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DI VARI CREDI

In occasione del Giubileo straordinario della Misericordia, indetto dal Papa per quest’anno 2016, il Museo di Roma in Trastevere ha ospitato la mostra fotografica di Sebastiana Papa, quale contributo alle riflessioni proposte dall’iniziativa religiosa stessa.

Sono 50 fotografie in bianco e nero ad arricchire le pareti del Museo di Roma, che raccontano attraverso non colori la purezza del racconto di Sebastiana Papa. Viaggiatrice instancabile, così la definisce Massimo Cutrupi, curatore insieme a Maria Lucia Cavallo, della mostra; donna di grandi passioni che ne hanno definito la carriera. La Papa, infatti, ha costellato la sua vita di ricerche in cui il suo amore per la fotografia, per i viaggi e per il mondo femminile, l’hanno portata a scrivere un vero e proprio diario a cui la mostra si ispira, racchiuso nel suo libro “Le Repubbliche delle Donne. Monachesimo Femminile nel Mondo 1967 1999”.

Un racconto trasversale in cui culture e credi diversi si mescolano, andando a costituire un reale patrimonio di conoscenza. A partire dalle Benedettine del monastero di Santa Maria di Rosano, passando per quello greco ortodosso di Panagia Kalyviani, fino al buddista tibetano e quello russo ortodosso. Queste sono solo alcune delle esperienze che Sebastiana ha vissuto in prima persona, calandosi a trecentosessanta gradi nelle regole monastiche, accompagnata soltanto dalle sue Leica. Fil rouge del suo racconto fotografico è la quotidianità data dalla documentazione semplice e dal rispetto per i soggetti immortalati. La scelta stessa delle foto, spiega Massimo Cutrupi, che se ne è occupato in prima persona, “rispecchia proprio la volontà di mettere in luce un vigore espressivo notevole che avesse un impatto più forte”, che fosse in grado, dunque, di esprimere attraverso immagini inedite l’intensità delle esperienze che la Papa ha vissuto e raccolto nel suo “diario”, lasciato in forma di menabò a causa della sua morte improvvisa.

È lei stessa, nelle prime pagine del suo racconto, a rivelare che “non è stato facile portare un mezzo adatto all’indiscrezione, come la macchina fotografica, all’interno di un mondo di donne che hanno scelto il nascondimento”; ma la determinatezza e la pazienza che ha raccolto negli anni, le hanno permesso di oltrepassare la soglia della diffidenza. Così, attraverso scatti sinceri e spontanei, è riuscita a condividere pienamente la vita delle “sorelle” che la hanno accolta al di là delle sbarre che le separano dal mondo.

Le fotografie, tutte in bianco e nero, un linguaggio fotografico che, come rivela lo stesso Massimo Cutrupi, è spesse volte scelto per esaltare o al contrario attenuare le emozioni descritte, raccontano momenti diversi che scandiscono la giornata nei monasteri, che seppur “Di vari credi”, sono legati da elementi comuni.

I momenti di preghiera sono affiancati a momenti di gioco, come rivela la foto scattata a Pontassieve nel Monastero di Rosano delle Benedettine, dove l’ora di ricreazione per le novizie e le giovani professe è dedicata alla palla prigioniera all’interno del chiostro del monastero stesso. Altre immagini ritraggono le monache in cucina impegnate nella preparazione del pane o dei pasti comuni; c’è chi si occupa del bucato, chi della mensa e chi ancora del lavoro fisico ed intellettuale. Nel convento taoista in Birmania e in quello buddista in India ci si dedica alla coltivazione dell’orto, all’uva sultanina nell’isola di Creta, al filare del fuso in Etiopia, al laboratorio tessile in Egitto, al restauro a Vetralla. Non mancano le ore dedicate alla ricerca interiore, alla lettura dei libri, alla relazione, all’accoglienza e anche alla morte. La Papa con alcuni suoi scatti racconta, infatti, lo svolgimento di un funerale in clausura.

Un’importante parte del percorso fotografico è dedicata ai ritratti, ai primi piani, agli sguardi che raccontano molto di Sebastiana. In realtà si tratta di immagini ricavate da una successiva selezione di fotografie scattate a figura intera. Una tecnica fotografica che testimonia “la presenza assenza” di cui lei stessa parla facendo riferimento al suo fotografare quotidiano, ma al tempo stesso una scelta che potrebbe rivelare una sua sfumatura caratteriale, la timidezza. Nonostante tale supposizione, rimane il fatto certo che l’intensità degli sguardi, la spontaneità e semplicità dei gesti e dei momenti raccolti offrono una testimonianza unica di un mondo parallelo tutto al femminile che ha saputo creare nei secoli una propria organizzazione.

Le immagini raccolte nel Museo di Roma in Trastevere sono affiancate da didascalie essenziali, che comunicano esclusivamente la località e l’anno dello scatto, lasciando, così, libera interpretazione delle fotografie che Sebastiana Papa ha voluto lasciarci affinché potessimo esplorare con lei un universo femminile inedito.

Francesca Interlandi 

Francesca Interlandi

Ha iniziato con KIM la sua carriera giornalistica. Un amore nato da piccola, dalla passione per la scrittura che le permetteva di esprimere quello che a parole non riusciva a comunicare. 24 anni, è laureata in Informazione, Editoria e Giornalismo presso l’Università degli Studi di Roma Tre. Ha collaborato come stagista in una redazione giornalistica, scrivendo di eventi, cinema e cucina; ma ciò che la affascina davvero sono le storie di fatti reali, meglio se poco conosciuti.

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