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DUE CHIACCHIERE COL SOPRANO

ABBIAMO SCAMBIATO DUE CHIACCHIERE COL SOPRANO LAURA TEOFANI, DA POCO ESIBITASI IN UNA MANIFESTAZIONE DI BENEFICENZA PER AMATRICE 

Roma – Laura Teofani risponde alle domande che le vengono poste con un calore che conferma la sua immensa passione per il canto. In particolare quello lirico. Ha infatti studiato con tenacia e amore, ed ora è un soprano di talento. In questa intervista proviamo, quindi, a conoscerla meglio tra riferimenti al passato e al presente e una piccola riflessione su ciò che la musica rappresenta per lei. Ovvero un qualcosa che non può limitarsi a un’esibizione ben riuscita, agli applausi, ai riconoscimenti. Cantare per Laura Teofani significa prima di tutto vivere un’esperienza totalizzante, fatta di tecnica ma anche di sentimenti; cantare, come provvede a precisarmi, “non è solo eseguire note di varia altezza ma far uscire da esse la loro essenza attraverso l’interpretazione”.

Tra le tappe del suo background artistico, leggo che è stata Lola di Cavalleria Rusticana, che si è esibita nel corso di vari concerti al Pantheon, che ha preso parte a tante manifestazioni (solo per citarne qualcuna, oltre al programma di Canale 5 Cultura Moderna, la Fashion Night tenutasi presso Villa Guglielmi a Fiumicino lo scorso 10 settembre). Decido però di cominciare da uno degli ultimi eventi che l’hanno vista protagonista, il 24 settembre, e che ci riporta drammaticamente indietro di due mesi. A quel feroce terremoto che ha devastato il Centro Italia.

Laura partiamo da Note per Amatrice. Un evento benefico svoltosi a un mese esatto dalla tragedia di agosto. Vuoi raccontarci quest’esperienza e le tue sensazioni. Cosa prova un’artista come te nell’esibirsi in una simile circostanza?

Quando penso al terremoto rabbrividisco perché mi ritorna in mente la sensazione orribile d’impotenza provata quella notte. Dover vedere attraverso i vari canali di comunicazione l’interminabile lista di quelle povere vittime, le famiglie distrutte per la perdita dei loro cari, gli anziani completamente persi, privati di ciò che era la loro vita e delle loro case dove magari pensavano di finire la loro vecchiaia… non poter far nulla mi ha fatto stare molto male! Ognuno ha cercato di dare il proprio contributo e noi artisti abbiamo cercato di fare lo stesso, provando a non farli sentire soli in un momento così difficile. La voce di un’artista riesce ad accorciare le distanze e a far arrivare non solo un sostegno morale ma anche economico. E questo era l’intento di Note per Amatrice.

veniamo a te, al tuo percorso artistico e di formazione. Quando e come è nata la tua passione per la lirica? Quali sono i tuoi modelli di riferimento?

È iniziato tutto per gioco! Avevo promesso a una mia amica che nel caso in cui si fosse sposata le avrei cantato in chiesa l’Ave Maria. Tuttavia, mai avrei pensato che se ne sarebbe ricordata, tantomeno che avrebbe scelto me per un ruolo così importante. L’organista con la quale feci la prova per il matrimonio mi consigliò di studiare lirica e così di lì a poco iniziarono i miei studi. La lirica è sempre stata presente in casa: mia madre e mio nonno erano dei veri appassionati, per cui ho sempre ascoltato grandi interpreti come Mario del Monaco, Callas, Tebaldi e poi, in particolare, Anna Moffo e Mirella Freni, alle quali m’ispiro.

Una tua considerazione sulla lirica in Italia oggi?

Beh, in Italia vengono da ogni parte per studiare il nostro bel canto, pagando peraltro i migliori insegnanti che abbiamo al mondo. Purtroppo però – esattamente come avviene in tutti gli altri settori – l’Italia offre poco lavoro nel campo della lirica, imponendo assurdi limiti d’età che nel resto del mondo non esistono. E questo non lo trovo giusto, dato che la maturità artistica si acquisisce proprio con l’età! Tra l’altro suggerirei d’introdurre la storia della lirica come materia scolastica, perché è assai formativa per i ragazzi, al pari di tutta la storia dei grandi della musica leggera e del resto. Insegnando canto, spesso i ragazzi fanno riferimento solo ai cantanti che vanno attualmente di moda, senza avere la minima cognizione dei miti del passato, ai quali loro stessi si sono ispirati.

Torniamo per un attimo alla tua carriera. Ho anche letto che ti sei esibita, col coro dell’Alitalia, dinanzi a Papa Francesco e che proprio in quell’occasione hai ricevuto i complimenti di un famosissimo cantante italiano.

Finora l’esperienza con Papa Francesco non ha eguali a livello artistico, poiché io sono molto credente e non c’è regalo più grande, specie quando senti una così totale pace interiore! Questo è ciò che ho provato conoscendolo, stringendogli la mano. La sua bontà, la sua generosità è unica e difficile da spiegare se non si crede. Poi, prima che uscisse il Santo Padre per farsi una foto con noi, venne a salutarci a sorpresa Claudio Baglioni, complimentandosi con tutti e scrivendo un post sul suo profilo social che riguardava le nostre capacità vocali… Puoi immaginare come entrambe le cose, seppur diverse, abbiano cambiato la mia vita!

In conclusione, dunque: cosa è per te il canto?

Il canto, inutile dirlo, insieme alla mia famiglia e a mia figlia è la mia ragione di vita! È un dono averlo ricevuto e spero che mi porti lontano, offrendolo al tempo stesso come messaggio per chi ne ha bisogno.

 

Simona Cappuccio

Simona Cappuccio

Laureata in Italianistica, le sue grandi passioni sono la letteratura, il cinema, il teatro, la scrittura creativa. Ha collaborato per anni con magazine online di letteratura e critica cinematografica. Lavora inoltre come ufficio stampa nell'ambito formazione.

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