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DISASTRO CHIAMA CATASTROFE

Beirut – L’enorme esplosione nel porto di Beirut, che martedì sera ha causato 135 morti e oltre 35mila feriti, è anche un duro colpo per un paese che si stava riprendendo da una crisi politica e finanziaria, una moneta in svalutazione  e la pandemia di Covid-19. Il danno economico derivante dall’esplosione è stimato in miliardi di dollari.

«È difficile immaginare il costo finanziario di questo disastro. Il porto è completamente distrutto e gran parte della città è danneggiata. Chi pagherà per la ricostruzione di Beirut?», ha affermato Laury Haytayan, esperta di Beirut presso il National Resource Institute.

Il porto di Beirut, che è stato l’epicentro dell’esplosione, fino a ieri era il principale hub logistico del Paese e il suo porto marittimo più grande.

«Il disastro avrà un impatto drammatico sulla sicurezza alimentare. I prezzi del pane erano già saliti, aumentando ulteriormente i prezzi degli alimenti, e il 50% dei libanesi è al di sotto della soglia di povertà. Questa è la tempesta perfetta per i prossimi mesi», ha dichiarato Martin Keulertz, tra i docenti responsabili del programma di sicurezza alimentare presso l’Università americana di Beirut.

Il secondo porto del paese, a Tripoli, 80 km a nord della capitale, è significativamente più piccolo di quello di Beirut e farà fatica a gestire ulteriori volumi di merci: «Tripoli non è davvero attrezzato per gestire la quantità di importazioni alimentari necessarie. C’è un’urgenza assoluta da importare e il governo non ha la valuta estera per farlo», ha detto Halabi.

«Il porto è stato il cuore pulsante del paese in quanto ha fornito circa l’80% delle merci importate, traffici che hanno fatto muovere l’economia», ha affermato Sami Halabi, direttore della conoscenza e co-fondatore di Triangle Consulting a Beirut.

Così la chiusura del porto minaccia la sicurezza alimentare nel paese: basti pensare che oltre 15mila tonnellate di grano erano state immagazzinate nei silos del porto.

Il disastro è il terzo shock che ha colpito il Libano, dopo le proteste dell’ottobre 2019 e l’impatto economico della pandemia di coronavirus. Nonostante le banche abbiano imposto controlli informali sul capitale per limitare i prelievi di contante, nell’ultimo anno oltre 25 miliardi di dollari sono fuoriusciti dal paese, mentre la lira libanese si è deprezzata di circa l’80 percento rispetto al dollaro USA. Il debito pubblico è salito alle stelle a 92 miliardi di dollari, equivalenti a oltre il 170 percento del Pil.

 

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