Storie dall'Italia

Crisi e ripartenza dell’editoria nell’era post Covid-19

L'editrice Cinzia Rosati racconta la sua esperienza tra il lockdown e la ripresa. In Italia le stime parlano di 21mila titoli pubblicati in meno.

Il settore editoriale è uno di quelli che maggiormente ha subito i duri colpi del Covid-19. Dopo i drammatici mesi del lockdown, il mercato del libro si sta cercando di adeguare a un sistema che cerca di vedere la luce in fondo al tunnel. I numeri parlano chiaro: nel 2020 ben 21mila i titoli pubblicati in meno; 12.500 le novità in uscita bloccate, 44,5 milioni le copie che non sono state stampate e 2.900 i titoli in meno da tradurre. Ad aprile erano il 70% gli editori che stavano attuando o programmando la cassa integrazione. Per il periodo maggio-agosto è del 42% la percentuale di chi ha deciso di temporeggiare con le uscite, rimandandole ulteriormente. Si punta in modo particolare sull’ultima parte dell’anno con solo l’8% degli editori che immagina di rinviare i titoli di settembre-dicembre, sperando in un recupero natalizio. Pesante, inoltre, il calo di fatturato: il 72% dei piccoli e medi editori stima una perdita a marzo superiore al 30%, il 56% superiore al 50%, il 29% superiore al 70%. Ma se in un primo momento l’Osservatorio sull’impatto Covid-19 dell’Associazione Italiana Editori (AIE) asseriva che una casa editrice su dieci chiuderà entro la fine del 2020, tuttavia, durante l’estate, sempre l’AIE ha  dichiarato che c’è stata una leggera ripresa, tanto soddisfacente quanto insperata, tra cambiamenti e perdite da colmare. Ma la strada da percorrere per ritornare allo status quo sembra essere ancora lunga.

Ma in un paese dove la lettura è poco valorizzata (e per giunta male) e la cultura viene vista come un bene su cui poter facilmente  operare tagli, è possibile parlare di ripresa dell’editoria?

Ne parliamo con Cinzia Rosati, a capo di una delle tante case editrici che ancor oggi cerca di resistere e si avvia verso un lento ritorno alla normalità.

Cinzia, prima di tutto di cosa si occupa la tua casa editrice?
La DieLLe Editore, nata nel 2011, è una casa editrice specializzata in saggistica dell’epoca classica, abbraccia il periodo storico posto tra le prime forme di scrittura (3000 a.C.) fino all’Alto Medioevo. I temi trattati sono tanti e di varia natura: antropologia, architettura, arte, archeologia, biografie, cultura, filologia, numismatica e non solo. L’attenzione nei confronti degli autori, la cura nella preparazione delle pubblicazioni e la ricerca dei migliori canali di sponsorizzazione dell’opere, sono tra i nostri punti di forza. Ogni anno propone nuovi progetti editoriali ai suoi lettori.

Ti occupi della Dielle Editore praticamente da sola. Nel tuo caso si può parlare di un’editoria
tutta al femminile?
Certamente possiamo parlare di editoria tutta al femminile, praticamente seguo la filiera editoriale dall’inizio alla fine, anche facendo spesso da “pony express” per le spedizioni, inoltre anche le mie collaboratrici esterne, che si occupano di grafica, editing e social media, sono donne e con loro c’è una bella sintonia, siamo team sinergico.

L’essere un’editrice donna  ti ha mai reso oggetto di discriminazioni?
Parlare di vera e propria discriminazione non posso farlo, non mi è mai capitato un palesamento evidente, ma il sopracciglio alzato o lo sguardo di presupponenza sì… quello sì! È ancora complicato “scardinare” la convinzione che il mondo editoriale, ma non solo questo mondo, sia un dominio maschile. Come dicevo il problema non risiede nel mondo editoriale, ma è allargato a tutto il mondo lavorativo: è proprio difficile far capire che non è il genere (maschile o femminile o altro) di una persona che determinano le sue capacità o la sua preparazione in uno specifico campo. La strada è ancora lunga perché dovremmo essere noi come madri le prime ad educare alla cultura dell’uguaglianza, finché ci trincereremo dietro i vari “poverino faccio io” o “dai dai sei stanco ci pensa mamma” insegniamo ai nostri figli dei confini diversi dalla realtà. Comunque non saranno i sopraccigli alzati o gli sguardi presupponenti, che potranno fermare il mio lavoro, il quale cerco di svolgerlo nel miglior modo possibile, sicuramente con amore e dedizione.

La tua casa editrice si occupa di divulgazione culturale per lo più classica: qual era la situazione prima della pandemia?
Quando fondai la Dielle non avevo una idea precisa di dove indirizzarla, il concetto iniziale era divulgare la storia senza tralasciare la parte scientifica, (la mission). Ho fatto quello che chiamano in gergo business development farcito da moltissime public relations, tutto questo per dire che ho macinato km su km, parlato con tantissime persone, girato in lungo e in largo l’Italia (e non solo) per far conoscere la Dielle e creare una serie di collaborazioni con le società, o gli stessi musei, che gestiscono i vari bookshop museali presenti in Italia. Per una piccola casa editrice come la Dielle farsi conoscere e distribuire il suo catalogo a volte risulta “complicato”, ma è stato un lavoro che ho affrontato con entusiasmo, ricco di soddisfazioni e sicuramente con delle prospettive rosee. A dicembre del 2019 avevamo lanciato il nuovo progetto editoriale per il 2020/2021 che avrebbe portato altri lettori, altri stimatori… la pandemia ha fermato tutto questo.

L’editore Sandro Ferri ha definito il Covid-19 il “delitto perfetto dell’editoria”. Com’è cambiata la tua vita durante il lockdown e quali sono stati i danni per la Dielle?
Come dare torto a Ferri… durante il lockdown ho continuato a lavorare, ma con fatica perché passati i primi dieci giorni ho capito che la situazione non si sarebbe risolta in breve tempo, questo mi ha demoralizzata parecchio. I bookshop museali hanno chiuso e quelli sono la parte più cospicua delle mie entrate, anche perché come casa editrice la Dielle non chiede contributi agli autori investe sugli autori, ma ovviamente se non entra denaro non può pubblicare, rinvestire, non può continuare la sua crescita. Siamo a settembre e purtroppo ad oggi ancora moltissimi punti vendita sono chiusi e quei pochi aperti soffrono la mancanza di visitatori soprattutto stranieri. Fare un calcolo preciso dei danni economici è impossibile e per recuperare questo annus horribilis ci vorrà tempo…

Quali sono i tuoi piani e progetti per far “risorgere” la tua casa editrice?
Durante il lockdown mi sono attivata, con successo, per trovare un distributore nazionale; questo è stato il primo passo per contenere i danni pandemici. Ora stiamo lavorando per dare vita a una serie di volumi che erano rimasti in “sospeso” e che cercheremo di pubblicare entro la fine dell’anno. Purtroppo qualsiasi “strategia” è legata alla curva della diffusione del Covid-19: possiamo fare mille progetti, ma senza una data, senza una fine dell’emergenza, è tutto molto ipotetico; non puoi fare una programmazione, decidere una sorta di calendario per uscite editoriali, presentazioni, fiere (che tra altro moltissime, quelle con più rilevanza mediatica, sono state annullate). L’unica convinzione è il non voler fallire, la volontà di continuare a editare volumi è forte e se posso vorrei approfittare di queste pagine per poter lanciare un appello “Comprate dai piccoli editori, aiutateli a non smettere di far cultura, sognare, divertire tutti voi. Grazie”. 

Michele Porcaro

Giornalista, scrittore e archeologo. Nato a Benevento nel 1995, è diplomato al Liceo Classico “Anco Marzio” di Ostia e laureato in Lettere Classiche presso l’Università degli Studi di Roma “Sapienza” con tesi in Archeologia. Appassionato di lingua, civiltà, storia e archeologia greca e romana, è autore di saggi e romanzi storici sul mondo antico, e ha girato il documentario "ASSTEAS - Storia del Vaso più bello del mondo" in collaborazione con Vittorio Sgarbi. Nel tempo libero svolge attività di rievocazione storica, collaborando a progetti di ricostruzione archeologica sperimentale sull'ambito religioso, civile e militare dei Greci, Romani ed Etruschi.

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