Oltre il Ponte

E’ POSSIBILE ANCORA FARE POESIA?

Riflessioni, dialogo e indagine filosofia a 70 dalla Shoah. Cosa è la vita dopo Auschwitz. Cosa è diventato il mondo, dopo la crudeltà dei campi di concentramento. Abbiamo bevuto il “nero latte”?

Roma- “Dopo Auschwitz, non è più possibile fare poesia”. Questa è la famosa provocazione del filosofo Adorno. Settant’anni dopo, oggi. Cosa significa? Ha ancora senso questa affermazione oggi? Io penso di si, e vi dimostro perché.

Ma parto da alcune domande critiche, che fanno da sfondo, da cornice, da filo conduttore. Da lasciare aperte. Perché se sono aperte, si può continuare a riflettere dentro di noi, continuare ad indagare. Settanta anni dopo, oggi.

Perché c’è stata, e c’è ancora, la poesia e l’arte?  Ma l’uomo, ha perso alcune caratteristiche? Quali? Siamo ancora umani perché non abbiamo preso coscienza, non ci siamo fermati, siamo andati avanti nonostante tutto? Ma verso dove?

L’uomo va avanti, nonostante tutto, questo è un fatto. È un dato. Ma bisogna andare oltre, bisogna chiedersi verso dove si va, qual è il senso, se si va avanti verso il burrone, del relativismo morale, relativismo in ogni campo, cioè relativismo umano (sull’uomo), o se si va verso un bel prato fiorito, verso la verità, bellezza e libertà, dell’uomo e sull’uomo. Non voglio trattare qui il punto di vista religioso, ma soltanto quello filosofico, l’aspetto della ragione. Cosa consegue dalla Shoah, 70 anni dopo, a livello di pensiero, di riflessione?

Accettare come normale l’esistenza del male presente nella Shoah, porta a verità relative. Questa è la conseguenza prima, da cui poi deriva tutto il resto. L’uomo è arrivato, per esempio, ai nostri giorni a negare la differenza esistente di genere: il maschio e la femmina! Il no gender! È arrivato a negare ciò che è evidente, a negare l’evidenza, e a farlo passare come progresso, dove la parola progresso significa “ragionevole”. A pretendere che l’assurdità sia ragionevolezza!

Si è arrivati ad affermare che il barattolo di fagioli o gli escrementi biologici siano arte! E perché? Perché lo dice l’artista…Quante caratteristiche ha perso, a quante ha rinunciato, l’uomo dopo la Shoah, in molte sue rappresentazioni contemporanee: la capacità del sacro, del bello e del vero. Adorno, in questo senso, ha ragione. La sua è una frase di senso, ha bisogno di precisazioni di pensiero, di interpretazione, va capita. Ma è profetica. Perché si è attualizzata.

Ci dice, che non si può fare poesia finché non si ritornerà ad essere umani, cioè razionali, in senso collettivo.

E la società occidentale, dopo l’Olocausto, si è avviata verso la distruzione della Verità, predicando il male di vivere come bene da perseguire in nome della libertà. Aborto, eutanasia, no gender, (solo per nominarne alcuni) ecc. Ma chiamiamoli con il loro nome: uccisione della vita, suicidio assistito anche di minori, e… cavolate! Tutto garantito dallo stato come bene di libertà, imprescindibile di ogni uomo.

Ma come fare il percorso di ri-umanizzazione, ora e in questo contesto?

Partire proprio da qui. Partire da quello che il popolo ebraico ha sempre fatto: la memoria. E mostrare, non dimostrare, la realtà nuda e cruda, cos’è com’è stata: la Shoah.

Quegli uomini sono stati testimoni, cioè martiri, della Verità. Gli ultimi metafisici inconsapevoli. Riniziamo da loro e da ciò che rappresentano, nell’universale e nel dettaglio.

Ripartiamo da ciò che è evidente, mostriamo cosa è la Shoah! Soltanto da qui risaliremo la china e torneremo ad essere di nuovo animali-razionali, e ad amare di nuovo il Vero, il Bello e il Bene.

Ma per tornare a ciò, bisogna prima bere il nero latte del poeta Celan.

 

                                                                                                                                   Emanuele Cheloni

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Emanuele Cheloni

È laureato in Scienze Religiose, Summa cum Laude probatus, presso l'Ateneo Pontificio Regina Apostolorum, con una tesi su "L' umanesimo di Gesù: universalità ed universalismo". È impegnato a Roma con la Società San Vincenzo de' Paoli, nell'ascolto e aiuto delle difficoltà e povertà urbane. È professore di Religione.

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