Gustatio

CESANESE, IL ROSSO DEL LAZIO

Il vino laziale per eccellenza e la sua storia. Dall’impero romano fino a Anagni, il rosso e le sue sfaccettature di colore e sapore. In quale bicchiere servirlo? Noi preferiamo quelli che troviamo nella nostra credenza.

 

Roma- Il vino Cesanese è un vino di antichissima origine, per i romani era il CAESANUM, per i papi, in particolare per quelli Anagnini, era il ROSSO.

L’imperatore Romano Nerva, rimase molto colpito dalla bontà di questo vino e fece erigere una propria villa vicino ai vigneti coltivati con quest’uva.

Nel Medioevo, con l’avvento dei papi Anagnini, ossia originari della città di Anagni, quali Innocenzo III, Alessandro IV, Gregorio IX e Bonifacio VIII, questo vino crebbe di importanza nella corte papale, si racconta che anche Federico II di Svevia, quando andava a caccia, era solito portarsi questo vino per gustarlo con la selvaggina da lui cacciata.

Con il passare degli anni, questa fama si perse, fino al 1920, quando un consorzio, formato da viticoltori laziali, ebbe l’idea di selezionare e raggruppare in un determinato territorio i vitigni, nel 1973 si ebbe la certificazione D.O.C. (Denominazione di Origine Controllata) e nel 2008 quella D.O.C.G. (Denominazione di Origine Controllata e Garantita).

Il vitigno che da origine al vino cesanese, è chiamato Cesanese di Affile. E’ l’unico vitigno a bacca rossa che viene coltivato solo nel Lazio, in particolare nei territori della provincia di Frosinone, chiamati Ciociaria.

Non è facile spiegare il vino Cesanese a chi non l’ha mai degustato, perché il sapore e l’odore cambiano di anno in anno a seconda del clima della zona di produzione.

Il colore è rosso rubino, se moderatamente invecchiato, perché adatto ad un moderato invecchiamento, tende al rosso granato.

Il bicchiere in cui versarlo deve essere quello per i vini rossi giovani, ma noi preferiamo versarlo nei bicchieri che troviamo tutti i giorni nella nostra credenza.

L’odore, come già detto, dipende dall’anno di produzione, ma tende ad avere quello di frutti rossi più o meno accentuato. Al gusto si presenta denso, pastoso, morbido e lievemente amarognolo sul finale.

E’ un vino tipicamente adatto ai primi a base di sughi più o meno semplici, ai secondi a base di carne, lo proverei anche con il timballo di Bonifacio VIII.

A nostro giudizio, però, il miglior abbinamento possibile è quello con polenta e salsicce e, perchè no, anche con i supplì di riso alla romana.

 

Stefano Campidelli

Stefano Campidelli

Dopo gli studi in Scienze della Comunicazione, sviluppa il suo interesse per il mondo dell'editoria on-line. Divora riviste, giornali e tutto ciò che è attualità, inchiesta e approfondimento. Ama il collezionismo e i libri di genere storico o fantasy, come viaggiare su due binari paralleli. E' appassionato e cultore di vini e della buona gastronomia. Oltre che delle vere tradizioni popolari. Romane, soprattutto.

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