella del celebre quadro di Edvard Munch, il capolavoro espressionista de “L’Urlo”, dove traspare tutto il disagio, l’angoscia e lo smarrimento, nonché l’alienazione dell’uomo che ha rinunciato alla sua peculiarità fondante di animale razionale: il logos, la sua capacità di trascendenza e di conoscibilità della realtà, e quindi, di capacità di verità. Soltanto una riscoperta della propria eredità, può portare l’Occidente, e quindi la sua cultura e società, ad uscire da questo impasse.

Delineata la causa, cosa fare nel caso specifico dell’immigrazione?

Papa Francesco, nel viaggio di ritorno dall’Irlanda, lo dice chiaramente:

«Accogliere lo straniero è un principio morale». «Ma non si tratta di accogliere “alla belle étoile”, no, ma un accogliere ragionevole».

Cosa significa ciò?

«Un popolo che può accogliere ma non ha possibilità di integrare, meglio non accolga. Lì c’è il problema della prudenza. E credo che proprio questa sia la nota dolente del dialogo oggi nell’Unione Europea», spiega il Pontefice.

È in questo senso che va letta la testimonianza della Chiesa di accogliere i migranti delle Diciotti, che toglie l’Italia da un problema e si fa guida, nella testimonianza e azione concreta, per l’Europa. Contro i progressisti dell’accoglienza selvaggia e senza regole, e contro la parte conservatrice di chiusura totale. A favore della persona.

Il concetto di “persona” nasce nella filosofia cristiana, dove la persona assume una dimensione di inviolabilità e di significato intrinseco in sé stessa, ovvero non come mezzo o strumento, ma come fine: ha valore soltanto per il fatto di esistere.

L’unica soluzione contro la deriva odierna è il ritorno alle radici, alle radici cristiane, e per fare ciò non è necessario essere credenti, ma semplicemente umani, ovvero animali razionali.

                                                                                                                              Emanuele Cheloni

 

(Fonte bibliografica: Senza radici, M. Pera e J. Ratzinger, Arnoldo Mondadori S.p.A, Milano 2004)