Storie dall'Italia

Da “La forma dell’acqua” a “Riccardino”: ciao Montalbano

Al Salone internazionale del libro di Torino, Antonio Manzini ha letto in diretta social il primo capitolo dell’ultimo romanzo di Andrea Camilleri

È un classico sui generis, l’incipit che Camilleri riserva all’ultimo capitolo del commissario Montalbano. Interno notte. Camera da letto. Il commissario non riesce a dormire: contro l’insonnia cerca di recitare ciò che ricorda dell’Iliade e delle Catilinarie, ma né Omero né Cicerone sortiscono l’effetto sperato. Squillo del telefono. Non sono neanche le cinque del mattino. Gli appassionati pensano a Catarella, ma no, stavolta non è lui a svegliarlo dal “presunto” sonno. È Riccardino. Montalbano però non conosce nessuno con quel nome, ma non lo dice. Così, Riccardino gli dà appuntamento al bar Aurora, dove lui spiega che arriverà tra 10-15 minuti. Lo squillo di Catarella si concretizza quando sono passate le sei, ma visti i soliti equivoci in cui la conversazione sta scivolando Montalbano decide di riattaccare e chiamare Fazio. È l’ispettore ad annunciargli che c’è un morto ammazzato, e dopo aver chiesto di Augello, si ricorda che il suo vice è fuori Vigata, perché in visita ai suoceri con la moglie e il “picciriddo”. Stavolta Montalbano non è pervaso dal solito piacere della caccia solitaria. Stavolta vorrebbe lasciare l’indagine a Mimì Augello, perché gli anni cominciano a pesare. Stavolta non ha “gana”. Ricorda Leonardo Sciascia (il Maestro del Maestro, ndr) mentre dice che non ha voglia di avere a che fare ancora una volta con i cretini, “gli scarsi di cervello”, che ricorrono all’omicidio per risolvere i problemi. Chiede a Fazio della presenza di testimoni ma nella bella terra siciliana, “vedi ma non riconosci, assisti ma non puoi precisare, sei presente ma ti sei scordato gli occhiali”. In ogni romanzo, Camilleri ha espresso il suo disappunto – ironico ma puntuale – sull’omertà dei siciliani.

La scena dell’omicidio pare la festa di San Calò e quando tutti lo riconoscono il commissario ripensa a una decina di anni prima. All’epoca, aveva deciso di raccontare una sua indagine a uno scrittore locale, “un tale Camilleri”, una “gran camurria d’omo” a cui in seguito non era riuscito a dire di no e aveva raccontato anche una seconda, una terza e una quarta indagine che lo scrittore aveva riportato in “una lingua bastarda”. Quei romanzi erano stati i più venduti in Italia, tradotti all’estero, e poi era arrivata la televisione: quei telefilm avevano ottenuto un successo straordinario. Ma, in tutta questa storia, l’unica fortuna di Montalbano era che l’attore “bravissimo” che lo interpretava non gli somigliava per niente. Ed è qui che la finzione si mischia con la realtà. La persona diventa il personaggio, perché sembra che la gente – affacciata ai balconi sulla via della “ammazzatina” – stia guardando un programma alla televisione.
Comunque, il poveraccio a cui hanno sparato è la stessa persona che lo ha chiamato al telefono, Riccardo Lo Presti, per gli amici Riccardino.

Il Salone internazionale del libro di Torino – nella sua veste digitale #SALTOEXTRA a causa della pandemia da Covid19 – ha riservato questo omaggio agli appassionati del commissario Salvo Montalbano, il poliziotto vigatese di Andrea Camilleri.
Millesettecento è il numero accanto all’occhiolino della diretta, dopo un solo minuto dalla messa in onda. Alla fine della ventina di minuti in cui, magistralmente, Antonio Manzini – il padre del vice questore di Aosta Rocco Schiavone, che in tv ha il volto di Marco Giallini – ha celebrato il Maestro, i connessi in rete ad ascoltare l’incipit dell’ultimo romanzo di Camilleri “Riccardino” sono stati più di 14mila. E dopo soltanto 24 ore, le visualizzazioni hanno sfiorato quota 51mila.

Qui il video completo su Facebook.

 

Questi i numeri del Salone internazionale del libro di Torino: 60 incontri, 140 ospiti da tutto il mondo in 4 giorni intensi, dal 14 al 17 maggio 2020, dove una vera e propria maratona di cultura ha lasciato il Lingotto Fiere per abbracciare virtualmente il popolo del web affamato non solo di serie tv, ma anche di libri e di bellezza in generale.
“Per la prima volta nella sua lunga e celebre storia, dopo 32 anni – si legge sul sito ufficiale della manifestazione – il Salone internazionale del libro di Torino, uno degli eventi editoriali più importanti al mondo, non può aver luogo a maggio a causa dell’emergenza Covid-19. Abbiamo a che fare con una drammatica minaccia per la nostra salute, la nostra idea di convivenza e gli equilibri pubblici e privati alla base della comunità in cui viviamo. In attesa delle giuste condizioni per tenere l’edizione regolare in autunno o quando possibile, la fiera del libro ha deciso di reagire alla crisi. Il Salone del libro ha ideato un’edizione speciale che coinvolge le migliori menti del mondo, che si svolgerà completamente online. Mentre l’Italia è stata colpita in modo scioccante da Covid-19, gli eventi sono dedicati a quelli che abbiamo perso, alle loro famiglie e a tutti i lavoratori e professionisti medici essenziali che hanno tenuto insieme il paese”.

Camilleri aveva scritto e consegnato nelle mani della sua storica e fidata editrice, Elvira Sellerio, l’ultimo capitolo del commissario Montalbano, quasi vent’anni fa. La sua editrice era scomparsa il 3 agosto del 2010 e l’accordo sulla pubblicazione postuma era proseguito con i figli Olivia e Antonio. L’uscita di scena di Montalbano – mai Camilleri ha parlato della morte del suo personaggio più famoso – era quindi programmata dopo la morte dello stesso scrittore che, fino a pochi giorni prima del malore che lo ha colpito il 17 giugno del 2019, discuteva con la casa editrice sul titolo provvisorio che aveva dato all’ultimo romanzo. Poi il ricovero all’ospedale Santo Spirito di Roma e la sua scomparsa, avvenuta dopo un mese esatto, il 17 luglio 2019.

Lo legavano ad Elvira Sellerio, e a suo marito Enzo, gratitudine e affetto. Quando i suoi romanzi hanno cominciato ad avere successo, era stato così avvertito: “È inevitabile che tu un giorno o l’altro finirai col mettermi le corna. Ma attento: posso perdonarti solo se mi tradisci con Marilyn Monroe e non con una donnetta qualsiasi”. Questo è riportato nel volume “La memoria di Elvira”, uscito nel 2015, per ricordare gli inviti che arrivavano a casa di Camilleri da parte di quegli editori che 10 anni prima avevano rifiutato di pubblicare i suoi romanzi perché – a loro parere – erano scritti in una lingua incomprensibile. A Maurizio Costanzo si deve la conoscenza al grande pubblico del Maestro di Porto Empedocle: Camilleri era stato invitato al “Maurizio Costanzo show”, registrato al Teatro Parioli di Roma e in onda su Canale 5, subito dopo l’uscita de “Il ladro di merendine”, nel 1996. È il terzo romanzo di Camilleri, e resta uno dei capitoli più belli e più segnanti della storia di Montalbano, che durante l’indagine conosce il piccolo Francois, che tenta di adottare, che affida poi alle cure della famiglia amorevole della sorella di Mimì Augello, e per il quale versa, insieme a Livia, le lacrime più amare e più dense di rimorsi e rimpianti, dopo averlo ritrovato morto ammazzato, ne “Una lama di luce” (2012). E Livia ha sentito la morte di Francois senza saperlo, piange nei giorni precedenti senza motivo, dice di avvertire la minaccia di un vuoto, come se stesse per perdere qualcuno che ama, come quando aveva saputo che la madre aveva un male incurabile. La sua è un’angoscia continua, assillante, come se da un momento all’altro dovesse succedere qualcosa, come se stesse per capitare qualcosa di brutto. Livia che non è madre, sente da madre. Fino a quel senso di rassegnazione che la pervade alle sei del pomeriggio, presunto orario dell’omicidio del ragazzo tunisino. E proprio RaiUno ha trasmesso lunedì 18 maggio la replica di questo episodio, con il commissario televisivo Luca Zingaretti e la regia del compianto Alberto Sironi, morto il 5 agosto del 2019, neanche tre settimane dopo il Maestro Andrea Camilleri.

Il romanzo d’esordio è stato “La forma dell’acqua” pubblicato nel 1994: è il primo omicidio letterario di Montalbano, un assassinio che apparentemente prende la forma che gli viene data. Come l’acqua appunto che non ha forma e assume quella del recipiente in cui si trova. E così, il ritrovamento del cadavere dell’ingegnere Luparello rilancia l’incontro tra vasi comunicanti – la politica e il mondo degli affaristi – che si credevano ormai separati, dopo il crollo della Prima Repubblica e del ceto dirigente che guidava idealmente la Vigata di Montalbano, e l’Italia in generale.

Dalla pagina Facebook, così la casa editrice Sellerio ha annunciato la lettura di Antonio Manzini, allievo e amico del Maestro: “Cari amici, in un tempo fuori dall’ordinario, in un’edizione fuori dall’ordinario, non poteva essere ordinario l’omaggio ad Andrea Camilleri nel primo Salone dopo la scomparsa del grande autore da sempre vicino al Salone internazionale del libro”.

E in un tempo fuori dall’ordinario come è l’estate che incombe, ad accarezzare i pensieri degli appassionati di Montalbano è l’idea che l’ultimo capitolo del commissario veda la luce nel giorno del primo anniversario della dipartita del Maestro, il 17 luglio.

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Alessandra Sozio

Giornalista professionista dal 2007, si è laureata in Scienze politiche presso La Sapienza di Roma. Ha ricoperto molteplici incarichi nel mondo della comunicazione: dalla carta stampata che l'ha vista impegnata in numerose collaborazioni, fino ad essere nominata vice direttrice del primo quotidiano del litorale romano "Il Giornale di Ostia" e capo redattrice della cronaca politica, al web nella gestione di testate giornalistiche online e siti istituzionali. Ha curato la rinascita del "Nuovo Paese Sera", anche nella sua veste cartacea di approfondimento mensile. Nel suo percorso lavorativo, è stata responsabile dei servizi editoriali del X Municipio di Roma Capitale.

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