Roma- Io non sono Charlie Hebdo e non posso esserlo.

Perché se lo fossi dovrei essere allora tutti i giornalisti uccisi fino ad oggi, sgozzati dai sedicenti militanti dello Stato islamico, quelli uccisi perché testimoni di un traffico in Somalia, quelli resi prigionieri delle proprie parole dalle minacce di morte cui fuggono quotidianamente.

Io non sono Charlie Hebdo. Perché se lo fossi dovrei essere anche Giovanni Lo Porto, il cooperante italiano rapito in Pakistan tre anni fa di cui non sappiamo nulla.

Dovrei essere Padre Dall’Oglio rapito  in Siria oramai due anni fa. Dovrei essere le comunità cristiane decimate ogni domenica durante la messa, in Nigeria, di cui sentiamo solo le eco delle urla. Dovrei essere ogni bambino malato che muore in Palestina fermo in ambulanza, in attesa di un lasciapassare che faccia loro passare la muraglia creata da Israele, verso l’ospedale.

Le mie parole sono necessariamente provocatorie e fatte di urla strozzate. Sono quelle di una persona che da anni studia le dinamiche politiche internazionali, le analizza, ne monitora gli effetti e ogni volta si ritrova seduta a capo chino, davanti alle piattaforme di comunicazione di massa invase da violenza verbale. Leggo commenti di chi si sente giustificato dal momento, commenti incomprensibili.

 Nessun tipo di violenza è da giustificare. L’enorme errore è cadere nella violenza contro chiunque sia di religione musulmana. Il qualunquista ma sempre efficace ‘”noi contro di loro”  sta travolgendo ogni mente che si forma un’opinione sulla cultura indotta.

Io sono una persona che studia da quindici anni il Medio Oriente. E lo ha vissuto. Ma entrare in una redazione e uccidere è come entrare in una chiesa. Ed è gravissimo. Doloroso. Sono per la libertà di espressione. Ma leggo commenti atroci, ignoranti, con pregiudizio e chiusura mentale.

Qualunque sia il nostro pensiero, in questi casi, sia valutata la reazione, lucido il commento.

Usiamo bene la libertà di espressione che a noi pare scontata perché non lo è. Le vostre riflessioni tengano conto di chi muore quotidianamente perché voi possiate esprimervi. Prima di qualsiasi opinione a riguardo leggete “A ovest di Allah” di Gilles Kepel poi leggetene altri, per favore.

Scegliete. Non fatevi scegliere dalla notizia. Per favore. Ridurre i vostri commenti ad un “I terroristi sono tutti musulmani”, e viceversa vi rende meno intelligenti di quanto in realtà non siate. Ne sono certa

 

Laura Mauti