Il periodico satirico francese è intervenuto ancora una volta su una tragedia italiana, con una vignetta provocatoria che fa indignare. Ma Charlie ci chiede di riflettere oltre il suo stile criticabile: è una sveglia contro una politica di odio per il diverso.

 

Charlie Hebdo torna a far indignare per una sua copertina: nell’ultima edizione del periodico satirico francese, la numero 1361 (di ieri giovedì 23 agosto), il crollo del ponte Morandi a Genova viene collegato alla situazione dei migranti in Italia. L’immagine è una vignetta su sfondo giallo che mostra il ponte spezzato in alto a sinistra mentre a terra, tra le macerie e un’auto appena precipitata, c’è un uomo con la pelle nera che spazza il suolo con una ramazza. E poi una frase scioccante: “Costruito dagli italiani…pulito dai migranti“; è il titolo che ha scatenato molte reazioni, a una settimana dalla tragedia che ha stravolto il paese e che ha concentrato tutta l’attenzione mediatica e politica.
L’indignazione si è scatenata subito sui social, sulla stessa pagina facebook del giornale parigino, che in pochi anni ha visto cambiare molti dei sui ammiratori e difensori, o presunti tale, che oggi l’attaccano. La redazione della rivista francese il 7 gennaio 2015 fu massacrata da due jihadisti dell’Isis che uccisero 12 persone, tra cui il direttore della testata e diversi vignettisti. Il movente dell’attentato era stato la pubblicazione di alcune vignette blasfeme su Maometto. In quei giorni la commozione suscitata dall’attacco fu così forte e sentita da tutto il mondo occidentale che diede vita ad un movimento internazionale di solidarietà con le vittime, in nome della libertà di espressione e di satira, rappresentato poi sui social network dall’hashtag #JesuisCharlie. All’epoca dell’attacco terroristico tutta l’opinione pubblica italiana si schierò apertamente con la rivista satirica francese, proprio per proteggere la libertà di satira, di critica, di espressione del pensiero. Ma le cose sono ormai cambiate da quando, con una vignetta, Charlie Hebdo si dedicò al terremoto di Amatrice, Accumoli e del centro Italia nell’agosto del 2016: moltissimi italiani, soprattutto i cittadini coinvolti dal sisma, la vissero come una grande offesa; sui giornali le polemiche si avvelenarono contro Charlie. Nessuno era più JesuisCharlie, e anche in questa occasione sembra che nessuno voglia tornare a capire davvero la natura satirica, acida e riflessiva della rivista parigina e difendere ogni libertà di manifestazione del pensiero e di espressione, qualunque essa sia nei limiti della decenza. Un limite che però spesso è relativo al nostro modo di interpretare i tempi e le situazioni. Invece di scatenare la nostra rabbia, le nostre paure, antipatie e risentimenti, chiediamoci allora: cosa significa questa vignetta? Cosa vuole esprime Charlie? Perché la satira non è un commento, un insulto gratuito sul mondo, è una riflessione, un contenuto critico, veicolato da un disegno. Che sia bello o brutto, infelice, il disegno è solo un mezzo; c’è qualcosa di più profondo da cogliere, con mente lucida.
In Italia crollano i ponti, muore la gente, ma si cerca di insabbiare tutto sfruttando l’odio per il diverso, alimentato e incoraggiato in tutti i media. È una vignetta contro la politica del governo Di Maio – Salvini; non si vogliono offendere le vittime, né gli italiani. È un invito a pensare su quale paese vogliamo diventare e dove stiamo andando. Tre giorni dopo la morte del grande Vincino, imbattibile in quella satira dissacrante ma intelligente, siamo qui a dividerci e attaccarci per la vignetta di Charlie Hebdo. Eppure, se ci si concentra in tutto il significato completo dell’immagine scopriamo qualcosa di più del mero e macabro commento su Genova: quel “ripulito dai migranti” suggerisce quel senso di attacco deciso contro il Governo e l’opinione pubblica che dopo qualche giorno di pianto e polemica per la strage di Genova quasi dimentica tutto con il problema migranti (la nave Diciotti ma non solo). Come a dire, un ripulire dalle gravi colpe che vi sarebbero dietro al ponte crollato, che però vengono così nascoste dalle nuove emergenze di cronaca, dai toni pesanti di odio, di intolleranza verso altri esseri umani, vittime loro stesse di un’altra emergenza.
Il punto non è attaccare una vignetta ambigua che può offenderci; dobbiamo avere la maturità, come opinione pubblica e come cittadini democratici, di ascoltare anche quello che non vogliamo sentirci dire, di essere critici su tutto ciò che ci accade intorno, di essere lucidi e spezzare le catene dell’odio cieco verso gli altri, di capire davvero il significato della democrazia e di manifestarla quotidianamente, battendosi per que sacri diritti che alcuni esseri umani ci hanno donato con il loro impegno, e che molti oggi vogliono togliere ad altri. JesuisCharlie.

La satira
Se nessuno si offende, non è satira. In Italia il diritto di satira è riconosciuto come diritto soggettivo di rilevanza costituzionale, poiché rientra nell’ambito di applicazione degli articoli 21, 9 e 33 della Costituzione, che tutelano rispettivamente la libertà di pensiero ed espressione, lo sviluppo della cultura e la libertà di creazione artistica. La satira non è condizionata come la cronaca e la critica dai tre limiti di verità (la notizia deve riportare una realtà oggettiva), di pertinenza (vi deve essere un interesse pubblico alla conoscenza del fatto), e di continenza (l’esposizione deve essere corretta formalmente e utilizzare modalità espressive misurate). Poiché, come afferma la Cassazione: “costituisce una modalità corrosiva e spesso impietosa del diritto di critica. Inoltre ha lo scopo di denuncia sociale e politica. […] quanto più [essa] utilizza espressioni abnormi, iperboliche, impietose, corrosive, esagerate rispetto ai normali parametri di valutazione degli esseri e delle cose umane, così da suscitare stupore, ironia, riso in colui che legge o ascolta”.

Le reazioni
«Questa sarebbe satira? Per me c’è solo una parola: schifo», ha commentato il viceministro ai Trasporti, leghista e genovese, Edoardo Rixi. Che su Facebook ha scritto: «Charlie Hebdo è senza vergogna e riesce a superare ogni limite nel cattivo gusto».
Tra i tanti commenti indignati apparsi sui social c’è anche quello del comico genovese Luca Bizzarri, che twitta amaramente: «Fanno indignare e discutere, è il loro mestiere. La vignetta mi fa schifo, viva la vignetta di Charlie Hebdo. Forse, più che indignarsi sarebbe utile agire seriamente in modo che vignette così non avessero più senso di esistere. E il senso glielo abbiamo dato noi».

I precedenti
Non è la prima volta che Charlie Hebdo provoca polemiche ironizzando su fatti di cronaca italiani. Dopo il terremoto di Amatrice del settembre 2016 fu pubblicato un disegno con due persone ferite e sporche di sangue e un groviglio di corpi coperti di pasta, accompagnato dalla scritta: “Terremoto all’italiana, penne al pomodoro, penne gratinate e lasagne“. Successivamente, nel gennaio 2017, la rivista aveva dedicato una vignetta anche alla valanga che travolse l’Hotel Rigopiano di Farindola in Abruzzo. In quell’occasione, accompagnata dalla scritta “Italia, la neve è arrivata”, si vedeva sfrecciare sugli sci la rappresentazione della morte, con un teschio, un mantello nero e due falci al posto dei bastoncini, che pronunciava la frase: “Ma non ce ne sarà per tutti”.

 

Emanuele Forlivesi