Dossier

CORONA HOLIDAY

Beirut (Libano) – Pellegrinaggi, passeggiate sul lungomare di Beirut e carretti di street food con cibo arrostito al momento. Il vicino Oriente sfida così il coronavirus. L’Organizzazione mondiale della sanità ha criticato i governi dei Paesi arabi del Nord Africa, del Medio Oriente e dell’Asia Centrale per non aver finora sufficientemente comunicato i casi di coronavirus, né per aver intrapreso i provvedimenti necessari per limitarne il contagio. E ha invitato le istituzioni di 22 Paesi della regione a essere più attive nel condividere le informazioni ed essere più decise nell’imporre misure contro la pandemia. Il direttore dell’ufficio dell’Oms responsabile per 22 Paesi tra Nordafrica, Corno d’Africa, Medio Oriente, Golfo e Asia Centrale, Ahmed al Mandhari ha detto che «mentre la situazione si fa critica, purtroppo questi paesi hanno comunicato in maniera insufficiente con l’Oms circa i casi» di Covid-19. Mandhari ha aggiunto che «un accesso migliore alle informazioni permetterebbe all’Oms di seguire meglio e più da vicino l’evoluzione della diffusione del virus, così da attuare misure efficaci di sanità pubblica».

LA VACANZA
Meglio tardi che mai. In Libano la stretta è arrivata nelle ultime ore con la chiusura dell’aeroporto internazionale e la chiusura delle attività e imprese non necessarie. Ma fino a pochi giorni fa, lo scenario per le strade di Beirut era allarmante con spiagge e strade costiere affollate. Come se niente fosse, dunque, amanti della tintarella, venditori di tè e gente che faceva jogging hanno riempito il lungomare della capitale libanese, partecipando a una sorta di «corona holiday» collettiva.  Nonostante tre morti e un centinaio di casi positivi, la gente ha voluto lo stesso far tappa alla Corniche, noto lungomare del quartiere di Manara, per correre o prendere il sole, giustificandosi col fatto che «correre aiuta a rimanere in forma, anche contro il virus» oppure che «il caldo solare aiuta a combattere l’infezione». Stessa situazione anche in altri quartieri della città, dove le attività commerciali hanno continuato ad andare avanti come al solito, con negozi aperti e gente ovunque. «C’è una crisi economica in corso e dovremmo chiudere fino al 29 marzo?», si è giustificato un commerciante. Anche sui social, intanto, si è scatenata l’ironia del popolo libanese: «In ogni parte del mondo il virus ha colpito anche la classe politica – si legge in un post – mentre in Libano nessun politico è stato contagiato. E evidente che il coronavirus evita anche lui i nostri politici». In realtà, poi, l’ex ministro libanese delle Finanze, Mohammad Safadi, è risultato positivo al test per il Covid-19.

QUI BAGHDAD
Decine di irriducibili pellegrini sciiti non rispettano nenache a Baghdad, in Iraq, le misure prese dalle autorità per limitare il diffondersi della pandemia. Nei giorni scorsi a essere preso d’assalto è stato il santuario sciita dell’imam Kazem, una delle più importanti figure dello sciismo e il cui mausoleo è visitato ogni anno da milioni di fedeli. In Iraq finora si registrano ufficialmente 13 vittime per coronavirus e 163 casi risultati positivi, con appena duemila tamponi effettuati su una popolazione di circa 40 milioni di abitanti. Le autorità sciite irachene hanno invitato i pellegrini a rispettare le misure di coprifuoco. E nella città santa di Najaf, a sud di Baghdad, i fedeli hanno finora rispettato gli ordini delle autorità. Mentre nel quartiere di Kazimiya, sempre a Baghdad, decine di pellegrini si stanno affollando attorno al mausoleo dell’imam Kazem, nonostante questo sia stato chiuso al pubblico.

RIMEDI ON LINE
Dalla «terra benedetta» trafugata dalla tomba di un santo cattolico a quella che si dice sia stata raccolta nel mausoleo di un importante imam sciita, il coronavirus in Libano si combatte anche a colpi di rimedi più superstiziosi che scientifici. E sui social network ci si organizza già per vendere a caro prezzo le «terre miracolose» a chi cerca l’immunità e a chi è stato colpito dal Covid-19. Il Libano è travolto dall’estate scorsa dalla più grave crisi economica e finanziaria e nelle settimane passate è stato annunciato formalmente il default del Paese. A questo si è aggiunto il coronavirus. Da quando il 20 febbraio è stato diagnosticato il primo contagio a Beirut, il convento di San Marone sul Monte Libano, dove è custodita la tomba di San Charbel, venerato dalla chiesa cattolica maronita, ha cominciato a esser preso d’assalto da fedeli e da chiunque speri di aggiudicarsi un pugno di terra della cripta di San Charbel. Nei giorni scorsi anche la comunità musulmana sciita ha individuato nella «terra santa» del mausoleo di Hussein, imam e «martire» degli sciiti sepolto a Karbala, città santa in Iraq, un rimedio salvifico contro il Covid-19. E su Whatsapp, Facebook e Telegram circolano messaggi pubblicitari di chi vende «la terra santa» dell’imam Hussein o quella di San Charbel. Su altri forum si discute su quando anche la comunità musulmana sunnita si doterà della propria terra miracolosa per contrastare la pandemia di coronavirus. Intanto, in tempo di quarantena a casa e di negozi chiusi, i venditori assicurano la consegna a domicilio della «terra». La pandemia 2.0 si scongiura anche on line.

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