Storie dall'Italia

Coronavirus: sogni sospesi, occasioni bruciate e fallimenti

Dietro l’emergenza Covid-19 e il conseguente blocco dell’Italia si affollano storie e delusioni che fanno vittime, senza contagio: imprenditori, studenti, impiegati e sognatori del proprio futuro

Milano – Fine marzo, più di ottomila morti.
Sono un ragazzo romano di 25 anni e sono un giornalista. Da novembre mi sono trasferito al nord, a Milano, per un’opportunità formativa di 4 mesi finanziata dalla Regione Lazio dopo aver vinto un bando. Un’opportunità che mi avrebbe permesso di entrare più facilmente nel mondo del lavoro, nel settore, nel servizio, della comunicazione che amo.
Era metà febbraio e il mio master stava per terminare, come lo stage ad esso collegato in un’importante azienda milanese.
Era il momento decisivo per convertire il mio impegno e i miei valori in un’occasione di lavoro, dopo i mille curricula consegnati, dopo gli appuntamenti presi per i colloqui.
Era il momento di svolta della mia vita, il treno che fischia e aspetta che tu salga in un secondo, per poi andare via. Perché sapevo che il mio posto era lì oggi, al nord, motore dell’economia e fabbrica di sogni, lontano da casa ma vicino alla strada del mio futuro. Volevo che fosse così, dopo i sacrifici di questi anni passati.
Poi è arrivato l’imprevedibile, una tempesta che tutti stiamo vivendo con grandi difficoltà: il Covid-19, alias Coronavirus.
Mi sento sospeso, certezze sgretolate, tasche quasi vuote. L’Italia si è bloccata, l’orologio conta i morti e i soldi bruciati, nel rintocco dei bollettini di guerra della Protezione Civile.
Cosa farò? Cosa sarà di noi tutti? Protagonisti di storie umane simili e diverse, di sogni infranti e fallimenti.
Sono ottimista di natura: ce la faremo, se avremo l’intelligenza e il cuore per rialzarci.

Fallimenti 
«I danni per le imprese rischiano di essere incalcolabili», è questa la sentenza di Patrizia De Luise, Presidente Nazionale Confesercenti. Danni che il presidente di Confindustria prova a contare: cento miliardi di euro al mese persi a causa dello stop alle attività produttive non essenziali disposto dal governo per contenere l’epidemia. È questa la stima dei danni di Vincenzo Boccia, secondo cui, con quest’ultimo decreto, dall’emergenza economica entriamo nell’economia di guerra. Il 70% del tessuto produttivo italiano chiuderà.

Consumi, investimenti ed esportazioni sono i tre elementi che il coronavirus sta facendo crollare nell’economia italiana. «Più i consumi arretrano, più peggiora la fattibilità degli investimenti basati sui flussi di cassa. Per le esportazioni, poi, il ragionamento è il seguente: l’Italia non sarà il solo paese europeo a soffrire la crisi. Quindi pagherà, essendo un esportatore netto, anche un prezzo per il calo dei consumi altrui», ha spiegato Giuseppe Russo, economista e direttore del Centro Einaudi. Che aggiunge: «Ci sarà il lieto fine, ma ovviamente dipenderà dal grado di efficacia delle misure che il governo riuscirà ad attuare».
La ministra del lavoro Nunzia Catalfo in proposito ha già dichiarato: «Nessuno perde il lavoro, tutti saranno tutelati dagli ammortizzatori sociali, dal piccolo artigiano a chi ha anche un solo dipendente. E stiamo elaborando un indennizzo anche per le partite Iva e per gli autonomi».

Ma intanto restano in ginocchio i settori della cultura, con i teatri, i cinema e i locali chiusi, quello dell’abbigliamento e della moda, quello del turismo e della ristorazione, con le serrande chiuse di ristoranti e bar. In queste condizioni sono nate storie difficili di famiglie e lavoratori che hanno messo in quarantena le loro attività e il loro futuro, spesso vanificando anni di sacrifici e speranze.

I sacrifici come quelli di Karim, un parrucchiere egiziano di Roma. Dopo anni e anni sotto padrone, svolgendo umili lavori, ad inizio marzo aveva potuto realizzare il suo sogno: aprire un negozio da barbiere. Nemmeno una settimana di lavoro che arriva la prima misura di contenimento nazionale dell’8 marzo, qualche giorno dopo Karim deve chiudere il Barber Shop.
Saracinesca abbassata, quando verrà rimessa su? Come sosterrà la sua famiglia? Tante difficoltà, tante domande che ogni cittadino e lavoratore sta incontrando durante questa emergenza totale, sanitaria, economica, esistenziale.
A Karim restano oggi solo le speranze e la solidarietà che amici e clienti gli condividono sui social: “torneremo più forti di prima” è il messaggio unanime, una promessa che l’Italia intera può fare sua.

Sogni sospesi
Sessioni di laurea online, esami universitari rimandati, contratti di lavoro annullati. Ognuno di noi in questi giorni ha conosciuto e visto, in tv o sulla propria pelle, storie di ragazzi e ragazze con grandi sogni sospesi, in pericolo.
Uno su tutti, la nascita del proprio figlio:
«Ti immagino in attesa, ti immagino mentre ascolti il mio cuore che cambia ritmo a seconda del momento della giornata. Spero di poterti rivedere presto da quello schermo, per essere sicura che stia andando tutto bene». Mickol, mamma milanese di 34 anniparla così al suo terzogenito nel pancione. In questi giorni cerca di coltivare serenità, anche lanciando messaggi positivi sui social alle altre mamme. «La cosa positiva è che non ho molto tempo di pensarci, sono presa dalla gestione familiare: lo smartworking con i bimbi a casa non è una passeggiata ma paradossalmente i giorni più difficili sono stati i primi, mentre la famiglia ora sta trovando un suo nuovo equilibrio. Adesso i bimbi hanno imparato che quando mamma e papà lavorano devono giocare in autonomia, sanno che arriverà il momento per stare insieme. Entrerò nel quinto mese la prossima settimana. Grazie a Dio sto bene. Probabilmente una mamma alla sua prima esperienza ha maggiori difficoltà di me. Adesso mi pesa soprattutto non essere sicura di poter rivedere presto il mio bambino con l’ecografia. Non è scontato poterla fare in tranquillità. Aspetto il momento con trepidazione. Leggo tanti messaggi di mamme, anche loro non sanno se gli appuntamenti saranno confermati».

Opportunità per una nuova Italia
L’effetto Coronavirus nel nostro sistema sociale e produttivo può rappresentare anche un’occasione per ripensare complessivamente il sistema paese rispetto alla sua collocazione nell’orizzonte globale, nonché rispetto al progetto che intende darsi per l’oggi e per il futuro.
Nell’era digitale e tecnologica possiamo arrenderci alle calamità? Qui si vedono anche la forza e la civiltà di una nazione e di un popolo.
Già nel settore lavorativo, lo Smart working, il telelavoro da casa, ha dimostrato che l’Italia non si ferma. Molti hanno detto che ci voleva il coronavirus perché l’Italia scoprisse lo smart working, per sottolineare l’arretratezza del mondo produttivo italiano. Dopo quasi un mese, si è rilevato come i dipendenti in smart working, relativamente alla professione, dimostrano di avere un grado più elevato di soddisfazione rispetto ai tradizionali lavoratori.Più coinvolgimento personale, meno spreco di tempo e anche meno inquinamento per la riduzione degli spostamenti. Tutto ciò sta salvando la produttività del Paese, aprendo la strada a nuove pratiche lavorative che con la tecnologia e la sostenibilità possono portare l’Italia del lavoro in un nuovo futuro.

La seconda opportunità in questi tempi di Coronavirus coinvolge la digitalizzazione delle scuole.
C’è chi di didattica digitale non aveva mai voluto saperne fino ad ora. Ma le cose stanno necessariamente cambiando.
Lucilla Chasseur, professoressa di Storia e Filosofia da quasi quarant’anni presso il Liceo Classico di Aosta ha accolto favorevolmente questa occasione: «La scuola fa parte delle nostre vite e bisogna quindi evitare in tutti i modi di esserne tagliati fuori. Sarebbe davvero un peccato perdere del tutto quella relazione personale su cui in fondo l’apprendimento si basa».
E in questi giorni professori di ogni età e di ogni disciplina hanno infatti iniziato ad ingegnarsi per attivare la didattica online, scoprendo l’utilità di applicazioni e strumenti digitali prima sconosciuti o trascurati. E se diversi sono i metodi adottati, lo spirito è uno solo: tutti possono essere utili a tutti. Perché la tecnologia può accorciare le distanze e non far sentire gli studenti e le loro famiglie soli.
Ma il sistema scolastico si è dimostrato molto in ritardo, se non impreparato alla rivoluzione digitale che oggi mostra tutta la sua importanza decisiva nelle nostre società. Disomogeneità, mancanza di una visione e di un progetto coerente e nazionale, con la conseguenza di uno strumento diverso a docente che deve sceglierlo e impararlo in autonomia, senza supporto.

Una scuola della Capitale sta dimostrando che, nonostante la chiusura delle aule, gli studenti e i genitori desiderano continuare l’apprendimento, attraverso il servizio digitale. Che sono pronti al cambiamento digitale.
La strategia della scuola per superare il blocco del Coronavirus ha valutato varie piattaforme scegliendo poi la piattaforma Zoom ed Edmodo per semplicità di utilizzo e velocità di progettazione didattica. Una volta settati i software, sono state ri-create le classi e programmate tutte le relative dirette per le lezioni.
I genitori sono stati coinvolti da subito tramite email per far partire questa iniziativa al meglio, con consapevolezza e voglia. All’interno dell’email era presente anche un link per il rinvio istantaneo alle lezioni online e il contatto telefonico di un responsabile qualora non si fosse riusciti ad avviare il tutto da casa.
Ed ecco la prima lezione, nella quale è stata fatta un’ulteriore verifica delle piattaforme con una spiegazione agli studenti riguardo il funzionamento di tutta la tecnologia in gioco per la didattica a distanza.
Che risposte hanno dato ragazzi e famiglie? Felicità, curiosità, approvazione e disponibilità: gli studenti non vedevano l’ora di iniziare.
Il sistema scolastico italiano, in questa emergenza, deve prendere seriamente l’impegno per evolversi, supportato dalla tecnologia, per continuare e migliorare nel futuro la sua mission: trasmettere il patrimonio culturale e di formare i nuovi cittadini al nuovo mondo che verrà.

Come può farlo? Raccogliendo le migliori forze dentro e fuori la scuola.
Team di associazioni, professionisti digitali si sono subito attivati per dare un contributo, per reagire a questa impasse. La scuola non può fermarsi! Esistono le soluzioni per mantenere i contatti tra ragazzi e professori, tra ragazzi e cultura digitale e classica. Portando nuovi benefici con un contatto remoto ma intenso e prossimo. Scuole, professori, genitori, studenti possono insieme vincere questa sfida mai affrontata nel paese, che oggi non possiamo permetterci di perdere.
Ecco allora che il Ministero per l’Innovazione tecnologica e la digitalizzazione ha lanciato l’iniziativa “Solidarietà digitale” per permettere a imprese e associazioni di mettersi a disposizione con i loro servizi, per cittadini o altre aziende, in modo gratuito. Obiettivo sarà ridurre l’impatto sociale ed economico del Coronavirus.
Finora sono stati offerti l’utilizzo di piattaforme di smart working, abbonamenti di giornali ed e-book, corsi di formazione e strumenti di e-learning. Testimonianze di uno spirito di responsabilità e solidarietà civica e digitale.

Emanuele Forlivesi

Scrivo, racconto, comunico e creo storie ed emozioni. E insegno a farlo. Su carta, a parole o in digitale. Giornalista da febbraio 2019, sono laureato in Lettere e in Informazione e Comunicazione. LA MIA STORIA è quella di un ragazzo nato sul mare di Roma che ha sempre respirato gli odori, osservato i colori, percepito la materia, ascoltato le voci degli ambienti naturali e sociali che ha vissuto fin qui. Visionario, ho sempre trasmesso le storie che questi celavano o esaltavano, in un biglietto di auguri o in una cartolina, su articoli o su pagine social.

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