Più dell’ipocrisia, uccide il mare.
Spietato e veloce.
Ti sovrasta e ti soffoca.
E più ti agiti e meno speranze ti restano.
Giusto un miracolo.

Il tuo corpo cola a picco, la vista si annebbia e nel giro di pochi secondi perdi i sensi. Di lì a poco i tuoi polmoni si riempiranno di acqua. Sarai morto.

Un ufficiale di marina mi ha raccontato che qualche anno fa venne mandato a trascorrere l’estate su una nave; aveva il compito di pattugliare le coste del sud della Sicilia, in cerca di barconi. E di corpi. Fu mandato lì per punizione. Per aver attaccato verbalmente un suo superiore. Passare luglio e agosto in mare a cercare cadaveri è una punizione, per le teste calde. È stato lui a spiegarmi come funziona.  Nelle prime 24 ore dopo l’annegamento la pressione gonfia gli organi interni e il volume del tuo corpo raddoppia, forse si triplica. Sei una piccola mongolfiera deformata. Esanime, in balia della tua leggerezza e delle correnti. Ci sono delle possibilità che tu possa tornare a galla e se accade per il tuo corpo c’è poco da fare. Il sole e il sale ti consumano. Gli uccelli e i pesci ti mangiano. Nel giro di 36 ore se nessuno ti avvista e ti recupera di te non resterà più niente. Soltanto ossa destinate a colare nuovamente a picco.  A volte la nave di questo ufficiale qualcuno lo avvistava. E a lui nemmeno trentenne toccava ordinare a un subordinato quasi prossimo alla pensione di recuperare il cadavere.
Mai il ritrovamento di un vivo.

Giusto un miracolo.
E più ti ti agiti e meno speranze ti restano.
Ti sovrasta e ti soffoca.
Spietato e veloce.
Più dell’ipocrisia, uccide il mare.

 

Federico Vergari