Emergono dettagli sempre più raccapriccianti sulla morte di Luca Varani, il ragazzo di 23 anni massacrato in un appartamento del quartiere Collatino a Roma

Roma- Luca è stato seviziato e torturato per ore. I due aguzzini, Manuel Foffo e Marco Prato, sotto l’effetto della cocaina e dell’alcol, volevano vedere <<l’effetto che faceva l’uccidere un’altra persona>>. È questa la frase che, più di tutte, ha girato e continua a girare su notiziari e quotidiani che ha sconvolto l’opinione pubblica. Sul corpo di Luca, secondo quanto appreso, sono stati rinvenuti diversi tagli alla gola che non sono stati mortali ma che gli hanno inflitto una sofferenza atroce e l’impossibilità di chiedere aiuto o far capire ai vicini di casa che cosa stava accadendo. Il fendente che lo ha ucciso giunge solo dopo diverso tempo di atroci sofferenze.

L’omicidio è avvenuto sotto l’effetto di alcol e droga. Quanto queste sostanze possono incidere sulla crudeltà e ferocia con cui viene perpetrato il crimine?

L’uso degli stupefacenti può portare, se presi in grandissime quantità, a perdere il senso di realtà scatenando violenza. Secondo quanto riportato dai media, il problema potrebbe risiedere nella volontà di compiere un atto sessuale con la vittima. Volendo analizzare la questione sotto il profilo vittimologico si potrebbe riscontrare una premeditazione, che risiede nel fatto di voler agire contro un ragazzo che, per motivi sessuali o per altre caratteristiche, avrebbe rappresentato per i due aggressori la vittima ideale. Sotto un certo aspetto, quanto avvenuto potrebbe richiamare la nota e triste vicenda del  massacro del Circeo dove i tre assassini attiravano le vittime per avere un rapporto sessuale, poi finito in tragedia decidendo di uccidere le due ragazze. Anche in quel caso la droga fece perdere il senso della realtà.

Tutto questo perché proprio la perdita del senso di realtà è uno degli effetti principali causati dalla cocaina. Che il tutto possa essere premeditato lo si potrebbe comprendere dalle stesse parole del Foffo che dice di aver speso 1.500 euro di cocaina perché desideravano annullare i loro freni inibitori. Tra l’altro sarebbe interessante, investigativamente parlando, capire da chi la droga sia stata acquistata e se dunque l’acquirente era parte di un giro consolidato di consumo. Il Foffo ha dichiarato, inoltre, che lui e Prato avevano passato già due giorni consumando un importante quantitativo di cocaina. Il cocainomane a volte può fare un abuso continuo anche per 3-4 giorni. Anche per l’alcolista può accadere lo stesso e in quella fase perde la cognizione di quello che fa, ma per compiere un’azione come quella nel delitto Varani, devono avere comunque predisposizione all’aggressività. Se hai un’aggressività, questa viene triplicata sotto effetto di cocaina. La cocaina dà sicuramente effetti tali da sentirsi potente.

E dal punto di vista processuale? Quanto avvenuto potrebbe portare alla non imputabilità dei due soggetti perché forse in quel momento non in grado di capire cosa stessero accadendo? La risposta non può che essere no.

Se si decide di commettere un reato e si cerca nella cocaina o nell’alcol l’aiuto a bloccare i freni inibitori non si ottiene nessuna assoluzione od attenuante, anzi il tutto rappresenta un’aggravante così come stabilito dagli artt. 92 e 93 c.p. Il Pubblico Ministero ha predisposto l’accusa, tra le altre, di omicidio premeditato aggravato dalla crudeltà e per futili motivi. Ricordiamo che il Varani non è stato l’unico ad entrare in quella abitazione il che fa presumere che la vittima sia stata accuratamente scelta.

Ovviamente ora si è scatenato, anche su Facebook, la caccia a questi due ragazzi per cui si chiede giustizia ed una pena esemplare. Non ci resta che attendere l’esito di tutta la procedura investigativa per ottenere un quadro più chiaro sulla vicenda per poi vedere quelle che saranno le prove che verranno presentate in Tribunale.

Avv.to Roberto Loizzo