A ROMA, VINCE ANCORA IL VOTO DI PROTESTA QUESTA VOLTA CON MATTEO SALVINI CHE OTTIENE UN VERO E PROPRIO BOOM. ALLA PISANA SI CONFERMA NICOLA ZINGARETTI CHE GUARDA LONTANO QUANDO AFFERMA “ORA DOBBIAMO RIGENERARE LA SINISTRA”

 

Roma – Passato il 4 marzo, non c’è tempo per le riflessioni. Il risultato del voto è chiaro. A livello nazionale c’è il ritorno del centrodestra con sempre in primo piano la scelta del numero uno tra i candidati a premier tra Antonio Tajani, Matteo Salvini e la Giorgia Meloni. Quest’ultima improbabile vista la percentuale ottenuta.

Salvini batte cassa, Luigi Di Maio canta giustamente vittoria e annuncia di voler dialogare con tutti.

Nel Lazio e a Roma in particolare, lo scenario non cambia molto. Ed è su questo che vogliamo soffermarci.

Il premier uscente Paolo Gentiloni ottiene, nella Capitale, un plebiscito nel suo collegio, il numero uno.

Il boom, e lo avevamo immaginato, lo fa Matteo Salvini. Tolto “Lega” dal simbolo sostituito con il suo nome (ma forse non ce ne era nemmeno bisogno) il leghista ha fatto centro nelle periferie romane, quelle considerate sconquassate anche se il centro della Città Eterna, da questo punto di vista, non scherza.

Dove aveva circa il 3 per cento, Salvini incassa l’11 per cento. Se non è boom questo…

Da Primavalle al Tuscolano, da Torre Angela al Casilino/Prenestino, è un plebiscito ed in alcuni collegi scavalca tutti.

 

Alla Regione Lazio c’è il rischio non governabilità. Ha vinto Nicola Zingaretti ed è la prima volta che un presidente della Pisana viene rieletto. Questo sta a significare che gli elettori hanno giudicato buono il suo modo di guidare l’Assemblea regionale ma anche che essere uniti porta risultati.

Il Governatore uscente e rientrante ottiene il 33.26 per cento contro il candidato del centrodestra Stefano Parisi (31.49), il 27.26 della Roberta Lombardi e il 4.94 del sindaco di Amatrice, Sergio Pirozzi.

 

La vittoria di Zingaretti va al di là della semplice lettura dei dati. L’esponente Dem vince nel giorno della disfatta nazionale del suo partito e soprattutto di quella di Renzi.

Lo ha premiato quella che in campagna elettorale ha definito “politica del fare” ma lui guarda lontano quando afferma “Ora si apre una nuova fase al servizio del Lazio per ricostruire la speranza, che è l’opposto dell’odio, della divisione, dell’egoismo, del capro espiatorio, del cavalcare la paura dei cittadini

E quando afferma che il voto in suo favore “segna che siamo vivi, vitali e vittoriosi” è lampante che lancia frecciate alla direzione Dem. E rincara la dose quando afferma “Ora dobbiamo rigenerare il centrosinistra”.

Per lui non sarà facile vista la composizione dell’aula della Pisana ma è chiaro che la sua vittoria è un segnale preciso.

Il voto di protesta, ormai protagonista nelle urne da qualche anno a questa parte (prima 5 Stelle, adesso Salvini) dà una indicazione precisa.

La gente vuole risposte e vuole uomini nei quali porre la propria fiducia. E Zingaretti questa fiducia l’ha avuta.

All’interno del Pd, alla resa dei conti, dovranno tener conto anche di questo.