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“E’ TUTTO MOLTO BELLO”

Mi ricordo di…Bruno Pizzul, voce e anima del calcio italiano. Tra campioni e panchinari di un calcio che non c’è più. 

 

Udine- <<Signori all’ascolto, buonasera!>>. L’invito è solo per i maschietti. Oggi si sarebbe gridato alla discriminazione. La voce inconfondibile e imitatissima, è ricordo collettivo. Memoria condivisa. Garanzia vintage. Ci ricorda quando eravamo giovani, e probabilmente meno cinici e più puri. Risentire i suoi “nonnulla”, “laddove”, “tutto molto bello”, “parabola arcuata”, “cincischia”, “bandolo della matassa”, “grappolo di uomini” e “sciaborda” – parola che ha sempre e solo usato lui in tutto il globo terracqueo – è stato come tornare al Vhs dopo un’overdose di Blu-Ray. Ma Bruno Pizzul non è solo questo. E’ il racconto di un paese lagnoso e amante di tutto ciò che fu. Nella odierna crisi dei commentatori sportivi, dove si salva solo il coinvolgente Caressa -lodato e odiato anche lui- Pizzul rappresenta la voglia di un calcio autentico. Uomo garbato, icona vivissima, conoscitore mai sapientino. Bruno Pizzul è il calcio – o il “pallone” – che torna in taverna. “Un gentiluomo” lo definì Martellini. E’ il Bar Sport che non si prende sul serio. Sono le osterie di fuori porta che riaprono. Senza urlatori, secchioni, forzati dell’ugola. Un mondo adulto, cantava Paolo Conte. Dove si sbagliava, e tanto, ma da professionisti.

L’Europa dei Club. Con quel modo di parlare sospeso tra vecchio e nuovo, tra tradizione e contemporaneità, Pizzul ha legato la sua figura pulita  ai grandi eventi del calcio nostrano. Pagine tristi. Come la sfortunata finale di Coppa Campioni del 1984 persa dalla Roma all’Olimpico contro il Liverpool. Oppure, su tutte, la drammatica giornata dell’Heysel l’anno successivo: 32 tifosi juventini orrendamente schiacciati contro un muro dello stadio di Bruxelles, uccisi dall’incoscienza degli hooligans dei Reds. Pizzul descrive in diretta quanto accaduto con obiettività e senza frasi fatte, per poi dare in tempo reale, con voce rotta dall’emozione, la tragica notizia dei tifosi morti; e alla fine decide di commentare il match “nel modo più impersonale e asettico possibile”: decisione dura, ma giusta. Ma soprattutto i trionfi, come quelli del Milan in Coppa dei Campioni e Champions League. Di Sampdoria e Lazio in Coppa delle Coppe. Di Napoli, Inter e Parma in Coppa UEFA. E delle tante, tante vittorie che in quegli anni le squadre italiane ottengono contro avversari blasonati, come quelle del Torino sul Real Madrid o del Genoa sul Liverpool. Sfide nelle quali talvolta i nostri club si affrontano tra di loro, forti com’erano. Match raccontati con enfasi, con una partecipazione profonda, laddove la voce del Vecio friulano tradisce il desiderio di veder vincere il calcio tricolore.

La Nazionale. Un aspetto che tocca l’acme quando, a partire da Messico ’86, Pizzul diventa telecronista della Nazionale, ruolo che ricoprirà fino al pensionamento nel 2002. Sotto i suoi occhi passano le delusioni degli ex ragazzi di Spagna, eliminati dalla Francia agli ottavi. Le ‘Notti magiche’ di Italia ’90. Gli afosi pomeriggi americani del 1994, quelli dell’indignazione per l’espulsione di Zola con la Nigeria (“Pure questa ci voleva, no!”), dell’urlo di gioia per la prodezza di Roberto Baggio con la Spagna (“Scarta…e segna!”) e della mestizia per la finale persa col Brasile. Il grigiore degli Europei inglesi del ’96. L’occasione perduta di Francia ’98, quel tiro del Divin Codino finito a un passo dal Golden Goal. Le emozioni senza fine di Euro 2000, dalla semifinale strappata dal dischetto al muro Orange alla finale prima vinta, poi persa a trenta secondi dalla fine, ancora con i Bleus. Infine la freddezza coreana del 2002, la faccia da bronzo di Byron Moreno, il giustiziere di un’Italia viziata, lontana parente di quella umile e tosta che quattro anni dopo sarà Campione del Mondo. Quell’Italia Bruno la racconterà in differita, da pensionato, per La7.

La Pensione. E da allora fino a oggi verranno diverse altre esperienze, non del tutto rimembrabili. Non quanto quelle che l’hanno reso celebre come conduttore. Di Domenica Sprint, ad esempio, per cui curerà anche la moviola; una moviola spicciola, se confrontata a quella di Carlo Sassi alla Domenica Sportiva. Ma la trasmissione più longeva della RAI vedrà timoniere proprio lui, dal ’92 al ’94, affiancato da Sandro Ciotti e da Simona Ventura. E la Simo nazionale lo vorrà accanto a sé nel suo primo Quelli che il calcio, quello di Crozza che imita Terim e Altafini. Quello in cui il Vecio fa sfoggio di un’altra sua passione: il vino. E si mostra un enologo niente male, specialmente quando tira in ballo il nettare pregiato del suo Friuli. Gene Gnocchi ironizza su di lui: “Eau de Tocai, le parfum by Bruno Pizzul”. Fino ad arrivare alla spot tv con cui scherza con l’amico di sempre Giovanni Trapattoni. Testimonial di un mondiale da dimenticare. Un personaggio, dunque. Più semplicemente un maestro, un modello. Un bonario papà, diventato simpaticamente nonno col passare degli anni, grazie al quale ci siamo avvicinati di più al calcio conservandone i lati migliori.

E grazie al quale abbiamo deciso di inseguire il sogno di raccontarlo, oltre che vederlo.

Fabio Piccioni

Nato a Roma e ci vive ancora. Dopo la laurea in Scienze Politiche intraprende varie esperienze tra cui la vita di mare. Appassionato di politica, arte e viaggi. Durante le elezioni non dorme quasi mai. Ama lo sport e tra i suoi preferiti ci sono calcio e pugilato. La sua prima vera passione era e rimane la fotografia. Oggi lavora con creatività nella sua agenzia pubblicitaria a Roma.

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