A più di due settimane dalla notizia continua a riecheggiare l’eco Blu Whale. Il fenomeno nato in Russia che sembra aver raggiunto anche l’Italia. È di questa mattina la notizia di quattro casi sospetti a Milano che si sommano ai precedenti segnalati in Val D’Aosta e Liguria.

La bomba Blu Whale è scoppiata e quello che ne rimane sono segni evidenti che verranno cancellati con difficoltà. Già in un precedente articolo qui su Il Kim (http://ilkim.it/perdersi-nella-rete/ ) abbiamo parlato degli effetti negativi che la rete tende ad avere sulla vita reale e questo più che mai è un caso in cui il potere persuasivo di uno schermo ha saputo ipnotizzare dei giovani ragazzi, affascinati da uno gioco che di ludico, forse, ha solo il nome.

Eppure c’è chi ha deciso di seguire le orme dei ragazzi russi che hanno chiuso con la vita pur di superare l’ultimo livello del gioco del suicidio, tanto che la polizia stessa si è mobilitata al fine di arginare il fenomeno.

Ieri, infatti, sulla bacheca Facebook del Commissariato di Polizia d’Italia, è stato pubblicato un post in cui  si ricordano le regole “dell’incubo travestito da sogno a cui si accede tramite forum o gruppi social, scrivendo un messaggio con un hashtag che preferiamo non pubblicare” aggiungendo la segnalazione di un’immagine resa virale da un “burlone”, come loro stessi lo definiscono, che si è divertito a collegare il numero di un esercizio commerciale all’allarme “non rispondete è Blu Whale”.

La polizia invita così a pensare che “rimane sempre fondamentale la comunicazione genitori figli” e continua dicendo: “parliamo di quel canale che mai si dovrebbe interrompere per non permettere agli adolescenti di vivere una vita parallela online in balia degli eventi senza l’ausilio dell’adulto di riferimento”, chiudendo il messaggio con l’hashtag #essercisempre.

Esiste ancora il lato positivo

Sembra così di vivere in un mondo in cui non c’è mai fine al peggio, dove l’adolescenza sembra aver perso la sua spensieratezza, ormai posseduta dal demone sociale.

In un momento così critico è difficile capire come poter prendere in mano la situazione, guardarla da tutte le possibile angolature e provare a scovare l’antidoto che possa resettare tutto in un semplice click; quel click che è lo strumento che ci collega al mondo virtuale, sovrano assoluto della nostra vita e compagno fedele del malessere sociale.

Ma per fortuna esiste ancora un lato positivo e questo spiraglio di salvezza arriva proprio dall’Istituzione che ha più a che fare con gli adolescenti: la scuola.

La preside di una scuola del torinese si è ingegnata e insieme ai genitori ha deciso di attuare una controffensiva alla balenottera blu. Stiamo parlando della White Whale, un gioco di 50 mosse per raggiungere, questa volta, la felicità. Una controtendenza vitale che spera di diventare virale grazie al social network Facebook.

Gli alunni delle medie sono stati invitati a riflettere sulle piccole cose del quotidiano che ci fanno amare la vita, così da poter realizzare una classifica in cui ognuno possa inserire il suo “gradino” per arrivare alla punta della piramide, occupata appunto dalla felicità.

Sicuramente non sarà quel antidoto che cercavamo prima, ma almeno è un passo avanti verso il buonsenso e verso l’idea che forse la fine al peggio c’è, che il lato positivo ancora esiste e che un giorno, chissà, riusciremo a spegnere gli schermi e goderci la vita, senza manipolatori che possano interferire.

Francesca Interlandi