Storie dall'Italia

Covid-19, ci insegnerà ad essere persone e cittadini migliori

Dai canti sui balconi alla solidarietà senza confini: l'Italia nell'emergenza sta riscoprendo il valore della comunità

Roma – In questi giorni di emergenza sanitaria mondiale l’Italia sta riscoprendo dei valori che sembravano ormai andati perduti: il senso di unità nazionale e la solidarietà.

Risuonano dai balconi e dalle terrazze delle città italiane cori e canti delle canzoni che hanno fatto la storia del nostro Paese e che ci fanno sentire più uniti e meno soli in questi giornate di quarantena, che sembrano ormai tutte uguali, scandite soltanto dai pasti e dalle faccende domestiche.

L’UNITÀ RITROVATA DEGLI ITALIANI DI FRONTE ALL’EMERGENZA

Di fronte alla lotta contro la pandemia e ai risvolti drammatici che questa sta portando con sé, gli italiani sembrano esserti stretti (immaginariamente, si intende) l’uno all’altro, in un grande abbraccio che esprime speranza e desiderio di unità, in un Paese da sempre martoriato da divisioni, scontri interni e pregiudizi e che non sembra non aver mai raggiunto l’unità culturale ed economica da tanti auspicata e teorizzata anche dalla nostra Costituzione. Un’Italia quindi che si ritrova finalmente unita davanti all’emergenza e che riconosce nella tutela della salute pubblica uno dei valori fondanti della società civile.

Nonostante i numerosi “indisciplinati” e i “disobbedienti” sanzionati in questi ultimi giorni, la maggioranza del popolo italiano appare compatto, coeso e rispettoso delle regole e delle restrizioni imposte dal governo per contenere il contagio. Una prova di forza e di nervi sicuramente inaspettata che sta mettendo a dura prova la tenuta del sistema sanitario ed economico del Paese.

Inizialmente scettica e restia ad applicare i consigli e le norme suggerite dal governo e dalla comunità scientifica, quando il Coronavirus ha iniziato a propagarsi rapidamente e a mietere le prime vittime, la popolazione italiana ha capito che la situazione iniziava a farsi seria e ha dimostrato grande senso di responsabilità e, soprattutto, solidarietà verso le zone più colpite e le persone impegnate in prima linea nella lotta per il contenimento dei contagi. Tante sono infatti le raccolte fondi che sono andate moltiplicandosi sul web e sui social network in questi giorni, in una gara di solidarietà che sembra non conoscere limiti né confini.

LE INIZIATIVE DI SOLIDARIETÀ IN FAVORE DELLA LOTTA AL CORONAVIRUS

Dalla campagna di crowfunding della coppia di influencers Chiara Ferragni e Fedez, che ha superato i 4 milioni di euro per la costruzione di un reparto destinato alle terapie intensive, che venerdì 20 marzo, in tempi record, proprio come era successo a Wuhan, in Cina, è già diventato operativo, alla raccolta fondi messa in piedi dal Corriere della Sera, La 7 e La Gazzetta dello Sport e destinata all’acquisto di attrezzature mediche di prima necessità.

Anche il colosso italiano del caffè, Lavazza, è sceso in campo per aiutare sanità, scuole e fasce deboli della regione Piemonte, stanziando ben 10 milioni di euro. Anche un gigante come la Apple si schiera dalla parte del Bel Paese dichiarando l’intenzione di stanziare una significativa donazione alla Protezione Civile “per garantire che soccorritori in prima linea, i volontari e gli operatori sanitari abbiano le risorse per proteggere la loro salute, contribuendo al tempo stesso alla risposta dell’Italia al COVID-19. Siamo loro grati per l’altruismo e il coraggio che dimostrano ogni giorno”. Così si legge in una nota dell’azienda di Cupertino, poco dopo confermata dal CEO Tim Cook su Twitter.

Nel mondo della moda, i più grandi marchi esistenti non hanno fatto mancare il loro sostegno economico alla lotta contro il Coronavirus, effettuando cospicue donazioni a favore degli ospedali delle regioni più colpite dell’emergenza. Il primo è stato Giorgio Armani che ha donato un milione e 250 mila euro agli ospedali italiani, a seguirlo la famiglia Benetton con 3 milioni suddivisi fra gli ospedali Ca’ Foncello di Treviso, Sacco di Milano, Spallanzani e Policlinico Agostino Gemelli di Roma; Donatella Versace, direttore creativo di Versace, e la figlia Allegra Versace Beck, hanno donato, invece, 200 mila euro all’ospedale San Raffaele di Milano, a favore del dipartimento di terapia intensiva della struttura medica in supporto alla lotta contro il Coronavirus. A questi sono aggiunti anche Dolce&Gabbana (a sostegno di un progetto di ricerca sviluppato da Humanitas University, in collaborazione con i virologi dell’Ospedale San Raffaele), Etro (al laboratorio di virologia del Sacco di Milano) e il gruppo Prada, che ha donato due postazioni complete di terapia intensiva a tre ospedali milanesi.

Fra i vip, oltre ai calciatori più in vista come Francesco Totti, Zlatan Ibrahimovic e Lorenzo Insigne, si è distinto Francesco Facchinetti che, assieme alla moglie Wilma, sostiene la campagna «Non lasciamo indietro nessuno», attraverso la quale è possibile raccogliere fondi che verranno devoluti alle strutture ospedaliere pubbliche in maggiore difficoltà «per dare un’adeguata risposta al contenimento dell’epidemia e al mondo della ricerca», scrive sulla piattaforma GoFundMe. Primo destinatario degli aiuti sarà l’ospedale Niguarda d Milano.

Per districarsi tra le varie campagne a sostegno degli ospedali duramente colpiti dall’emergenza Covid-19, l’associazione Italia no profit, assieme ad Assif e a un gruppo informale di professionisti del fundraising (Fundraising task force – Covid19) hanno realizzato, gratuitamente, un sito che aggrega tutte le campagne di raccolta fondi approvate, ovvero autorizzate dalle strutture ospedaliere organizzate.

EFFETTO CORONAVIRUS: CALA L’INQUINAMENTO

Non solo morte, paura e crollo dell’economia globale, il Coronavirus sta portando anche inaspettati effetti “positivi” con sé. Fra questi, quello che salta sicuramente più all’occhio è la drastica riduzione dell’inquinamento nelle grandi città. Il blocco semi-totale degli spostamenti, l’invito a restare a casa e l’abbattimento delle polveri sottili prodotte dall’attività umana (trasporti, produzione e agricoltura) hanno portato, infatti, ad un’importante riduzione dei livelli di smog, sopratutto in Pianura Padana e nelle regioni solitamente più inquinate per motivi orografici e industriali, come il Veneto e il Lazio.

Per le principali città della della Pianura Padana, interessate ogni inverno dal fenomeno delle polveri sottili e dell’inquinamento atmosferico, si tratta del periodo più lungo senza smog dall’inizio del 2020, con livelli medi molto più bassi del solito sia di PM10 che di PM2.5, ozono, biossido di azoto e biossido di zolfo, gli agenti inquinanti più nocivi, rilevati dalle centraline Arpa localizzate sul territorio.

Le immagini satellitari diffuse dalla Nasa e dall’Esa, l’Agenzia spaziale europea, confermano questa “anomala” situazione, mostrando una drastica riduzione delle emissioni di biossido di azoto (quelle rilasciate da veicoli, centrali elettriche e impianti industriali) nelle principali città cinesi tra gennaio e febbraio. Stessa cosa per il nostro Paese, dove si registra un calo significativo dell’inquinamento atmosferico. L’ESA ha diffuso, infatti, un’animazione delle immagini raccolte dal satellite Copernicus Sentinel-5P, che mette a confronto le emissioni di diossido di azoto in tutta Europa dal 1° gennaio 2020 fino all’11 marzo 2020, utilizzando una media di spostamento di 10 giorni. Nella parte finale dell’animazione, che coincide con il periodo del blocco per prevenire l’espandersi del Coronavirus, è perfettamente visibile una riduzione della nuvola rossa di diossido di azoto sull’Italia settentrionale.

Una notizia positiva non solo per il nostro ambiente e per la nostra salute, ma anche, incredibilmente per la lotta alla diffusione del Coronavirus. Uno studio della Società Italiana di medicina ambientale (Sima), assieme ai ricercatori dell’Università di Bari e di Bologna, sostiene infatti, dopo aver esaminato i dati pubblicati sui siti delle Arpa, confrontandoli con i casi ufficiali di contagio riportati dalla Protezione Civile, che le polveri sottili potrebbero aver funzionato da “vettori” di trasporto e diffusione del virus. inoltre, il particolato atmosferico, viene spiegato nello studio, crea un substrato molto denso che permette al virus di rimanere nell’aria in condizioni vitali per un periodo prolungato di tempo, nell’ordine di ore o addirittura giorni. Questo spiegherebbe il motivo per il quale il Coronavirus si sia diffuso così velocemente in Lombardia rispetto ad altre zone del mondo. Ma, come detto, siamo solo nel campo delle ipotesi.

Dopo il calo dell’inquinamento, il Coronavirus ha portato con sé anche altre conseguenze “positive”, se così possiamo dire: fra queste colpiscono in particolare le immagini dell’acqua dei canali di Venezia tornata magicamente limpida e pulita. Sul gruppo Facebook “Venezia pulita“, infatti, in questi giorni diversi utenti stanno pubblicando foto straordinarie dell’acqua dei famosi canali, solitamente sporca e torbida per via delle numerose imbarcazioni, ora tanto cristallina da permettere di vedere il fondale.

Come conseguenza della mancanza del turismo di massa e del blocco delle attività umane sul territorio italiano, anche gli animali iniziano a riappropriarsi dei propri spazi e farsi notare in luoghi dove ormai era sempre più raro avvistarli. Sempre sul gruppo “Venezia pulita” sono state pubblicate alcune immagini di una coppia di cigni che nuota indisturbata fra le acque limpide dei canali; mentre a Cagliari, l’assenza di traghetti e di navi e l’acqua sorprendentemente pulita, hanno convinto diversi delfini ad avvicinarsi alla costa, regalando uno spettacolo meraviglioso agli abitanti del capoluogo sardo.

VERSO UN NUOVO MODELLO DI SOSTENIBILITÀ?

L’epidemia ci sta cambiando. Non solo le nostre abitudini e la nostra routine quotidiana sono state stravolte, ma anche la nostra consapevolezza e sensibilità rispetto alle persone e al mondo che ci circonda. Forse per la prima volta nella storia dell’umanità, tutti i popoli del mondo si sentono uguali, uniti insieme nella lotta ad un’emergenza di dimensioni planetarie. Gran parte del mondo, infatti, da Oriente a Occidente, sta vivendo contemporaneamente le stesse limitazioni e restrizioni e sta pagando sulla propria pelle e a caro prezzo le conseguenze della diffusione di un nemico invisibile che non fa distinzioni e che non conosce muri o barriere.

Dalla Cina all’Italia, dalla Francia agli Stati Uniti, dalla Gran Bretagna all’Iran, il virus si è ormai diffuso ovunque, lasciando dietro di sé malati, vittime e perdite economiche di entità incalcolabile. Il mondo dovrà prepararsi ad una recessione di dimensioni globali, pari, dicono gli esporti, forse soltanto a quella che si abbatté sulle economie nel ’43, durante quello che è stato definito come il più grande e sanguinoso conflitto della storia moderna.

Di fronte ad uno scenario simile e ai dati paradossalmente positivi riguardanti l’abbassamento dei livelli di inquinamento atmosferico e terrestre a causa del Covid-19, l‘umanità si trova di fronte a un bivio. Continuare sulla via di un capitalismo sfrenato, egoistico e irrispettoso dell’ambiente, o trovare un nuovo modello di sostenibilità economica, che possa conciliare la preservazione del nostro ecosistema e del nostro habitat naturale con le esigenze di sviluppo e di crescita della civiltà moderna.

Il nostro pianeta ci sta inviando segnali d’allarme che ormai da troppo tempo restano inascoltati. Le più grandi potenze del globo continuano ad ignorare gli effetti ormai palesi e spesso devastanti dei cambiamenti climatici, bollandoli spesso come “fake news” e ridimensionando l’impatto catastrofico che questi hanno sulla salute dei cittadini e sul sistema socio-economico attuale e futuro. Ma anche noi cittadini singoli abbiamo fino ad oggi sottovalutato troppo spesso le conseguenze nefaste dell’emergenza climatica sulle nostre vite e sull’equilibrio naturale del nostro pianeta: il dramma personale e comunitario che stiamo vivendo in questi giorni di quarantena forzata dovrebbe costituire allora l’occasione adatta per riflettere sul nostro stile di vita e sull’impatto che le azioni dei singoli possono avere sul sistema collettivo, spronandoci a diventare persone, ma sopratutto, cittadini migliori.

Consapevoli finalmente di essere dei cosmopoliti, dal greco κοσμοπολίτης, comp. di κόσμος «mondo» e πολίτης«cittadino», ovvero ‘cittadini del mondo’, un mondo sempre più interconnesso e globalizzato, è arrivato il momento per noi di imparare ad affrontare sfide sempre più impegnative e faticose necessariamente insieme, con una visione unitaria e comune dei problemi e sopratutto con politiche ambientali ed economiche radicali e condivise, che segnino, una volta per tutte, un cambio di rotta verso un nuovo modello di sostenibilità più aperto, leggero e incisivo.

Mai come in questo momento abbiamo capito l’importanza del detto “l’unione fa la forza” ed è proprio da questa consapevolezza che dobbiamo ripartire per comprendere che la vera grande sfida che attende l’umanità, una volta debellato questo virus, sarà quella ai cambiamenti climatici. Una missione che si prospetta lunga e tutta in salita che però non possiamo più rimandare e che deve essere attivata fin da subito, prima che sia troppo tardi. Che il Coronavirus, pur con tutti i suoi mali, sia la chiave di volta, il punto zero, la lezione severa ma necessaria che ci insegnerà ad essere cittadini più attenti e responsabili? Dipende soltanto da noi.

Alessandro Mancini

Direttore editoriale e fondatore di Artwave. Laureato in Letteratura e Linguistica italiana, appassionato di fotografia e di arte, inguaribile sognatore, ritardatario senza speranze. Cerco la bellezza nei dettagli.

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