Il lago di Nemi, è un luogo di tale rara bellezza che, senza timore di esagerare, si potrebbe dire che abbia in sé qualcosa di magico; una magia che si può avvertire tanto a Nemi quanto a Genzano, due splendidi paesini del Centro Italia. A caratterizzare questi luoghi non vi è solo un paesaggio mozzafiato ma anche l’immenso patrimonio culturale e storico con il quale si può entrare in contatto, senza parlare delle persone che lì vi si possono incontrare (definirle ospitali e gentili è riduttivo). Noi del Kim International Magazine, consapevoli della bellezza di questo posto e sulle tracce degli studi del noto antropologo e storico James Frazer, abbiamo quindi deciso di andare a vedere cosa hanno da regalare questi luoghi.

Un no alla storia e un no al turismo: il tempio della Diana Nemorense sulle rive del Lago di Nemi è un esempio di come alcune cose in Italia, purtroppo, non funzionano.

Un no alla storia e un no al turismo: il tempio della Diana Nemorense sulle rive del Lago di Nemi è un esempio di come alcune cose in Italia, purtroppo, non funzionano.

PERDERSI, UN BUON MODO PER TROVARE QUELLO CHE CERCHI

Arrivati nei pressi del Lago di Nemi il nostro obiettivo è stato subito quello di trovare il famoso tempio dedicato alla Diana Nemorense…ovviamente, e per fortuna, ci siamo persi. Camminando lungo splendidi viottoli immersi nei boschi che fanno da cornice al lago, abbiamo così avuto modo di conoscere alcune persone del luogo che, oltre a salvarci dal nostro arrancare senza una meta, ci hanno raccontato molte cose interessanti sulla storia del luogo e sul suolo che stavamo calpestando. Uso la parola suolo non a caso, né in senso metaforico, perché queste persone sapevano proprio tutto sul suolo, o meglio, sul terreno di Nemi. Dopo qualche presentazione infatti è uscito fuori che la loro attività principale consiste nel portare avanti un’azienda agricola a conduzione familiare che porta il nome di Il Nemus.

L’AZIENDA AGRICOLA IL NEMUS

Oltre alla cura di diversi animali tra pecore, capre, asini e tanti altri, Marco e Simona (i proprietari), hanno saputo costruire una realtà in grado di offrire, a chiunque dovesse decidere di andare a curiosare, esperienze legate all’antico e prezioso retaggio culturale di questi luoghi. Corsi sull’agricoltura sinergica (un particolare metodo di coltivazione completamente al naturale), sulla lavorazione e la manipolazione dell’argilla, sulla cesteria (l’arte di fare cesti) e molto altro ancora sia per piccoli che per grandi. Insomma, antiche e nuove pratiche da far conoscere e, tra le altre cose, da tutelare.

Un no alla storia e un no al turismo: il tempio della Diana Nemorense sulle rive del Lago di Nemi è un esempio di come alcune cose in Italia, purtroppo, non funzionano.

Un no alla storia e un no al turismo: il tempio della Diana Nemorense sulle rive del Lago di Nemi è un esempio di come alcune cose in Italia, purtroppo, non funzionano.

PARLANDO DEL TEMPIO DI DIANA

Dopo un’ottima pasta condita con ortaggi appena raccolti (dal sapore squisito dovuto proprio al particolare modo di coltivazione) e dell’ottimo vino, la conversazione con i proprietari dell’azienda Il Nemus è andata, infine, a toccare quello che era la nostra meta iniziale e che, a quanto pare, rappresenta il punto dolente di questa splendida realtà: il tempio di Diana. Un tempio dal valore incalcolabile che inizialmente ci viene mostrato dall’alto del terreno di loro proprietà permettendoci di capire quale sia il problema. Il problema è che il tempio, l’enorme struttura dedicata a Diana costruita intorno al II secolo a.C., è completamente lasciata nel più totale degrado. Poco importa che un simile reperto, qualora trattato in maniera consona e col giusto rispetto, potrebbe portare turismo e commercio, poco importa che il lasciarlo a sé stesso lo porterà presto al deperimento… chi dovrebbe, sembra non interessarsi alle sue sorti.

A POCHI PASSI DALLA RIVA DEL LAGO, I RESTI DEL TEMPIO

Salutati i nostri nuovi amici decidiamo così di andare a vistare il tempio. Non ci sono parole per descrivere la tristezza che un simile scempio ha fatto sorgere in noi. Nessun controllo, cancelli barcollanti lasciati aperti o resi semplicemente inutili a compiere il loro dovere, un capannone, adibito a proteggrere bellissimi resti di colonne e muri, distrutto da un albero (cosa tra l’altro estremamente pericolosa considerato che il capannone sta evidentemente per collassare su sé stesso). In breve, come si può ben intendere dalle foto e dai video, riusciamo a raggiungere qualsiasi posto del tempio di Diana senza che nessuno ci dica niente. Avremmo potuto imbrattare muri, rubare qualche pezzo della dimora di Diana e delle costruzioni ad essa adiacenti o, magari, restare schiacciati dal capannone pericolante ma, a quanto pare, sembra che questo non rappresenti un problema.

COSA CI RESTA…

Se c’è una lezione da imparare è che, per alcuni, lasciare marcire una parte della nostra storia (e cultura) e disinteressarsi del grande aiuto al turismo che un simile posto potrebbe offrire, sia il modo giusto di muoversi. Detto questo, non resta che guardare le foto e i video da noi realizzati, così da farsi un’idea della situazione…