Storie dal Mondo

COPENAGHEN, CUORE DI NEVE

Ti svegli il 25 dicembre e ti senti una bambina felice. Perché sei a Copenaghen. Perché fuori nevica, come in qualsiasi giorno di Natale che si rispetti. Perché hai la possibilità di passeggiare tra i viali alberati di un parco malinconico e pacifico. Quello dove si contendono l’eterno riposo due grandi sognatori, due grandi nemici: Andersen e Kierkegaard.

Cartina di Copenaghen
Cartina di Copenaghen

Viaggio sopra le nuvole

Verso Copenaghen
Verso Copenaghen

Partire nel tardo pomeriggio per raggiungere una meta che si sa già essere avara di luce è il modo migliore per prepararsi alla permanenza in Danimarca. Il cielo non prometteva nulla di luminoso a Roma, figuriamoci cosa riserverà all’arrivo. Eppure il sorriso non si spegne davanti a questo pensiero. Il sole che si scorge dal finestrino di bordo, quando l’aereo sorvola la spessa coltre di nubi, è l’ultimo amico che ti saluta caloroso. Ci rivediamo al mio ritorno, viene da sussurrargli. Per ora, l’attesa è tutta per Copenaghen.

 

 

 

La bionda città

La prima sensazione che si prova, cercando l’uscita da un aeroporto apparentemente deserto, ed approdando poi nel cuore di una stazione centrale dai soffitti alti e le rifiniture e le travi di legno e bronzo a stampo ottocentesco, è quella di subire una forte dilatazione. Dei polmoni, della prospettiva visiva. Tutto, anche la falcata con cui faticosamente tenti di raggiungere la strada, appare espanso, rallentato. Perché Copenaghen è grande, soprattutto quando le stradelarghe, distanti da quartiere a quartiere, e desolate per via del clima rigido e della priorità che i passanti danno ai negozi e all’abbellimento delle proprie case per Natale – ti si parano davanti grigie, battute da una pioggerella fine e da un principio di nevischio.

Per le strade di Copenaghen
Per le strade di Copenaghen

Ma poi, quando incroci gli sguardi dei pochi passanti, il calore ti risale agli occhi. Ragazzine diafane e dai ricci biondissimi che, morbidi e spettinati dal vento, ricadono in disordine sopra le pesanti giacche da neve; donne e uomini che si tengono a braccetto e scoprono solo il viso, rubicondo ed arrossato dalla birra o dagli sbalzi di temperatura tra il calore estremo dei locali ed il freddo sferzante delle vie; poche parole in danese percepite e subito dimenticate; occhi ora chiari fino al cristallino, ora scuri ed in netto contrasto con i colori che ti aspetteresti.
Copenaghen si lascia guardare per il tramite dei suoi silenziosi abitanti. Ed è uno sguardo che rimanda a qualcosa di lontano, di apparentemente irraggiungibile. Non ci si sente ricambiati, nelle occhiate che si danno a destra e a sinistra.
L’osservatrice non è lei, che non sembra affatto incuriosita da chi è venuto fin qui per attraversarla. La bionda città, semplicemente, sembra pensare ad altro. E ciò che può solo intuire chi passeggia per le sue vie è la percezione di una fredda, atavica e malinconica preoccupazione che la dama di casa sta covando dentro sé, mentre osserva immobile gli alberi innevati e i mastodontici canali d’acqua che l’attraversano.

Natale danese

Quartieri di Copenaghen
Quartieri di Copenaghen

L’atmosfera natalizia, nei punti centrali della città, sembra uscire sconfitta dall’avanguardia e dalla ricchezza danesi. Il consumismo che trapela dalle numerose vetrine marcate con i brand più cool (e più cari) del momento, così come l’architettura ed il design futuristico che votano al minimalismo gli arredi di ristoranti e negozi, fa da contraltare agli scenari più calorosi che si respirano poco fuori città, verso la fabbrica della birra Carlsberg.
L’enorme complesso, piantonato dai due giganteschi elefanti simbolo della nota bevanda nazionale, e che d’inverno risente dell’inclemenza del clima e di un conseguente inevitabile abbandono, è fiancheggiato da sacche di quartieri e stradine più raccolte. Qui, il Natale è quello dei piccoli giardini recintati, delle biciclette appoggiate alle porte, delle case in fila indiana che si contendono salotti con mobili d’alto design, staccionate rosse all’esterno, e abbellimenti natalizi sulla folta vegetazione del cortile di casa.

Istedgade e la periferia

Canali di Copenaghen
Canali di Copenaghen

Costeggiando la stazione centrale, la strada che si imbocca è Istedgade, che di giorno si popola dei ‘toys’ esposti nelle vetrine dei negozi erotici, e di loschi raggruppamenti di uomini (con qualche rarissima donna) sui portoni rossi di certe palazzine ad angolo con l’androne spalancato su tanti appartamenti dal dubbio utilizzo.
Non è questa l’unica strada ad accogliere, in ordine sparso, negozi di biciclette e ristoranti etnici di ogni sorta, da quelli indiani ed arabi alle cucine turche e cinesi. La lunga passeggiata che riporta alla piazza del Tivoli, il più famoso parco giochi di fronte alla stazione centrale, e da questo all’Andersen Boulevard, ai negozi del centro o, volendo spostarsi ancora più in là, alla soglia dei grandi canali che spaccano letteralmente la città in tanti costoni, e sulle cui rive galleggiano placide enormi barche adibite ad abitazioni, lascia tutto il tempo per gustare ancora una volta la dilatazione spazio temporale di un complesso così vasto di realtà. Ricchezza e povertà, palazzi signorili e case popolari. Una scacchiera sulla quale è difficile dare scacco matto alla definizione più consona che inglobi il senso di questa città. Almeno finché non si visita Norrebro.

Il cimitero di Andersen

Neve già rappresa in ghiaccio, che scricchiola sotto i piedi con un tonfo secco. E neve morbida, in cui lo scarpone affonda divertito, e le mani diventano abili costruttrici di palle bianche pronte per essere scagliate.

Cimitero di Andersen
Cimitero di Andersen

Norrebro accoglie il Natale sotto la coltre candida di una nevicata che ha già salutato il giorno di festa da ore. Siamo a nord ovest della stazione centrale, lontani dal mare e dalla famosa Sirenetta. Oggi si va a far visita al suo creatore, Andersen. E’ lui l’ospite più conosciuto dell’Assistens Kirkegard, il cimitero nel cuore del quartiere che, oltre alle sue spoglie, lascia riposare anche quelle di Kierkegaard. Due poli opposti, per condizioni di vita e per attitudine artistica – povero il primo, un letterato dall’animo irrequieto e malinconico; d’estrazione più ricca e filosofo il secondo.
Si narra che tra i due non corresse buon sangue. Eppure, passeggiando nel silenzioso e sereno labirinto ottocentesco che è il cimitero di Norrebro, il senso di una rivalità è dolcemente messo a tacere. Sarà la neve, o la vegetazione fittissima e diversa, pronta a creare boschi bassi o grovigli di rami secchi ad ogni voltar di sguardo, e d’emozione.
Il parco di Norrebro, pacifico nascondiglio per chi, da secoli, riposa sotto il suo manto verdeggiante, si tramuta anche per chi ci passeggia oggi in un soffice tappeto, sul quale lo scambio degli auguri a fior di labbra rappresenta una promessa ed una speranza d’amore eterno, incastonato nel tempo.
Lo stesso che, incanutito e sorridente, continua a scorrere lento tra le innevate lapidi del cuore di Copenaghen.

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Simona Di Michele

Articolista e web marketer, è laureata in Lettere con una tesi sul conflitto israelo-palestinese. Appassionata di storia e letteratura, collabora da anni per testate cartacee e riviste online, e ha all'attivo ruoli di ufficio stampa per artisti ed associazioni culturali romane. I suoi amori: la scrittura per il web, i libri, e la buona tavola (soprattutto se esotica).

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