Nella notte italiana il primo incontro in dieci anni tra i vertici di Nord e Sud; il presidente sudcoreano Moon Jae-in e il dittatore nordcoreano Kim si sono stretti la mano al confine attraversando il 38° parallelo, la zona smilitarizzata che separa la penisola dalla fine della guerra nel 1953. Sta iniziando una nuova fase di dialogo per la pace.

 

È un giorno importante per la Corea e il mondo intero. Alle 9.30 del mattino del 27 aprile 2018, ora coreana (la notte in Italia), Kim Jong-un ha attraversato a piedi la linea di demarcazione militare che dal 1953 divide il Nord e il Sud della Corea. È la prima volta che un Kim, i leader della parte settentrionale della penisola, fa il grande passo; non ancora in territorio sudcoreano, ma nella fascia demilitarizzata fra i due Paesi. Il passo però c’è stato anche in senso opposto: sulla linea del 38esimo parallelo Kim ha invitato il presidente sudcoreano Moon a mettere un piede al Nord; lo hanno fatto mano nella mano.
Piccoli passi, ma segno enorme per due Paesi che ufficialmente non hanno mai firmato la pace, solo una tregua, dagli anni Cinquanta. Negli ultimi dieci anni poi non c’è stato alcun incontro ufficiale (gli ultimi sono del 2000 e del 2007) e la stretta di mano fra Kim Jong-un e Moon Jae-in, figlio di esuli nordcoreani, potrebbe essere il primo passo di uno scongelamento iniziato con la presenza della sorella del leader coreano alle Olimpiadi invernali di Pyeongchang.
Sul registro degli ospiti della Peace House, nel villaggio di confine di Panmunjom, dove si sono recati per avviare colloqui formali sulla denuclearizzare e la pace della penisola coreana, Kim ha scritto: «una nuova pagina, la storia inizia, un’era di pace». «La primavera potrebbe essere arrivata», ha detto invece Moon mentre si sedeva con Kim nel tavolo ovale della sala dei colloqui, sottolineando che «il mondo guarda a Panmunjom, diventato simbolo di pace, non di divisione».

L’incontro
Le prime immagini trasmesse in diretta straordinaria sono tutte di sorrisi e di più di una stretta di mano fra il pacifista Moon, avvocato per i diritti civili, e il Maresciallo Kim sempre affiancato dalla sorella. Magro, con i capelli imbiancati e abito occidentale con cravatta blu il sudcoreano, sovrappeso, in nero militare e giacca dal taglio orientale Kim. Che si dirige sorridente verso il presidente sudcoreano e dopo una calorosa stretta di mano fa un passo oltre il gradino di cemento che segna la linea di demarcazione verso il Nord. Poi, in un inaspettato fuori programma, si gira e indica il versante Nord invitando Moon a fare altrettanto. Mano nella mano con Kim, anche il leader di Seul mette così piede oltre la linea del 38esimo parallelo, ricambiando per un secondo la visita. Siedono a 2018 (come quest’anno) millimetri uno dall’altro in un tavolo ovale su poltrone con la sagoma della penisola coreana unita.
Che questo incontro porti alla fine delle ostilità e alla denuclearizzazione del Nord è difficile da prevedere. Il passo, però, è storico e così il cerimoniale. Per Kim c’è il trattamento da Capo di Stato: nel villaggio di Panmunjom, dove venne firmato l’armistizio del 1953, un picchetto d’onore accompagna gli ospiti, viene dal Sud, ma ha la divisa storica delle Coree unite. Nel Paese c’è ancora l’edificio in cui fu fatta la firma, è a cavallo della linea di demarcazione militare e anche il tavolo di allora è diviso dalla linea di confine. Insieme i due leader cammineranno nel villaggio che è emblema della divisione, poi pianteranno un pino sulla linea di confine, simbolo di pace e prosperità.
La speranza del presidente Moon è che Kim accetti la denuclearizzazione senza chiedere lo smantellamento delle basi americane nel territorio del Sud. Per molti però difficilmente Kim rinuncerà all’unica arma che ha per trattare con il resto del mondo, nonostante abbia detto di aver fermato i test (ma fonti cinesi dicono che sia perché i siti nucleari non sono per ora utilizzabili). La questione nucleare è ciò che interessa anche a Donald Trump e l’incontro con Moon è solo un passaggio intermedio prima di quello con il presidente americano che attende l’esito di questo per sbloccare la posizione statunitense: dal fuoco e fiamme di qualche mese fa all’apertura al dialogo.
Kim ha sottolineato la necessità di incontrarsi più spesso ed «essere determinati a non tornare al punto di partenza». Ha anche aggiunto: «so di essere all’altezza delle aspettative e di voler creare un mondo migliore». Tutte queste affermazioni sembrano portare venti di pace: le due Coree non devono «ripetere il passato, quando sono state incapaci di mantenere i loro accordi», ha detto il dittatore, auspicando di avere discussioni sincere con Moon. Da parte sua il presidente sudcoreano chiede che  Panmunjom sia un simbolo di pace, e ha definito l’incontro un «regalo per il mondo». Stando ai resoconti ufficiali, si è parlato in modo serio e franco di denuclearizzazione e di pace. A testimonianza del clima disteso, quasi conviviale, una battuta di Kim al suo omologo: «Non ti sveglierò più all’alba»; riferendosi ai test missilistici e nucleari condotti per anni da Pyongyang, che il leader nordcoreano ha annunciato di voler interrompere.

Il dubbio
Questo vertice è stato preceduto da molti dubbi sulla sincerità del cambiamento di linea da parte di Kim. E già qui cominciano le polemiche: Moon sta concedendo troppo, legittima il leader feroce di uno Stato fuorilegge? L’obiettivo di Kim sembra chiaro: presentarsi come leader ragionevole capace di dialogare, non solo di minacciare; vuole garanzie di sopravvivenza, per il regime e personali. Che cosa offre di concreto, in cambio? Intanto è un fatto che è il primo capo nordcoreano a venire al Sud, c’erano stati due precedenti incontri al vertice con presidenti sudcoreani quasi a fine mandato, nel 2000 e nel 2007, ma allora erano stati i sudisti a salire a Pyongyang, ansiosi di mostrarsi al mondo. Non ne uscì alcun risultato duraturo. «Questo vertice invece avviene all’inizio delle presidenze di Moon e di Trump, con Kim che cerca una svolta; non sono tentativi dell’ultima ora, c’è tempo sufficiente per trovare un’intesa stabile», ha spiegato il professor Jun Bong-geun, esperto nucleare della Korea National Diplomatic Academy.
Capiremo solo nelle prossime settimane se la nuova era annunciata da Kim potrà davvero chiamarsi pace, stabilità e dialogo per le due Coree e per il resto del mondo.

Le reazioni internazionali
Ad auspicare il successo del summit sono intervenuti subito gli Stati Uniti, che in un messaggio hanno augurato pace e prosperità alle due Coree. «Che i colloqui raggiungano progressi verso un futuro di pace e prosperità dell’intera penisola coreana. Gli Usa apprezzano lo stretto coordinamento con il nostro alleato, la Repubblica di Corea, e attendono di proseguire discussioni robuste in preparazione del previsto incontro tra il presidente Donald J. Trump e Kim Jong-un nelle prossime settimane», scrive in un comunicato la Casa Bianca.
Anche il governo giapponese, molto interessato agli sviluppi della situazione coreana per la sua sicurezza nazionale, si è espresso sullo storico incontro tra i presidenti della Corea del Sud e del Nord: «la speranza è che i leader possano avere un incontro costruttivo che conduca a una comprensiva risoluzione delle questioni irrisolte, quali il negoziato sui cittadini giapponesi rapiti e lo stop al programma missilistico e nucleare di Pyongyang», ha detto il capo di gabinetto Yoshihide Suga.
Pechino ha definito un momento storico la stretta di mano fra i due: «La Cina plaude allo storico passo intrapreso dai due leader, ammiriamo il coraggio e la determinazione politica che hanno mostrato e speriamo che l’evento porti frutti positivi», ha detto il portavoce del ministero degli Esteri cinese Hua Chunying.

 

Emanuele Forlivesi