Intervista esclusiva al Tenente Generale José Calçada, rappresentante militare del Portogallo presso la Nato. Da Bruxelles, l’appello ad avere più attenzione per le spese militari.

Bruxelles- Risale a circa un mese fa l’intervento a Bruxelles dell’ambasciatore USA presso le Nazioni Unite Samantha Power la quale, senza troppi giri di parole, ha invitato gli Stati Europei a dedicare più attenzione alla spesa militare. Di fronte allo scarno 1,3% del Pil che l’Italia spende per la Difesa, e tenuto conto della delicata situazione in cui verte l’Unione Europea (con le tante e nuove minacce che la vedono occupata), non è sbagliato chiedersi quanto sia lungimirante una politica che non sostenga adeguatamente l’apparato militare.

Osservando le sfide che si accavallano ai confini dell’Europa sembrerebbe ovvio pensare alla propria salvaguardia ma, tra pacifismo estremo, politica e crisi economica la Difesa sembra essere caduta in secondo piano. In tal senso il Tenente Generale José Carlos Filipe Antunes Calçada, NMR (National Military Rapresentative, ndr) del Portogallo presso la NATO, fa il punto della situazione in questa intervista che ci ha rilasciato in ESCLUSIVA.

 L’ambasciatore USA Samantha Power ha recentemente invitato gli Stati europei ad aumentare la spesa dedicata alla Difesa sostenendo che le sfide siano in aumento e non in diminuzione (come invece sosteneva Stefan Wolff nel 2010). Lei cosa pensa riguardo a questo invito?

“L’Europa è stata oggetto di minacce e rischi di varia natura negli ultimi anni. Alla minaccia “convenzionale” della Guerra Fredda sono succedute una serie di situazioni – proliferazione nucleare, il traffico di ogni genere, fondamentalisti di carattere religioso, stati falliti sulla sua periferia, la pressione dell’immigrazione illegale – che mettono in pericolo, a mio parere, le fondamenta della civiltà dell’Europa, il proprio modo di vivere. L’Europa, nel suo insieme, ed i Paesi che la compongono in particolare, dovrebbe sviluppare politiche di Sicurezza capaci di ovviare ai rischi e ai pericoli che si materializzano all’orizzonte. La Difesa è, come non poteva non essere, una componente decisiva per le esigenze di Sicurezza. “Vigilia Pretium libertatis” (La sorveglianza è il prezzo della libertà, ndr). La sorveglianza è costosa, ma la libertà non ha prezzo! Una politica informata da punti politici competenti, punta quindi ad una conclusione ovvia: gli investimenti nella Difesa sono un obbligo! Si tratta di investimenti che solo apparentemente non sono produttivi. In effetti, la difesa della nostra libertà e del nostro modo di vita saranno sempre, per definizione, di alta produttività! Tutto il denaro investito in Difesa è investito nella nostra conservazione come civiltà. Per questo, non potrei essere più d’accordo con l’aumento della spesa per la Difesa. Mi sembra che spendere tra 1,5% e il 2% del PIL nella sopravvivenza non sia troppo! Si scopre che i politici responsabili, forse per ignoranza (l’ignoranza delle costanti della storia), spesso optano per la soluzione più semplice, ma anche demagogica: proclamare la fine della guerra, la pace a tutti i costi e quindi giustificare il “non spendere” nella Difesa, avanzando che i soldi mancano per cose più importanti, più produttive! Niente è più importante della propria libertà!”.

Al momento con che parole descriverebbe la preparazione, l’equipaggiamento e la situazione in generale delle forze armate relative ai paesi dell’Unione Europea?

“La situazione militare – la preparazione e le attrezzature – in Europa varia da Paese a Paese. In alcuni casi le riforme effettuate hanno potuto aumentare la capacità operativa, in altri è successo il contrario! In generale, tutti gli Eserciti Europei hanno diminuito le dimensioni e, con pochissime eccezioni, tutti sono divenuti eserciti volontari. Le forze, oggi, hanno una natura di spedizione, vale a dire, la gran parte dei suoi componenti operativi sono più leggeri, più flessibili, progettati per agire al di fuori dell’Europa in conflitti di bassa intensità o in operazioni di mantenimento della pace (peacekeeping operations)”.

 Major General José Calçada

Major General José Calçada

Io credo che un atteggiamento non violento non implichi un’impreparazione dal punto di vista militare, ciononostante, aumentare la spesa militare può apparire a molti Paesi come un atto di sfida, allerterebbe le fasce della popolazione legate ad una visione estremista del pacifismo e potrebbe risultare fuori luogo di fronte alla crisi economica vissuta dai Paesi europei. Come superare l’impasse? Una maggior sensibilizzazione del carattere non necessariamente violento delle forze armate (nonché un maggior controllo sul comportamento delle truppe in missione) potrebbe essere utile?

“Si Vis Pacem Para bellum”, se vuoi la Pace prepara la Guerra. Si tratta di una verità così spesso ripetuta nel corso della storia, ma spesso anche dimenticata. Il modo migliore per assicurare la Pace è quello di avere i mezzi per difenderla o, se vogliamo, per imporla. Le crisi economiche impongono restrizioni sulla spesa militare, è un dato di fatto. Ma sappiamo anche che l’economia progredisce solo in ambienti di stabilità e sicurezza. Pertanto, credo che un mondo più sicuro sia più favorevole allo sviluppo economico. Idealmente si potrebbe parlare di un Mondo senza Guerra e senza nessun bisogno di Forze Armate. Purtroppo non è stato questo il caso nel corso della storia! E sembrerebbe che anche in futuro non lo sarà. Pertanto, i Paesi, in particolare in Europa Occidentale, dovrebbero avere Forze Armate capaci di difendere la Pace e la Sicurezza e di essere in grado di imporle, se necessario. Sapendo che le Forze Armate capaci non si improvvisano, si richiede una preparazione costante.  Le Forze Armate dei paesi Occidentali sono disciplinate, rispettano i Governi legalmente costituiti e, pertanto, non si pone, a mio avviso, il problema della violenza ingiustificata. Mai dimenticare che sono essenzialmente uno strumento di combattimento, il loro comportamento è stato esemplare per quanto riguarda il compimento delle ‘Rules of Engagement’ (Rules of Engagement–ROE)”.

Federico Molfese