Arriva la conferma dei Ris: “Serena Mollicone fu uccisa nella caserma dei carabinieri”

Era il 1 giugno del 2001 quando Serena, dopo essersi recata all’ospedale di Isola del Liri per un’ortopanoramica, scompare e il corpo ritrovato dopo due giorni in un bosco a 8 chilometri da Arce con mani e piedi legati con fil di ferro, la testa in un sacchetto di plastica e un colpo al lato dell’occhio. Del nastro adesivo le copriva inoltre la bocca, provocandole la morte per asfissia dopo una lunga agonia.

Sin da subito si rilevò un caso complicato, tanto che dopo un anno di indagini ancora era rubricato con autori ignoti. Solo nel 2002 avvenne la prima svolta che vide indagato un carrozziere di Rocca d’Arce, con il quale pare che la ragazza avesse un appuntamento, ma che nel 2006, dopo essersi presentato di fronte alla Corte d’assise di Cassino venne assolto.

Il colpo di scena

Le indagini proseguirono e il vero colpo di scena avvenne nel 2008 con la morte del brigadiere dei carabinieri Santino Tuzi. Il corpo viene ritrovato all’interno di una Fiat Marea parcheggiata vicino alla diga di Arce, in località Sant’Eleuterio.

Pochi giorni prima della morte, il brigadiere era stato ascoltato dagli inquirenti e aveva riferito di aver visto Serena entrare nella caserma ad Arce alle 11 della mattina di quel 1 giungo e di non esserne più uscita, almeno non fino alle 14 quando il Tuzi staccava dal servizio. Da quanto raccontato dal brigadiere, inoltre, pare che la ragazza non sia stata portata nella stanza delle denunce (cosa normale dato che la ragazza pare si fosse recata in caserma per denunciare alcuni traffici nel paese) ma fu fatta salire al primo piano dove si trovava l’appartamento dell’allora maresciallo Franco Mottola.

A seguito delle dichiarazioni gli inquirenti disposero un confronto tra il brigadiere e il maresciallo Mottola, confronto che non avvenne poiché Santino Tuzi morì prima.

Ipotesi sconvolgente

A distanza di 17 anni dal delitto si apre una sconvolgente ipotesi sulla morte della 18enne. A seguito della perizia effettuata sul nastro adesivo e  su una porta della caserma (analizzata e messa a confronto con dei frammenti di legno ritrovati sul corpo della vittima) l’ipotesi è che Serena sia stata picchiata brutalmente all’interno della caserma e poi soffocata mettendole in testa il sacchetto di plastica.

Al momento ad essere indagati con l’accusa di omicidio volontario e occultamento di cadavere sono l’ex comandate della caserma di Arce, il maresciallo Franco Mottola, il figlio e la moglie, il luogotenente Vincenzo Quatrale per concorso morale nell’omicidio e per istigazione al suicidio del brigadiere Tuzi, e l’appuntato Francesco Suprano per favoreggiamento.

Francesca Interlandi