Se fino a poco tempo fa i momenti nei quali ci si poteva travestire erano individuati in particolari feste quali il Carnevale e Halloween, oggi, in diversi periodi dell’anno, c’è la possibilità di imbattersi in masse di gente travestita: i Cosplayers. Cosplay è una parola che fa riferimento ad un particolare tipo di travestimento ispirato fondamentalmente al mondo dei video-giochi, dei fumetti e dei film. “Costume” e “play”, queste le parole di cui la parola Cosplay è composta; parola coniata negli anni ’80 dal reporter giapponese Takahashi  Nobuyuki per descrivere la sua visione di una particolare esperienza vissuta negli Stati Uniti (si perché questo fenomeno nasce proprio negli USA).

La particolarità dei Cosplayers, oltre all’incredibile livello di dettaglio che alcuni costumi raggiungono, sta probabilmente nel fatto che chi si cala nella parte di questo o quel particolare personaggio, tende a replicarne anche le movenze ed il carattere. Una vera e propria interpretazione che ha del teatrale. Uscire dalla parte e tenere un comportamento non consono al personaggio che si intende interpretare rappresenta, difatti, un’azione dissacrante e assolutamente poco apprezzata da chi si dedica a questa tanto eccentrica quanto simpatica pratica. In tal senso risultano molto interessanti le parole di Adam Savage (conduttore televisivo statunitense ed uno dei presentatori del programma MythBusters) citate in un Ted Talks relativamente ad una sua particolare esperienza in qualità di cosplayer di Senza Volto (noto personaggio del film d’animazione “La Città Incantata” di Hayao Miyazaki) ; esperienza nella quale elargiva monete di cioccolato d’oro e, stranamente, dopo poco tempo gli venivano restituite. “Le persone impazzivano. <<Oro da Senza Volto! Oddio, è fighissimo!>> . Dopo 15 minuti succede qualcosa. Qualcuno afferra la mia mano, e ci mette una monetina di nuovo. Penso, forse mi stanno dando una moneta per ricambiare il regalo, ma no, è una di quelle che avevo dato io. Non so perché. E continuo, scatto delle foto. E poi succede di nuovo. Capito, non posso vedere niente nel costume. Posso vedere dalla bocca le scarpe delle persone. Posso sentire cosa dicono e vedere i loro piedi. Ma alla terza volta che uno mi ridà la monetina, voglio capire che sta succedendo. Quindi inclino la testa un po’ indietro per vedere meglio, e ciò che vedo è uno che va via facendo così (gesto di stizza, ndr). Poi mi viene in mente: porta sfortuna ricevere oro da Senza Volto. Nel film “La Città Incantata” la sfortuna cade su chi prende oro da Senza Volto…Questo non è un rapporto tra performer e audience, è cosplay. Tutti noi, su quel suolo, ci iniettiamo in una narrazione che significa qualcosa per noi. E la rendiamo nostra. Entriamo in sintonia con qualcosa di importante dentro di noi. E i costumi sono il modo in cui riveliamo noi stessi agli altri”.

Il cosplay può quindi rappresentare un’esperienza tanto simpatica quanto interessante anche da un punto di vista antropologico. Non resta che viverla in prima persona (da protagonisti o da osservatori) in una delle grandi fiere che propongono questo tipo di attività. Per un primo spettacolare approccio, Romics e Lucca Comix andranno benissimo.

Federico Molfese