Una riflessione sulla conferenza di Vito Mancuso, tenutasi a Roma.

Roma – Piazza Vittorio, mercoledì 29 agosto 2018, alle ore 19 si è svolta, presso la Sala Bucci del cinema all’aperto, la conferenza del prof. Vito Mancuso, organizzata dalla Libreria Rotondi, all’interno della manifestazione “Estate Romana”. Partecipanti circa 100 persone.

L’argomento proposto è “Cristianesimo?”.

Vito Mancuso lo afferma subito: “Non credo nella Rivelazione di Dio all’uomo”. È molto chiaro fin dall’inizio, e c’è da riconoscerglielo, non si nasconde, afferma onestamente e senza sotterfugi ciò che pensa.

Ma che senso ha, allora, parlare di Cristianesimo?

Dato che il Cristianesimo si caratterizza propriamente per essere quell’Epifania di Verità da parte di Dio all’uomo nella Storia.

Mancuso afferma : “una volta ci credevo, ma ora non ci credo più”.

E perché?

Lo motiva così : “perché Dio non si rivela più nella Storia, non è intervenuto davanti all’olocausto degli ebrei, non interviene oggi davanti al problema del male, e quindi, non è mai intervenuto neanche nel passato”.

Una teoria debole e traballante.

Nelle cui insidiose pieghe si annida una visione distorta della provvidenza Divina, che non può entrare con nessun merito nella Rivelazione cristiana, nella quale Dio è intervenuto nella Storia in maniera progressiva, fino al culmine dell’Incarnazione, e con il compimento della Resurrezione di Cristo, ove non ci sarà un’altra Rivelazione, poiché i cristiani sono in attesa della Parusia, della venuta gloriosa di Cristo nell’ultimo giorno, quando tutto sarà redento e portato a compimento.

Di fatto la Rivelazione è compiuta.

Da un Dio ancora presente in mezzo all’uomo, tramite i sacramenti e l’Eucarestia, il quale con la Croce ha redento il mondo, in attesa della redenzione finale ed eterna.

Quindi, perché parlare di “Cristianesimo”, all’interno della sua esposizione?

In realtà si tratta di una riformulazione odierna della filosofia panteista, un po’ più sfumata.

Una sua riedizione che egli ama chiamare panenteismo dove la sottile sfumatura sta nel fatto che mentre il panteismo è meccanicistico nella sua formulazione, la nuova versione panenteista si presenta come un modello biologista quasi a voler essere una bio-teologia dove Dio si ridurrebbe ad uno slancio vitale che pervade la natura. Niente di nuovo, se si pensa all’evoluzionismo di Pierre Teilhard De Chardin, il filosofo gesuita e scienziato vissuto nella prima metà del secolo scorso. L’evoluzione non è solo qualcosa che pervade solo la vita ma interessa il cosmo intero interpretato come un unico e grande animale vivente. È quello che si rimarcherà a più riprese come leit-motiv per tutta la durata della conferenza.

Rigetta, giustamente, il concetto post-moderno di religione che nasce soltanto dalla paura della morte e dall’ignoranza, affermando che la religione è una sorella dell’arte, della letteratura e della filosofia, dell’esperienza dell’uomo del cercare qualcosa “in più” rispetto al suo essere biologico, di dare un senso alla propria esistenza, del proprio uscire fuori; dunque è da ciò che nasce il sentire religioso, il senso del Sacro, da questo desiderio dell’uomo di: “essere più”. In quest’ottica, tutte le religioni sono identiche, medesima manifestazione di un’unica esperienza mistica umana, dell’Uno-Tutto, che l’uomo trova dentro di sé, sperimentando che ciò è infinitamente più grande di sé stesso. E questo è reso possibile grazie al palesarsi del “pensiero”, quella capacità innegabile umana di autotrascendersi. Quella differenza tra vita biologica ed esistenza, che caratterizza l’uomo…

Tutti questi discorsi, in parte, sono propedeutici ed introduttivi al cristianesimo. Mancuso, dal canto suo, afferma che il cristianesimo dovrà adeguarsi a ciò per non scomparire. Effettua di fatto una involuzione, che si vuole vestire come evoluzione. La Rivelazione cristiana, si innesta come superamento di tutto ciò. Con la concezione di Dio come Ipsum Esse Subsistens. Nel pensiero di Mancuso si riscontra una concezione ben lontana dal pensiero teista di religione, per approdare ad un universalismo che sfocia pericolosamente in una sorta di indifferentismo. Nel cristianesimo, per contro, la pretesa universale è quella di parlare a tutti gli uomini.

Diverse sue citazioni come quella fatta di Socrate, restano appese senza le dovute conclusioni, un esempio ne è quando citando il “Fedone” si ferma a lungo alla prima navigazione,mentre quando arriva alla seconda navigazione, si dimentica lasciando il discorso inconcluso omettendo di dire che Socrate arriverà ad affermare:

“come su di una zattera, varcare a proprio rischio il gran mare dell’esistenza, a meno che uno non abbia la possibilità di far la traversata con più sicurezza e con minor rischio su una barca più solida, cioè con l’aiuto di una rivelazione divina” [Fedone, XXXV].

Ed ancora, cita Raimon Panikkar, omettendo che chiese di essere reintegrato nel clero cattolico, per chiudere la vita come sacerdote cattolico a pieno titolo canonico.

Quando un partecipante gli chiede se Lutero e il protestantesimo possano essere una risposta al rinnovamento del cristianesimo, risponderà senza esitazione: “non mi è mai piaciuto Lutero, ho sempre preferito Meister Eckhart”. E la sua esposizione su Lutero è identica a quella di un teologo e filosofo cattolico.

Un’altra persona chiede cos’è per lui lo Spirito Santo, e la risposta che fornisce è quella di un’energia cosmica che permea ogni cosa, di un Dio che è Tutto e Tutto è Dio. Traspare una visione del reale per cui ogni cosa è permeata da un Dio immanente o per cui l’Universo o la natura sono equivalenti a Dio.

In questa visione cosmogonica dove Tutto è in Dio compreso l’emergere del mondo, si ha a che fare o con una riproposizione del Dio creatore o con un Dio nullafacente con un senso del mondo che sta fuori dal mondo e pertanto non può esistere!

Ma allora, perché parlare di Cristianesimo?

Non sarebbe più corretto parlare apertamente di filosofia panteista o meglio di panenteismo?

Forse perché essa fa meno “business” che riversare fiumi di parole, sentite e risentite, voltate e rigirate, su quello che perdendo del suo mero significato, di cristianesimo non ha più un bel niente a che vedere?

 

                                                                                                                                      Emanuele Cheloni

                                                                                                                                      Luigi Ruben Gallo