Ci sono voluti molti anni e, soprattutto, migliaia di morti ammazzati. Alla fine, però, qualcosa sembra iniziare a muoversi. Il provvedimento, arrivato dopo l’ultima strage di studenti, potrebbe segnare una reazione a catena anche in altri Stati.

Oregon – Nonostante l’iter parlamentare fosse iniziato già prima della strage avvenuta al Parkland College (Florida) lo scorso 14 febbraio, causando 17 morti, la notizia è arrivata come un fulmine a ciel sereno. È l’Oregon il primo Stato americano, infatti, ad aver approvato una legge che inasprisce i controlli per ottenere il porto d’armi e per l’acquisto di munizioni. Ad accogliere quella che ha tutto il sapore della svolta epocale, fuori al Campidoglio di Salem, c’era una marea festante di persone.

Il provvedimento in questione, firmato dalla Senatrice Democratica Kate Brown, è entrato ufficialmente in vigore lo scorso lunedì estendendo il divieto a tutti coloro che hanno precedenti per violenza domestica o siano stati sottoposti ad ingiunzioni restrittive. I Movimenti che da anni si battono per limitare gli effetti di quanto stabilito dal II emendamento, tra cui quello nato proprio in seguito all’ultima strage di studenti ed insegnanti, sembra abbiano accolto con favore la notizia. Rimane, tuttavia, la sensazione che di strada ce ne sia ancora molta da fare.

A partire dall’influenza che le grandi lobby delle armi hanno sulla classe politica a stelle e strisce. Non è un caso, difatti, che la più importante multinazionale del settore: la National Rifle Association abbia finanziato la campagna elettorale di Donald Trump con 30 milioni di dollari. Lo è ancora meno, invece, il fatto che lo stesso Presidente americano non abbia mai saputo prendere posizione contro il suo più generoso finanziatore. Come ha dire che non si sputa sul piatto dove si è e si continua a mangiare.

Pensare che quando negli anni ’70 la NRA ha visto luce era niente di più che un’Associazione di cacciatori e sportivi. Con il tempo però, grazie anche al lavoro svolto da un gruppo di avvocati ultra conservatori, questa è diventata il perno di un’attività di lobbing capace di riscrivere il senso comune del diritto all’autodifesa personale. Un diritto che è sì scritto nella Costituzione, ma che quando fu pensato dai Padri Fondatori doveva servire a difendere la Nazione da minacce esterne e di tutt’altro tipo. Il risultato sono state 310 milioni di armi vendute (più di una a testa se si escludono i neonati) e oltre 85 vittime in media al giorno (lo Yemen è al secondo posto tanto per intenderci).

Nel frattempo, nel solo 2018, gli episodi di Mass-shooting nelle università e nei college dell’oltre oceano sono saliti a sei. Riaccendendo il dibattito pubblico sulla necessità, quanto meno, di mettere al bando le terrificanti armi d’assolto e i fucili automatici o semiautomatici che in molti casi da queste parti vengono venduti con una facilità disarmante. La Florida per esempio, così come il Texas, può vantare la legislazione in materia di armi più “tollerante” dell’intero paese. Qui, non servono permessi o licenze. Non occorre registrare le proprie armi e ne puoi comprare quante ne vuoi. La Florida, è anche la patria dello “Stand your ground”. Una vera e propria licenza di uccidere se ci sente minacciati da qualcuno mentre ci si trova in un luogo in cui si è autorizzati a stare.

Il video del diciannovenne autore della strage al Parkland College, che disponeva con cura l’arsenale sopra al suo letto, fanno scendere ancora un brivido lungo la schiena. È per questo che l’idea paventata dallo stesso Trump, durante il colloquio tenuto con alcuni genitori dei sopravvissuti alla strage dello scorso 14 febbraio, di armare i “buoni” contro i “cattivi” appare al limite dell’irresponsabile. Se non altro, perché offre una soluzione da Far West ad un problema che dal 1961 a oggi ha spezzato migliaia di giovani vite. Considerando poi, che anche all’epoca del selvaggio Ovest era molto probabile imbattersi in cartelli che invitavano a “deporre” le armi prima di entrare in città.

Il possesso di armi in America sembra fare riferimento a qualcosa di culturale, o almeno così voglio farci credere. Il punto di svolta, però, non sembra avere niente a che fare con questo. Appare, invece, come la lucida e calcolata strategia di uomo: Antonin Scalia. Un italo-americano ultra conservato al quale, nel 2008, la Corte Suprema ha dato incarico di formalizzare la vittoria delle Lobby pro-armi una volta per tutte. Il caso passato alla storia come District of Columbia vs Heller ha, quindi, definitivamente sancito il fantomatico diritto al possesso di armi, così come lo conosciamo oggi, cancellando in un solo colpo decenni di giurisprudenza.

L’augurio è che all’Oregon seguiranno altri Stati e che lo faranno in fretta. Perché non è accettabile uscire di casa per andare a scuola, cercando di costruirsi un futuro migliore, e non fare ritorno a casa. La speranza, però, è soprattutto quella di cancellare per sempre una cultura della paura che ci obbliga a dormire con la pistola sotto al cuscino. La stessa paura, che ha mandato alle stelle la compravendita di armi dopo l’elezione di Barack Obama. Come se bastasse un Presidente di colore per far materializzare i più reconditi timori.

Mattia Bagnato