MicroStorie dal Mondo

CinemArena: l’informazione sul grande schermo in Africa

Il giornalista Paolo Fratter racconta il progetto itinerante che promuove, nei villaggi africani, l'educazione su temi di carattere socio-sanitario come la registrazione delle nascite, l'Aids e le migrazioni

Roma – Paolo Fratter è un volto noto di SkyTg24 e qualche giorno fa è stato costretto a far ritorno in Italia a causa dell’emergenza Coronavirus. Si trovava in Senegal insieme al team del progetto CinemArena, che da quasi vent’anni si occupa di portare informazione consapevole nelle zone più povere e disagiate del Pianeta. Come? Grazie al cinema.

Si tratta di un cinema itinerante, che raggiunge remoti villaggi con una carovana e con un fine: educare e sensibilizzare le persone su diverse tematiche socio-sanitarie. Dalla battaglia contro la diffusione dell’AIDS alla registrazione delle nascite, senza dimenticare la migrazione irregolare.

Il progetto, realizzato da AICS – Agenzia italiana per la Cooperazione allo Sviluppo insieme all’OIM – Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, nel corso del tempo è approdato non solo nell’Africa subsahariana ma anche in Medio ed Estremo Oriente, in Sud America, dando spazio alla riflessione, così come a momenti di aggregazione giocosa. «Per i popoli di quei villaggi – ha detto Paolo Fratter – si tratta innanzitutto di una grandissima festa». Una festa, quella dell’ultimo CinemArena, prematuramente interrotta per via del diffondersi della pandemia.

L’arrivo di una delle carovane di CinemArena in un villaggio del Senegal

Il gruppo di CinemArena è tornato, per forza di cose, nel nostro Paese. Immagino non sia stato facile interrompere un progetto così importante. Ma come è nata in te la decisione di prendervi parte?

Ho avuto modo di seguire giornalisticamente il CinemArena in più occasioni. La prima diversi anni fa in Mozambico, dove la campagna d’informazione era dedicata ai modi per combattere l’HIV. L’ultima invece nel 2018, in Burkina Faso per fornire informazioni sui rischi legati alla migrazione illegale. È quindi un progetto che conosco bene e quando mi hanno chiesto se fossi disponibile a seguirne la realizzazione in loco ho accettato.

Quale è l’obiettivo del CinemArena?

Sin dall’origine è sempre stato quello di portare informazione. CinemArena, visto anche il suo format, ha avuto la possibilità di diffondere vari messaggi. La lotta contro l’AIDS, il rispetto per le donne, i pericoli della migrazione irregolare, l’agricoltura.

Quali territori avete visitato nel corso dell’ultima edizione? 

Siamo stati nel sud del Senegal, non molto distante dal confine con la Guinea-Bissau, coprendo una delle aree a più alta densità migratoria del Paese. Nello specifico, la regione attorno alla città di Kolda  e di Vélingara. Nelle precedenti edizioni il progetto è stato portato pure in Nigeria, Costa d’Avorio, Burkina Faso.

Il momento della gara di ballo

Cosa accade durante una delle serate di CinemArena? Non c’è solo spazio per la riflessione, giusto?

Sì, iniziamo dalla festa. Dall’organizzazione di un momento che la gente del posto raramente ha l’occasione di vivere nella normale quotidianità. Si parte dalla musica e da una gara di ballo pensata per i bambini, al termine della quale il vincitore viene eletto per acclamazione. Per i più piccoli, poi, sono previste proiezioni di lungometraggi animati, come ad esempio Kirikù e la strega Karabà. Dopo il momento dedicato al divertimento, si entra nel vivo del programma d’informazione. Vengono proiettati film e documentari, si mostra alla gente del posto tutto il percorso che dalla costa occidentale porta ad Agadez, la cosiddetta porta del deserto. Da lì si prendono i camion o le gip per attraversare il Sahel e arrivare in Libia. 

Per molte di quelle persone si tratta, idealmente, di un viaggio verso un futuro migliore.

Nessuno di noi ha mai voluto, in alcun modo, dire “non migrate”. La scelta di partire deve essere libera, ma consapevole. Perché l’obiettivo primario del progetto è, appunto, portare l’informazione insieme alla consapevolezza. Molti ragazzi, giovanissimi, partono dai loro villaggi senza conoscere minimamente i costi del viaggio, senza sapere cosa li aspetta. E non faccio riferimento solo agli incerti e pericolosi viaggi nel mar Mediterraneo, bensì anche ai rischi legati all’attraversamento di un deserto insidioso come il Sahel. Tanti di quei giovani che in incontriamo durante le tappe di CinemArena non immaginano neppure cosa siano i campi di prigionia o le altre forme di schiavitù presenti in Libia.

CinemArena in Senegal

In che modo reagiscono le persone alla visione dei possibili rischi che corrono?

Le reazioni sono molto diverse. Molti restano storditi di fronte a ciò che vedono, le immagini sono a volte forti, crude. Quando alla fine della proiezioni si apre il dibattito, la comunità ha comunque l’opportunità di confrontarsi su ciò che ha visto, dicendo quel che pensa in merito. Alcuni sono favorevoli alla partenza perché in essa intravedono una possibilità, altri al contrario sostengono con fermezza l’idea di restare nelle loro terre, per cercare una nuova opportunità di vita lì e non altrove. È interessante assistere a quei dibattiti.

Un ricordo in particolare dell’esperienza con CinemArena?

La gratitudine delle persone, al termine delle serate. I loro grazie.

 

Paolo Fratter, giornalista di Sky Tg24
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Simona Cappuccio

Laureata in Italianistica, le sue grandi passioni sono la letteratura, il cinema, il teatro, la scrittura creativa. Ha collaborato per anni con magazine online di letteratura e critica cinematografica. Lavora inoltre come ufficio stampa nell'ambito formazione.

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