Storie dal Mondo

Coronavirus, nessun vaccino prima della metà del 2020

Nessuna azienda farmaceutica, nonostante un intenso sforzo globale, sarà in grado fornire un vaccino contro il coronavirus pronto per l'uso prima dell'estate

Wuhan – La notizia è diventata virale dopo le dichiarazioni di Stephane Bancel, amministratore delegato di Moderna Therapeutics, una delle più importanti società di biotecnologia coinvolte in uno sforzo internazionale per creare un vaccino nel più breve tempo possibile, in grado di debellare il virus mortale simile alla SARS, noto anche come nCoV-2019. Moderna Therapeutics con sede a Cambridge, nel Massachusetts specializzata nella scoperta e nello sviluppo di farmaci basati sull’RNA sintetico sta lavorando in coordinamento con il National Institutes of Health, mentre Inovio Pharmaceuticals e l’Università del Queensland in Australia stanno cercando percorsi alternativi. Tutti hanno ricevuto finanziamenti dalla Coalition for Epidemic Preparedness Innovations (CEPI), un ente internazionale istituito per finanziare costose ricerche biotecnologiche.

Bancel ha dichiarato in una intervista ad AFP che nessun produttore farmaceutico sarà in grado di avere un vaccino pronto per l’estate. La tecnica utilizzata da Moderna Therapeutics, si basa sulla tecnologia Messenger RNA che è una molecola informativa codificata. L’amministratore delegato di Moderna ha aggiunto che una volta riusciti a controllare le tecniche che funzionano sugli esseri umani, si potrebbe trovare una soluzione con estrema rapidità in quanto si tratta di sviluppare il medesimo processo di produzione per l’RNA che si utilizza contro l’influenza, l’unica differenza è l’ordine delle lettere che codificano le proteine.

Intanto il bilancio delle vittime in Cina cresce costantemente, secondo i nuovi dati forniti dai funzionari sanitari cinesi, almeno 259 persone sono morte e 11.791 persone sono state infettate, mentre le nazioni straniere hanno inasprito le restrizioni sui viaggiatori provenienti dal paese asiatico in risposta alla rapida diffusione della malattia. Altre 17.888 persone sono sospettate di essere infette, mentre 243 sono state dimesse.  Sono stati rilevati nuovi casi all’estero, con oltre 20 paesi interessati.

Ma Guoqiang, il segretario del Partito Comunista di Wuhan, la città in cui il virus è apparso per la prima volta a dicembre, ha espresso grosso rammarico sulle modalità utilizzate in quanto le autorità locali hanno agito troppo lentamente sottovalutando la gravità dell’epidemia. Save the Children ritiene che i bambini sono i soggetti più vulnerabili all’epidemia in quanto si sta propagando in paesi con sistemi sanitari deboli e risorse insufficienti. Mentre il governo cinese sta adottando misure efficaci per rispondere a questo focolaio in Cina, Save the Children è preoccupato per un potenziale focolaio in altre parti dell’Asia in cui le strutture ospedaliere non sono in grado di controllare adeguatamente il virus o curare i pazienti che l’ho contratto.

Pierluigi Bussi

Pierluigi Bussi è giornalista dal 2003 e inviato in zone di guerra e all'estero. E’ stato, tre gli altri paesi in Afghanistan e Tunisia. Si è laureato in Relazioni Internazionali presso L’Università La Sapienza di Roma con approfondimenti sui conflitti nel Corno d’Africa e Medio Oriente. Da anni segue le sorti politiche e sociali afgane. Tra i vari ruoli ricoperti è stato capo redattore del mensile Europe Today, ha collaborato con i quotidiani Pubblico, Roma News, Il Mezzogiorno d’Italia, con approfondimenti in materia di politica estera. Ha scritto, inoltre, per Storia in Network. Attualmente collabora con La Stampa.

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