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Covid-19: in Usa quasi 100 mila vittime. Impennata di contagi

Trump, sull'orlo di una nuova Guerra Fredda con la Cina, parla di numeri gonfiati. Indimenticabile prima pagina del New York Times

New York – Sono 1.127 i morti negli Stati Uniti nelle ultime 24 ore, secondo la Johns Hopkins University. Gli Usa si avviano rapidamente verso i 100.000 morti per Coronavirus. Gli Stati Uniti si confermano il paese più colpito in termini di numero di morti e casi, con 97.048 morti per 1.621.658 casi.
La pandemia ha ucciso almeno 339.758 persone in tutto il mondo sin dalla sua insorgenza a dicembre in Cina. Più di 5.260.970 casi sono stati registrati in 196 paesi e territori. Dopo gli States, segue il Brasile con 38.748 morti, poi Regno Unito con 36.675 morti, Italia (32.735), Spagna (28.678) e Francia (28.332).

Ma Donald Trump e la sua amministrazione stanno sollevando dubbi sull’accuratezza del conteggio, paventando il rischio di numeri gonfiati. Gli esperti ritengono invece il numero dei decessi finora riscontrati sottostimato. La Casa Bianca basa il dubbio su un conteggio ritenuto probabilmente gonfiato che ha incluso persone che, pur se infettate dal virus, sono morte per altri motivi. Per il presidente Trump il numero reale delle vittime è più basso delle attuali 96.000 morti.

Intanto, il consigliere per la Sicurezza della casa Bianca, Robert O’Brien ha dichiarato: «Oggi decideremo se bloccare i viaggi da e per il Brasile per proteggere i cittadini americani». L’America Latina è diventata uno degli epicentri del Covid-19.
Guardando ai problemi in casa, la Navajo Nation, il territorio dei nativi americani che si estende fra l’Arizona, lo Utah e il New Mexico, ha deciso un lockdown rigido di 57 ore per cercare di contenere il coronavirus. La decisione è legata al nuovo aumento dei casi, con la Navajo Nation che ha il tasso più alto di contagi negli Stati Uniti. Durante il lockdown tutte le attività saranno chiuse e i residenti dovranno restare a casa, con l’eccezione di coloro che lavorano in prima linea nell’emergenza.

LA PRIMA PAGINA DEL NEW YORK TIMES 

È domenica 24 maggio 2020 e il New York Times pubblica sulla prima pagina nomi e brevi necrologi di mille vittime nell’intento di segnare una pietra miliare nella storia dell’epidemia, e nel giornalismo che racconta il Coronavirus.
«Mille persone rappresentano appena l’uno per cento del bilancio totale dei morti. Nessuno di loro era solo un numero», spiega il giornale in una breve introduzione sulla pagina interamente occupata dal testo. E ancora: «Non erano solo nomi su una lista. Eravamo noi».
Tutti i nomi prendono il posto dei soliti articoli, delle fotografie e della grafica nel tentativo di trasmettere la profondità, la quantità e la varietà delle vite perse.
Come Joe Diffie, 62 anni, di Nashville, star della musica country vincitrice del Grammy; Lila A. Fenwick, 87 anni, di New York, prima donna nera a laurearsi alla Harvard Law School; Myles Coker, 69, di New York, liberato dalla vita in prigione; Ruth Skapinok, 85, di Roseville, California: gli uccelli del cortile amavano mangiare dalla sua mano; Jordan Driver Haynes, 27, di Cedro Rapids, Iowa, generoso giovane con un sorriso delizioso».

In Usa quasi 100 mila morti
In Usa quasi 100 mila morti, NYTimes

Una «front page» destinata a destare scalpore e polemiche ma a scrivere la storia della comunicazione e informazione giornalistica: gli americani infatti si preparano a celebrare il lungo weekend del Memorial Day, un giorno di festa che stride con il lungo elenco riportato dal giornale.
Tom Bodkin, direttore creativo del NYTimes, ha affermato di non ricordare nessuna prima pagina senza immagini, sebbene ci siano state pagine con solo grafica, durante i suoi 40 anni al giornale. «Volevo qualcosa che la gente possa guardare tra 100 anni per capire la portata di ciò che stiamo vivendo», ha spiegato il national editor Marc Lacey.
Un’immagine fortissima quella della prima pagina del NYTimes che testimonia una volta ancora il valore straordinario del giornalismo, quello vero, necessario. D’altronde l’ingresso del giornale americano recita: “Tutte le notizie che meritano di essere stampate”.

ARKANSAS E MISSOURI, UNA CATENA DI CONTAGI 

Una festa in piscina di studenti liceali ha provocato una serie di contagi a catena da coronavirus in Arkansas. L’episodio ha messo in allarme gli ospedali locali, si parla di numerosi casi. Lo ha annunciato il governatore, Asa Hutchinson, senza fornire dettagli: «Ero sicuro che tutti pensassero non ci fosse rischio. Sono giovani, che volevano solo divertirsi, e invece ecco il risultato. Ma è una storia utile a far capire quanto sia facile diffondere il virus». L’Arkansas è uno degli stati che non hanno mai adottato provvedimenti restrittivi. Finora qui sono stati registrati 4 mila casi di contagio e 113 morti.
In Missouri, in un salone unisex della catena Great Clips, due parrucchieri hanno continuato ad esercitare la professione per otto giorni o più, pur essendo risultati positivi al virus ed esponendo così al contagio 140 clienti.

GUERRA FREDDA CON LA CINA

«La Cina è stata incompetente o non ha voluto fermare il coronavirus». Lo ha affermato Donald Trump in un’intervista, sottolineando che le misure prese dalla sua amministrazione hanno «salvato milioni di vite». Robert O’Brien, il consigliere alla sicurezza nazionale di Donald Trump, ha rincarato la dose contro la Cina: «il modo in cui la Cina ha insabbiato il coronavirus passerà alla storia insieme a Chernobyl», riferendosi alle accuse che Mosca in passato abbia cercato di nascondere quanto accaduto nella centrale nucleare.
Pronta la risposta da Pechino, per il ministro degli Esteri cinese i politici Usa diffondono menzogne e teorie del complotto riguardo al ruolo della Cina nella pandemia di Covid-19, invocando una collaborazione tra i due Paesi. Il ministro degli Esteri Wang Yi ha dichiarato: «Dispiace molto che, mentre il virus è ancora in circolo, un virus politico si stia diffondendo negli Usa, cogliendo ogni occasione per attaccare e diffamare la Cina». Per Wang, alcuni politici Usa «ignorano fatti basilari e fabbricano innumerevoli bugie e teorie cospirative nei riguardi della Cina».
Tutti questi attriti arrivano dopo che il segretario di Stato Usa Mike Pompeo aveva rivelato come Washington disponga di “enormi evidenze” dell’origine del virus in un laboratorio cinese. In seguito lo stesso Pompeo ha fatto marcia indietro, mentre la teoria è stata sostenuta dallo stesso Donald Trump.
Infine Wang ha ricordato l’esportazione di oltre 11 miliardi di mascherine negli Usa, cioè 40 per ogni cittadino americano. Per il capo della diplomazia cinese, “forze politiche” negli Usa stanno spingendo i due Paesi «sull’orlo di una nuova Guerra Fredda».

Emanuele Forlivesi

Scrivo, racconto, comunico e creo storie ed emozioni. E insegno a farlo. Su carta, a parole o in digitale. Giornalista da febbraio 2019, sono laureato in Lettere e in Informazione e Comunicazione. LA MIA STORIA è quella di un ragazzo nato sul mare di Roma che ha sempre respirato gli odori, osservato i colori, percepito la materia, ascoltato le voci degli ambienti naturali e sociali che ha vissuto fin qui. Visionario, ho sempre trasmesso le storie che questi celavano o esaltavano, in un biglietto di auguri o in una cartolina, su articoli o su pagine social.

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