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È MORTO ACCATTONE

CON LA MORTE DI FRANCO CITTI, A POCHI MESI DALLA COMMEMORAZIONE IN ONORE DI PASOLINI, SCOMPARE UNO DEI PUNTI DI RIFERIMENTO DEL CINEMA DEL GENIO DI CASARSA

Roma – Un altro simbolo di Roma è andato via. Due giorni fa, ad ottant’anni, nel silenzio della sua abitazione. Accattone è morto solo. Povero e malato. Dimenticato dal suo mondo, quello del cinema. Nel giorno dell’ultimo saluto a Franco Citti, l’attore diventato famoso per aver interpretato il ruolo del protagonista nel film più conosciuto di Pier Paolo Pasolini, l’unico volto noto era quello dell’amico di sempre Ninetto Davoli. I funerali hanno avuto luogo nella natia Fiumicino, presso la parrocchia Santa Maria Stella Maris.

Nella piccola chiesa di via delle Meduse la prima fila era occupata dai familiari di Citti che gli sono stati accanto finché il suo cuore non ha cessato di battere: i figli Paolo e Marina, la moglie Santina e la sorella Adriana. Poi i tanti affezionati, gli appassionati delle sue pellicole che hanno voluto esserci per rendergli omaggio. “Io sono nato nel quartiere della Vittoria – racconta un giovane che insieme a due amici ha lasciato tre rose sul feretro – attraverso Franco ho scoperto che la Roma più vera e più bella era da un’altra parte. Senza Citti e senza i suoi film non l’avrei mai saputo, forse. Già sentiamo la sua mancanza”. “È andato via un pezzo di me stesso, sono straziato – ricorda quasi in lacrime l’attore Ninetto Davoli, che insieme a Citti ha girato tanti film da Minestrone a Casotto, che ha avuto come location le spiagge di Ostia – con Pier Paolo, Sergio ed io avevamo fatto un gruppo e avevamo condiviso tante cose: un’altra parte ancora se ne va via. Per me è una perdita di un amico e di un grande compagno di vita. È andato via un pezzo di storia del cinema italiano. È morto Accattone”.

Non sono mancati poi i ‘ragazzi di vita’, cresciuti giocando a calcio con Pasolini. Tra questi Paolo Pilati, al secolo Tarzanetto. “Franco – ha detto invece don Alcibiade Pizzuti che ha celebrato le esequie – lascia un’immagine unica, vera, forte: un’immagine estremamente religiosa”. ‎A porgere l’omaggio delle istituzioni, nella camera ardente allestita poco prima dei funerali a Villa Guglielmi, il sindaco di Fiumicino Esterino Montino e il presidente Nicola Zingaretti. “La Regione Lazio – ha fatto sapere Zingaretti – troverà l’occasione affinché non si dimentichi il contributo che ha dato al nostro cinema”. Lo sfogo più duro è quello del figlio Paolo.Si sono scordati completamente di mio padre – ha voluto precisare – avrei gradito che si ricordassero di lui anche in vita”.

Franco Citti è stato, come molti ricorderanno, uno dei volti simbolo del cinema pasoliniano e soprattutto l’indimenticabile sottoproletario Vittorio Cataldi di Accattone, trasposizione filmica di tanti ragazzi dai tragici destini, dapprima racchiusi nelle pagine dei romanzi ambientati da Pasolini a Roma. E proprio nella Capitale, in una pizzeria di Torpignattara, all’inizio degli anni Sessanta, Citti in compagnia del fratello Sergio conobbe lo scrittore friulano (all’epoca ancora maestro elementare presso un istituto di Ponte Mammolo), per il quale recitò in Mamma Roma (1962), Il Decameron (1971), I racconti di Canterbury (1972) e Il fiore delle Mille e una notte (1974). Ma l’attore è stato anche protagonista di tante altre pellicole, dirette dallo stesso Sergio (come la controversa Casotto del 1977) e da importanti registi italiani (su tutte va ricordata la partecipazione, verso la fine degli anni ’70, a Todo modo di Elio Petri) e internazionali (val la pena nominare, a tal riguardo, il primo e il terzo capitolo de Il padrino di Francis Ford Coppola).

Simona Cappuccio

 

Simona Cappuccio

Laureata in Italianistica, le sue grandi passioni sono la letteratura, il cinema, il teatro, la scrittura creativa. Ha collaborato per anni con magazine online di letteratura e critica cinematografica. Lavora inoltre come ufficio stampa nell'ambito formazione.

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