Dossier

DONNE RIBELLI

In un videogioco saudita la nuova immagine della donna musulmana: ribelle, al volante e rivoluzionaria. Almeno virtualmente.

Arabia Saudita- In Arabia Saudita, alle donne non è permesso guidare, ma nel nuovo videogioco Saudi Girls Revolution (SGR) vanno addirittura in moto, in una versione post-apocalittica del regno saudita, circondato da un mondo dilaniato dalle guerre per le ultime risorse naturali.

In SGR, otto donne sfrecciano sui loro bolidi e combattono contro perfidi tiranni. Tra loro, c’è l’attivista per i diritti della donna Um Bandar, poi Leila che viene dall’élite detronizzata e Hussa, che è omosessuale. Ma non è solo la trama del gioco a dare risalto alla rivoluzione virtuale di queste ragazze saudite: dietro di essa c’è la mente del principe Fahad al-Saud, nipote del fratello del re Salman.

“SGR tratta la questione della diseguaglianza della donna e allo stesso tempo spinge le donne a credere che possono essere protagoniste delle loro storie. Si tratta più che altro di progresso sociale, non di politica”, ha spiegato il principe. L’idea del videogioco è venuta per un semplice motivo: “Gli stereotipi arabi, in particolare quelli che riguardano le donne, non rappresentano le donne saudite con le quali siamo cresciuti”.

Il gruppo al femminile si chiama Mu’tazilah, nome che fa anche riferimento al gruppo di studiosi musulmani che nei primi tempi dell’Islam si erano battuti in favore dell’uso della ragione e della volontà umana. Il principe crede che sia perfetto per le sue eroine: “Nel nostro mondo virtuale, questo gruppo si chiama Mu’tazilah perché si sono allontanate dalla società convenzionale attraverso la ribellione”.

 

                                                                                                                                          Emanuele Cheloni

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Emanuele Cheloni

È laureato in Scienze Religiose, Summa cum Laude probatus e menzione accademica, presso l'Ateneo Pontificio Regina Apostolorum, con una tesi su "L' umanesimo di Gesù: universalità ed universalismo". È giornalista iscritto all'Ordine Nazionale ed è impegnato a Roma con la Società San Vincenzo de' Paoli, nell'ascolto e aiuto delle difficoltà e povertà urbane. È professore di Religione.

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