Gelo dopo il blitz del leader di Fi che prende il microfono al Quirinale e attacca I 5Stelle: «chi non conosce democrazia». E Di Maio: «Non capisco l’ostinazione di Salvini su Forza Italia». Oggi parlerà Mattarella.

 

Roma- Anche questo secondo giro di consultazioni si avvia a concludersi con un nulla di fatto. Salvini non vuole rompere con Berlusconi, Di Maio non vuole allearsi con Berlusconi, il Pd non vuole allearsi con nessuno. Si concluderà stamani con le alte cariche istituzionali il secondo giro di consultazioni del presidente della Repubblica Sergio Mattarella per la formazione del nuovo governo. Al Quirinale sono attesi il presidente emerito della Repubblica, senatore a vita Giorgio Napolitano, il presidente della Camera dei Deputati Roberto Fico, infine il presidente del Senato Elisabetta Casellati. Ma per ora nulla sembra risolto.
A fine giornata, ieri, la fotografia scattata al Quirinale è stata lapidaria: è franato, al secondo giro di consultazioni, quel “quasi patto” che sembrava a un passo, fondato sull’asse tra Salvini e Di Maio. E la situazione è tornata di nuovo ingarbugliata, tale da rendere necessaria al Quirinale una riflessione approfondita. Perché l’unica certezza, per il capo dello Stato, è che ci vuole un governo in tempi ragionevoli e lo stallo non può protrarsi ancora a lungo né è immaginabile un nuovo giro di consultazioni. Ma ogni schema immaginato e pensato nei giorni scorsi, dal pre-incarico al conferimento di un mandato esplorativo, è da rivalutare alla luce della situazione nuova che si è creata, a partire dalla crisi siriana con la forte tensione Usa-Russia.
L’unità di intenti del centrodestra ha tenuto soltanto fino al termine del discorso del segretario della Lega, poi è venuta fuori la difficoltà a fare la figura del comprimario del presidente di Forza Italia, che ha spostato via i più giovani colleghi dal raggio d’azione di telecamere e microfoni per poi tornare indietro un istante dopo, riprendersi la scena e lanciare il suo messaggio: «Sappiate distinguere chi è democratico da chi non conosce neppure l’abc della democrazia», riferimendosi al Movimento 5 Stelle, per i quali fino a un momento prima Salvini aveva tenuto la porta aperta. Ma nello Studio alla Vetrata è andata in scena una sorta di tragicommedia nelle consultazioni. I 5Stelle si sono presentati da Mattarella convinti di avere già in tasca l’accordo, dando per fatto un passo indietro di Berlusconi; ma il centrodestra, poco prima, si era dimostrato compatto dal capo dello Stato, Berlusconi, Salvini e Meloni pronti ad aprire a M5S ma senza veti sul leader di Forza Italia e come premier il capo dello Lega. Condizioni inaccettabili per Di Maio che, sorpreso, ha dovuto riscrivere il comunicato che aveva già pronto, ed è rimasto venti minuti nella saletta accanto allo studio di Mattarella per cambiarlo da cima a fondo. Il giallo: Berlusconi, secondo le indiscrezioni, avrebbe cambiato idea nella notte, su suggerimento di Gianni Letta, ritirando la disponibilità a farsi da parte che aveva invece assicurato poche ore prima.
Erano state queste le dichiarazioni dopo gli incontri con Mattarella: «il Centrodestra è pronto a formare un governo forte e di lunga durata con un premier indicato dalla Lega», aveva esordito per primo Matteo Salvini, con vicino Berlusconi e Meloni. Aggiungendo: «basta con veti e tattiche di M5s». Ma è poi lo show del Cavaliere contro i grillini a far saltare l’armonia nel centrodestra. «Parole non nostre» ha corretto la Lega, ma Di Maio aveva già chiuso uscendo dal suo turno al Colle: «No a un governo con Fi, così si va a governissimo o voto». Chiedendo a Berlusconi di farsi da parte: «deve mettersi di lato e consentire la partenza per un governo di cambiamento, altrimenti l’unica risposta è che non riteniamo possibile un governo del M5S con Fi». «Devo dire che ho apprezzato l’apertura da parte di autorevoli esponenti del pd ma è chiaro che in questo momento il Pd è fermo su posizioni che non aiutano»: ha aggiunto Di Maio per sondare ancora il campo a una possibile convergenza di punti con la sinistra. Per il Pd, che sembra non volere peso e responsabilità in questo momento, parla Martina: «Governi chi ha vinto le elezioni. Basta teatrini, M5s e centrodestra non perdano tempo». Insomma, come ha dichiarato la Gelmini, Forza Italia parteciperà ad un governo solo se ci sarà una dichiarazione esplicita e chiara da parte dell’M5S per una pari dignità tra tutte le componenti del centrodestra, FI e Berlusconi. Senza questa condizione la trattativa non potrà neanche iniziare. La situazione così rimane bloccata anche per le parole dei capigruppo M5s Grillo e Toninelli: «ribadiamo: mai un governo con Berlusconi e Fi. Forza Italia potrebbe risolvere l’impasse facendosi di lato e consentendo così un governo M5S-Lega».
Abbiamo visto come tra grillini e lega esista una sinergia istituzionale importante, che ha permesso di rendere operativo il parlamento, ma la svolta di Berlusconi porta a un passo dalla rottura. Starà adesso alla saggezza e alla virtù del Presidente della Repubblica conoscere la profondità, gli effetti e i rimedi di questa rottura per dare finalmente una risposta concreta agli italiani che aspettano dal 4 marzo di sapere che futuro avrà quest’Italia.
Dopo il giro della giornata odierna Mattarella trarrà pubblicamente le somme di questa seconda tornata di incontri; poi una pausa di riflessione. Per tutti, e magari una luce si accenderà.

 

Emanuele Forlivesi