Dossier

CORONAVIRUS: 2 VITTIME IN ITALIA, 30 CONTAGIATI AL NORD

Un uomo di 78 anni e una donna di 75 sono le prime vittime italiane. Casi in Veneto e Lombardia, cresce la paura. Come comportarsi?

Milano – Il Coronavirus sta spaventando il Nord e tutta l’Italia. Ieri notte, venerdì 21 febbraio, c’è stata la prima vittima italiana del virus proveniente dalla Cina: un uomo di 78 anni, ricoverato in isolamento all’ospedale di Schiavonia (Padova); era uno dei due pazienti positivi al coronavirus in Veneto. Soggetto debole, era ricoverato già da una decina di giorni per precedenti patologie; «Non c’è stato neppure il tempo per poterlo trasferire» ha detto il governatore Luca Zaia.

Stamattina la seconda vittima italiana, una donna residente in Lombardia. È morta nel suo domicilio a Codogno (in provincia di Lodi), aveva 75 anni ed era passata nel pronto soccorso di Codogno nei giorni in cui è passato il 38enne «paziente 1», primo contagiato. Il test del Coronavirus è stato effettuato post mortem.

E i casi di contagio di Coronavirus (Covid-19) in Italia continuano ad aumentare: il numero di pazienti contagiati è salito sabato a 27 in Lombardia e a 2 in Veneto. Il caso più grave, in Lombardia, resta quello del 38enne che era ricoverato all’ospedale di Codogno. Le sue condizioni sono al momento stabili, ed è stato trasferito all’ospedale di Pavia. In Veneto il governatore Zaia ha confermato un terzo caso di contagio a Dolo, in provincia di Venezia, a una cinquantina di chilometri di distanza da Vo’ Euganeo, dove sono stati registrati i primi casi ieri. L’uomo, di 67 anni, è ricoverato in rianimazione a Padova. «Al momento non capiamo ancora come sono avvenuti i contagi», ha aggiunto.

Panico diffuso tra i cittadini

Sono in molti questa mattina, dopo la notizia del nuovo caso di positività al coronavirus a Dolo, ad essere corsi al supermercato per fare scorte di alimenti e generi di prima necessità, «nel caso, molto probabile, dovessero chiudere esercizi commerciali e scuole anche i comuni del Veneto interessati dai contagi». A Codogno «è tutto fermo, non si vede anima viva…». Cuore del focolaio del Coronavirus in Lombardia, ha l’aspetto di una città fantasma agli occhi dei passeggeri sui treni in transito. La fermata è stata sospesa e alla stazione, chiusa, i treni non si fermano più.

I due anziani e il bar

I due anziani di Vò Euganeo (Padova), 67 e 78 anni (la prima vittima), erano ricoverati da dieci giorni all’ospedale di Schiavonia per quella che sembrava una grave influenza. Frequentavano gli stessi due bar, ora chiusi con un’ordinanza del sindaco Giuliano Martini, dove andavano a giocare a carte.
Quando i sintomi si sono aggravati sono stati sottoposti a tampone faringeo e nel pomeriggio di venerdì era arrivato il responso del test: positivo.
I familiari sono in isolamento fiduciario domiciliare e sottoposti a vigilanza quotidiana. Il governatore ha riunito nella sede dell’Usl Euganea l’unità di crisi che, in collegamento con il ministro Speranza e il capo della Protezione civile Angelo Borrelli, ha adottato varie misure: «L’ospedale di Schiavonia sarà chiuso e svuotato in 5-6 giorni. Nessuno potrà entrare, né i ricoverati saranno dimessi prima di essere stati sottoposti a tampone». Per creare un cordone sanitario attorno a Vo’ Euganeo, affronteranno il tampone 4.200 persone. Per fornire un supporto logistico all’Usl, la Regione ha creato una task force di medici e infermieri e la Protezione civile sta allestendo un campo base a Schiavonia.

La ricostruzione dei contagi

Dal 38enne Codogno il virus si è diffuso in almeno altre 15 persone: la moglie, un’insegnante che è in maternità e solo per questo non ha avuto contatti con gli studenti, un suo amico con cui corre abitualmente, 5 tra medici e sanitari e 3 pazienti dell’ospedale di Codogno, 3 anziani tra i 70 e gli 80 anni clienti di un bar gestito dal padre dell’amico corridore ed una quattordicesima persona di cui non si sa niente, se non che non è il medico di base che aveva visitato il 38enne. Il quindicesimo positivo in Lombardia è un paziente ricoverato da alcuni giorni all’ospedale di Cremona.

Il lavoro che si sta facendo ora è ricostruire tutti i contatti avuti da queste persone. Che sono centinaia se non migliaia. Tanto per essere chiari: solo il 38enne ha avuto rapporti con 120 colleghi dell’Unilever, 70 tra medici e personale sanitario e 80 persone che fanno parte della sua più stretta cerchia, a partire dai 40 della sua squadra di corsa. Ecco perché la Regione, d’intesa con il Governo, non ha potuto far altro che far scattare una serie di “misure restrittive” in 10 comuni, un’area dove abitano 50mila persone. Casalpusterlengo, Codogno, Castiglione d’Adda, Fombio, Maleo, Somaglia, Bertonico, Terranova dei Passerini, Castelgerundo e Sanfiorano sono in isolamento.

Le misure in atto: rassicurare la popolazione

«Il piano adottato prevede scelte forti» ha spiegato il ministro Speranza, elencandole: una permanenza domiciliare obbligatoria e la sospensione di ogni manifestazione pubblica, di attività commerciali, lavorative, sportive e scolastiche. «Dobbiamo trattenere il virus dentro quell’area» ha aggiunto, confermando le misure già adottate: obbligo di quarantena “fiduciaria” per chi torna dalla Cina, e sorveglianza attiva per chi è stato nelle aree a rischio, con obbligo di segnalazione alle autorità sanitarie al rientro in Italia. Sono inoltre già pronte anche due caserme della Difesa a Milano e Piacenza con 180 posti, per accogliere chi dovrà andare in quarantena.

Ma c’è un altro fronte. Quello del Veneto. Due anziani di Vo’ Euganeo di 78 e 67 anni sono risultati positivi ai primi test e sono stati ricoverati all’ospedale di Padova. I due, ha detto il governatore Zaia, non sono mai stati in Cina e non hanno avuto contatti con persone rientrate dal paese asiatico. Anche in questo caso bisognerà capire come sono stati contagiati.

Anche per le zone del Veneto dove risiedevano i due anziani scatteranno delle misure restrittive come quelle previste per il lodigiano. «Siamo al lavoro per un’ulteriore ordinanza che sarà sottoscritta con la regione Veneto. L’obiettivo è contenere in aree geografiche limitate l’epidemia» ha spiegato Speranza, sottolineando che i provvedimenti ricalcheranno quelli già attuati per i 10 comuni in provincia di Lodi.

«Abbiamo preso tutte le misure e siamo disponibili a valutarne ulteriori, se necessarie», così ha parlato il premier Giuseppe Conte al termine della riunione straordinaria alla Protezione Civile. «Rassicuriamo tutta la popolazione, al momento abbiamo messo in quarantena tutte le persone che sono venute in contatto con i casi certificati positivi».

Evitare allarmismo: non è epidemia. Come comportarsi

«Non c’è un’epidemia di SARS-CoV2 in Italia. Il quadro potrebbe cambiare ovviamente nei prossimi giorni, ma il nostro sistema sanitario è in stato di massima allerta e capace di gestire efficacemente anche la eventuale comparsa di altri piccoli focolai come quello attuale. Quindi ribadiamo, al di fuori dell’area limitata in cui si sono verificati i casi, che il cittadino può continuare a condurre una vita assolutamente normale. Seguendo le elementari norme di igiene, soprattutto levandosi le mani se ha frequentato luoghi affollati, ed evitando di portarsi alla bocca o agli occhi le mani non lavate». A dirlo è Giovanni Maga, direttore CNR-IGM, Istituto di genetica molecolare del Consiglio nazionale delle ricerche, che fa il punto alla luce dell’evoluzione dell’infezione di coronavirus in Italia.

Coronavirus, il vademecum

Dati aggiornati del Coronavirus nel mondo: 2% tasso di mortalità

Il bilancio dei morti a livello mondiale è ora, secondo il calcolo della Johns Hopkins University, a quota 2.360. Il totale dei casi confermati di contagi è a quota 77.662, i pazienti guariti sono 21.029. Il direttore dell’Organizzazione mondiale della Sanità, Tedros Adhanom, ha scritto su Twitter che nell’80% dei casi il contagio da Coronavirus è lieve, nel 20% critico; nel 2% dei casi riportati «il virus è fatale».

Altro sul Coronavirus: http://ilkim.it/coronavirus-nessun-vaccino-prima-della-meta-del-2020/

Emanuele Forlivesi

Emanuele Forlivesi

Scrivo, racconto, comunico e creo storie ed emozioni. E insegno a farlo. Su carta, a parole o in digitale. Giornalista da febbraio 2019, sono laureato in Lettere e in Informazione e Comunicazione. LA MIA STORIA è quella di un ragazzo nato sul mare di Roma che ha sempre respirato gli odori, osservato i colori, percepito la materia, ascoltato le voci degli ambienti naturali e sociali che ha vissuto fin qui. Visionario, ho sempre trasmesso le storie che questi celavano o esaltavano, in un biglietto di auguri o in una cartolina, su articoli o su pagine social.

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