Sui muri di Verona gli atti vandalici che incitano all’odio sono censurati dai meravigliosi interventi artistici di Pier Paolo Spianzzé, giovane street artist indipendente e irriverente

Verona – Tra le campagne e le strade della città la scomparsa delle scritte d’odio è direttamente proporzionale alla comparsa di particolarissime illustrazioni monotematiche. Non serve una firma per capire che sono tutte di una sola mano, quella di Cibo.

Classe 1982, Pier Paolo Spinazzé, questo è il suo nome nella vita di tutti i giorni, è uno street artist che sta facendo impazzire l’Italia e non solo. La sua attività principale è i walldesign con interventi soprattutto site-specific. Ogni atto vandalico con significati di intolleranza e violenza è per lui incitazione a fare arte, così il significato della parola censura assume tinte solo positive. Cibo copre le frasi violente che affollano le nostre città con immagini ispirate al mondo culinario, tramutando la rabbia in sorrisi. L’abbiamo incontrato per scoprire qualcosa in più del suo irriverente attivismo artistico-culturale.

La tua è una rivoluzione famelica che oppone all’odio l’amore per il cibo. Tutto è cominciato con un “Tito Boia” coperto da un wurstel. Cosa ti ha spinto a iniziare questo tuo lavoro sistematico di liberazione delle pareti dalla rabbia nera?

Innanzi tutto Verona è sempre stata laboratorio per le destre estreme, l’odio è D.O.C.G. purtroppo. Inoltre dieci anni fa un ragazzo, mio compagno di università, è stato ucciso da questo odio che nell’ignoranza trova delle mani armate. Consapevole delle mie capacità, della mia determinazione e del fatto che nessuno mi avrebbe aiutato, ho iniziato a sostituire il cattivo con il buono. Ma poi diciamocelo, è anche divertente, e a livello artistico mi hanno dato tanto di quel materiale che gli artisti da galleria se lo sognano!

Quando sei entrato nel mondo dei graffiti quanti anni avevi? Cosa è cambiato da allora?

Sono in strada da 21 anni e di modalità d’intervento ne ho viste molte. Quando ho cominciato era solo illegale, oggi si è quasi una celebrità, ma la verità è che lo fai perché non puoi farne a meno. Oggi grazie alla cultura hip hop, vi è una diffusione ampia e rapida, ma se posso precisare, io non faccio graffiti. Non ho mai scritto e non appartengo a tutto quel movimento che negli ultime decine di anni ha caratterizzato una forma d’arte che dalla notte dei tempi porta gli uomini a comunicare sui muri. Il bello della strada è la diversità e il dinamismo!

Il lavoro dello street artist è sempre al confine tra legalità e illegalità, a prescindere dall’intento civico che nasconde. Come è il tuo rapporto con i Comuni e le Istituzioni locali?

Grasse risate! I politici quelli furbi sanno cogliere il cambiamento e con me si fanno catalizzatori di un’energia propria di ogni città, altri offuscati da bieche ideologie cercano di contrastarmi con sanzioni pubblicitarie e denunce trasversali, ma come vi ho detto, Verona è laboratorio di destre estreme, sia in strada, che nei palazzi. Certo è, che la maggior parte delle persone approva questa mia “linea interventista” e la mia abnegazione è seconda solo alla mia fame! Devo farlo, sono allergico la stupidità!

Uno street artist deve essere dotato di un buon avvocato, oltre che di capacità artistiche!

Parliamo dei tuoi “menù”. In base a cosa scegli il cibo da disegnare? C’è un accordo con il luogo in cui si inserisce? 

Street Art ha senso qui ed ora! Cerco di legare la stagione, il territorio, le tradizioni e i sapori, per andare a raccontare delle storie che altrimenti andrebbero perdute in un’epoca di appiattimento di valori e sapori. Non amo dire che le mie opere sono belle, adoro dire che sono pertinenti!

Hai un consiglio da dare ai giovani che sono alle prime armi con la street art?

lL strada è aperta a tutti, contano la qualità e le idee! io son riuscito a fare quello che faccio in campagna, non a New York, andando a convincere i contadini padani (dei monumenti alla diffidenza), ho creduto nel progetto, ho lavorato sodo e ho trasmesso la mia passione, ora il mio paese ha cambiato sapore e per me è una professione! 

A cura di Serena Mauriello