Era ricoverato a Zurigo dal 27 giugno per un intervento alla spalla, poi il peggioramento irreversibile. Sabato scorso la nomina del suo successore in FCA. Ha segnato il profondo cambiamento del mondo Fiat e puntava a riportare la Ferrari sul tetto del mondo.

 

Sergio Marchionne, l’ex amministratore delegato di FCA, è morto all’età di 66 anni. Nei suoi anni alla guida di FIAT, a partire dal 2004, e in seguito di FCA, è stato l’artefice del risanamento dell’azienda automobilistica e del suo rilancio internazionale anche grazie all’acquisizione della statunitense Chrysler. Uno dei più brillanti dirigenti d’azienda italiani, il manager in maglioncino, naturalizzato canadese, a fine giugno era stato ricoverato per un’operazione alla spalla, ma le sue condizioni di salute erano peggiorate negli ultimi giorni fino ad essere considerate irreversibili. Una situazione che aveva imposto a FCA e Ferrari di riunire lo scorso fine settimana i CdA per la nomina dei nuovi vertici. Sabato, inoltre, la casa automobilistica torinese aveva fatto sapere in un comunicato che erano “sopraggiunte complicazioni inattese durante la convalescenza post-operatoria del Dr. Marchionne, aggravatesi ulteriormente nelle ultime ore”. Non solo. Nella nota la Fiat aveva annunciato che è per questi motivi che “il Dr. Marchionne non potrà riprendere la sua attività lavorativa”. Da qui sono poi arrivate le nuove nomine in Fca, con Mike Manley amministratore delegato, e in Ferrari, dove il posto di presidente sarà svolto da John Elkann e quello di ad da Louis Camilleri. Marchionne verrà ricordato per aver segnato un profondo cambiamento nel mondo Fiat, mentre non si è compiuto il suo sogno di riportare il Cavallino a vincere in Formula 1. John Elkann, il presidente della holding Exor e di Fiat Chrysler, ha affidato a poche righe il suo pensiero: «E’ accaduto, purtroppo, quello che temevamo. Sergio, l’uomo e l’amico, se n’è andato. Penso che il miglior modo per onorare la sua memoria sia far tesoro dell’esempio che ci ha lasciato, coltivare quei valori di umanità, responsabilità e apertura mentale di cui è sempre stato il più convinto promotore. Io e la mia famiglia gli saremo per sempre riconoscenti per quello che ha fatto e siamo vicini a Manuela e ai figli Alessio e Tyler. Rinnovo l’invito a rispettare la privacy della famiglia di Sergio».
In questa difficile giornata, la stessa della morte di Marchionne, ci sarà il debutto del nuovo a.d. Mike Manley davanti i mercati. Per tutto il settore dell’automobile italiana si aprirà un nuovo ciclo, con nuovi rischi e sfide, con differenti strategie di gestione; ma la visione e la tenacia di Marchionne continueranno a ispirare la casa torinese conosciuta in tutto il mondo.

Il ricovero a Zurigo
La sua ultima uscita pubblica risale al 26 giugno, visibilmente debilitato, con la cerimonia di consegna di una Jeep ai Carabinieri di Roma. Era già affaticato, chi lo ha visto quel giorno ricorda che parlava con difficoltà, ma per lui, figlio di carabiniere, quell’appuntamento era irrinunciabile. È stato il suo ultimo saluto, per molti aspetti simbolico, la chiusura del cerchio di un’esperienza umana e professionale. Marchionne aveva già annunciato che si sarebbe dimesso nel 2019, ma l’esigenza di consentirgli un pieno recupero ha portato a un’accelerazione. Ecco quindi il ricovero a Zurigo, da dove sono trapelate pochissime informazioni sul suo reale stato. Era entrato in ospedale in Svizzera per un intervento alla spalla destra e aveva un impegno confermato da lui stesso 5 giorni dopo l’operazione. Dopo l’intervento le sue condizioni parevano nella norma, ma dieci giorni fa c’è stato l’aggravamento per quelle che i sanitari hanno definito “complicanze postoperatorie”. La situazione sarebbe precipitata all’inizio di questa settimana, con l’embolia e il coma irreversibile. Accanto al manager nelle sue ultime ore ci sono stati i figli, Alessio Giacomo e Jonathan Tyler, e la compagna Manuela Battezzato.

La lettera di John Elkann ai dipendenti
Il neo presidente della Ferrari John Elkann aveva voluto scrivere di proprio pugno una lettera ai dipendenti della FCA sulla situazione clinica di Sergio Marchionne nella giornata di domenica, prima che morisse: «Le sue condizioni sono purtroppo peggiorate e non gli permetteranno di rientrare. Per me è stato un vero e proprio mentore, un collega e un amico». Parole che di fatto non lasciavano già molte speranze.

La storia del manager in maglioncino
Sergio Marchionne era il manager dei due mondi. Nato a Chieti nel 1952, cresciuto in Canada, residente in Svizzera, fino al successo professionale in Italia. Il padre Concezio era maresciallo dei Carabinieri, a lungo in servizio in Istria a cavallo delle due guerre e oltre. Lì conobbe la madre Maria, la cui famiglia fu tragicamente perseguitata nello scontro etnico fra italiani e slavi. Per questo i due si rifugiarono dalla famiglia di lui, in Abruzzo. Lì nacque Sergio, e lì resterà fino ai 14 anni. Poi il padre, raggiunta la pensione, decise di prendere armi e bagagli e ricominciare in Canada.
Marchionne prende due lauree (Filosofia all’università di Toronto, Legge alla Osgoode Hall Law School of York University) e un Mba (Università di Windsor). Lavora come commercialista e avvocato, si forma in diverse esperienze aziendali. La prima svolta arriva nel 2002, quando diventa a.d. di Sgs a Ginevra e si fa notare da Umberto Agnelli, che lo coopta nel Cda di Fiat nel 2003. Il primo giugno 2004 da perfetto sconosciuto veniva chiamato a gestire la Fiat. Al suo fianco c’erano il presidente Luca Cordero di Montezemolo e il vice John Elkann. Le sue prime parole furono queste: «Fiat ce la farà». Da quel momento e per 14 anni, il nome Fiat (e poi Fca) e quello di Sergio Marchionne sono stati indissolubilmente legati.
«Perdiamo due milioni di euro al giorno, la situazione non è semplice», aveva constatato. La rinascita di Fca dopo la rottura del patto con Gm e la restituzione dei debiti alle banche, è stato il suo primo successo. L’azienda era solida ma il vento della crisi mondiale mise di nuovo tutto in difficoltà. Nel 2009 Marchionne cerca la salvezza nel salvataggio di Chrysler e nella fusione di Fiat con la casa americana. Con Fca nasce un colosso da 4,5 milioni di auto all’anno, il settimo costruttore mondiale. Nel 2010 c’è lo scontro con la Cgil, Marchionne chiede la rinuncia allo sciopero, come aveva ottenuto in America. I sindacati si dividono. Il piano Fabbrica italia, travolto dalla crisi globale, non viene realizzato. Nel 2014 Marchionne fissa un nuovo obiettivo: entro fine 2018 azzeramento dei debiti e della cassa integrazione. Il primo viene centrato, la cassa riguarda ancora il 7 per cento dei dipendenti. Era il 27, quattro anni fa. Negli ultimi anni Marchionne tenta un nuovo accordo con Gm per creare il primo produttore mondiale e risparmiare sugli investimenti, ma da Washington arriva un “no”. Nel 2017 annuncia la sua uscita di scena da Fca. Dopo aprile 2019 sarebbe rimasto presidente di Ferrari. Sabato, quando le sue condizioni di salute erano ormai disperate, è stato sostituito negli incarichi da Mike Manley che oggi debutta davanti ai mercati come nuovo amministratore delegato, presentando i risultati semestrali del gruppo Fca, gli ultimi raggiunti sotto la guida di Marchionne.

 

Emanuele Forlivesi