Il corno grande del Gran Sasso d’Italia dal Paramotore in questo scatto di Giuseppe Sigismondi

L’Abruzzo sa regalare  grandi emozioni soprattutto quando si parla in termini paesaggistici. Una delle montagne più apprezzate dagli appassionati di fotografia e dai professionisti del settore è sicuramente il Gran Sasso d’Italia.

Una tra le montagne più “famose” in Appennino, grazie al suo ex ghiacciaio – quello del Calderone – e a tutte le storie che esso comprende.

Questa volta però ammireremo la vetta del Corno Grande dall’alto, non grazie all’utilizzo di un drone ma attraverso questo scatto di Giuseppe Sigismondi fatto dal paramotore.

Il paramotore o anche ala a motore, nasce come apparecchio aerosportivo alla fine degli anni ottanta. Similmente alla evoluzione del deltaplano da volo libero cui, nel 1979, vennero applicate le prime motorizzazioni, all’ala flessibile (chiamata anche vela) del parapendio fu abbinato l’uso di un propulsore, che consente il decollo in pianura liberando il pilota dalla necessità del decollo da pendio. Il motore, con relativa elica propulsiva, è alloggiato su di un telaio che è collocato a mo’ di zaino sulle spalle del pilota. Al telaio è anche agganciata la velatura tramite due moschettoni collegati alle bretelle della vela. Il pilotaggio è in tutto simile a quello del parapendio da volo libero.

È il mezzo volante più economico e pratico esistente attualmente. Ha avuto, come logico, la massima diffusione nelle zone con vaste pianure. L’Italia è leader mondiale nella sua produzione, anche se la diffusione maggiore è negli USA e in alcuni stati europei come la Francia e la Spagna. La sua attività agonistica è gestita e regolamentata dalla FAI (Fédération Aéronautique Internationale) nella categoria Microlight-New Classes e partecipa alle competizioni internazionali come categoria a sé stante. Negli ultimi anni anche alcune Forze Armate si sono dotate di questo mezzo per i loro reparti speciali.

EMANUELE VALERI