L’ex generale, Bruno Stano, comandante della base italiana a Nassirya nel giorno della strage, deve risarcire le vittime. Lo ha deciso il tribunale civile: ignorò l’allarme dell’intelligence militare che mise in guardia da un camion già 20 giorni prima dell’attentato

Roma- Il 12 novembre del 2003, 17 militari e due civili persero la vita in Iraq, in quella che fu la «Strage di Nassiriya». Oggi, la corte d’appello di Roma, Prima sezione civile, ha condannato l’ex generale dell’esercito Bruno Stano, nel 2003 comandante della missione e oggi in pensione, a risarcire le vittime per «aver sottovalutato il pericolo». 

Una sentenza che  stordisce. Che fa ritornare le immagini dell’esplosione e delle bare con il tricolore nella basilica San Paolo Fuori le mura a Roma. Margherita Caruso è la moglie del brigadiere dei Carabinieri, Giuseppe Coletta. Le lacrime non la fermano e, durante la celebrazione di quei funerali di Stato, prese la parola. Citò il Vangelo e parlò di perdono. Sono passati quasi quattordici anni da allora e ancora adesso quando le chiedono se è riuscita a perdonare, lei non ha dubbi: «Non me lo pongo il problema – ammette Margherita che oggi ha dato vita anche ad una associazione che porta il nome del marito – non appartiene al cristiano portare odio e rancore. Non mi è mai venuto in mente di odiare nessuno. Condanno l’atto che è stato compiuto, ma non chi lo ha compiuto».

Oggi questa condanna pesa. E fa ancora più male: «adesso che i responsabili abbiano il coraggio di chiedere scusa, altrimenti è come ammazzarli nuovamente i nostri ragazzi». Ecco le sue parole, appena appresa la notizia del verdetto del tribunale di Roma: 

Cerchi di riprendere in mano la tua vita, incolli i cocci, ti rialzi e quando raggiungi un minimo di serenità interiore ecco cosa ti viene dinanzi agli occhi…non finirà mai questo calvario? Notizia di oggi. Se quanto leggo è veritiero, possa Dio far trovar pace a certe persone che per giochi di potere, di poltrone, sono capaci di tutto. Non mi sono costituita parte civile per convinzioni mio e di mio marito, ma a questo punto credo proprio di essermi sbagliata su certi graduati… Meno male che non sono tutti uguali e ne ho conosciuti tanti ancora con sani principi, ma molti altri hanno anteposto la propria carriera tralasciando la sicurezza dei propri uomini in divisa! Io non sono nessuno per emettere sentenze, ma se quanto ho letto corrisponde a verità, abbiano il coraggio, i responsabili, almeno ora, di fare mea culpa, altrimenti è come ammazzarli nuovamente i nostri ragazzi

 

Di quel giorno a Nassirya, Margherita non dimentica più nulla. «Mi ricordo l’ora, i minuti – racconta Margherita – l’ultima volta che mi sono sentita con lui. Tutto riaffiora uguale». Quando parla di suo marito, non nasconde l’emozione e mostra anche l’orgoglio per ciò che Giuseppe faceva. «Era chiamato il Brigadiere dei bambini – continua Margherita – anche in missione all’estero si dedicava a loro per lenire quel dolore che si portava dentro, dopo la perdita di nostro figlio Paolo. Era un uomo semplice con un grande cuore. Era un carabiniere».

Mirko Polisano