ENNESIMO SCHIAFFO ALL’ITALIA DA PARTE DEGLI ALTRI PAESI MEMBRI UE. NESSUNA APERTURA UMANITARIA E NESSUNA COLLABORAZIONE POLITICA PER UN “FENOMENO EPOCALE”. E RENZI INVOCA AL NUMERO CHIUSO

 

Roma – Da penisola a isola. L’Italia, ancora una volta, lasciata completamente sola dalle “sorelle” dell’Unione Europea. Dall’incontro di Tallinn il nostro Paese esce infatti con le ossa rotte perché alla richiesta di collaborare nell’accoglienza dei migranti aprendo i porti, Francia e Spagna hanno detto no. Sono passati pochissimi giorni da quanto il presidente della Repubblica Mattarella, nel corso della visita di Stato in Canada, ha affermato che “Se il fenomeno dei flussi continuasse con questi numeri la situazione diventerebbe ingestibile anche per un Paese grande e aperto come il nostro“. Un fenomeno che il Capo dello Stato ha definito epocale e così è. Lo era già qualche anno fa, all’inizio dei flussi migratori e in questi giorni, in queste ore è già diventato ingestibile.

L’Italia ha finalmente alzato la voce con l’Europa, prima con il governo Renzi (che in queste ore invoca al numero chiuso) ed oggi con il governo Gentiloni e il ministro dell’interno Minniti. Lo ha fatto a chiare lettere affermando che non è possibile affrontare questa situazione da soli e avendo una colpa principale: quella di essere una penisola e per giunta a ridosso di Paesi che hanno a che fare con guerre, dittature, carestie. La seconda colpa è probabilmente quella di non averlo fatto prima. Siamo ad un punto di non ritorno e il resto d’Europa, quella stessa che dice no agli aiuti e forse non a torto, sa perfettamente che la stragrande maggioranza dei migranti intende raggiungere Francia, Austria, Germania. Bisogna avere il coraggio di ammettere che un fenomeno appunto perché epocale va affrontato con un progetto chiaro e non con chiacchiere di solidarietà o, peggio, con un “piano di azione” per sostenere l’Italia, così come proposto dalla Commissione europea con il quale si offrono all’Italia nuovi finanziamenti (35 milioni) e considerato che il fulcro del fenomeno è stato identificato con la Libia, al Paese africano andrebbero invece 46 milioni. Come dire, vi liquidiamo con il danaro e arrangiatevi.

Se la Libia è il crocevia di tutto. Se in Libia (e lo hanno dimostrato molti drammatici reportage) avviene la mattanza di uomini e donne che hanno anche pagato per soffrire e spesso per morire beh, che allora si affronti il problema lì e tutti insieme. E se ancora è vero che le guardie costiere libiche sono colluse con i trafficanti di uomini è sempre lì che si può e si deve intervenire. Viceversa Francia, Germania, Spagna e gli altri Paesi europei sono responsabili della morte di uomini, donne e bambini che soccombono in mare. E sono altrettanto responsabili delle vergognose situazioni in cui vengono lasciati i migranti nelle periferie delle città italiane.

L’ANNO DEI RECORD E LE ONG

Tre su cento non ce la fanno. Lo dice il rapporto stilato da Amnesty International sulla rotta dalla Libia. Delle carrette del mare ormai sappiamo tutti, così anche degli scafisti che per soldi sono disposti a tutto esattamente come chi sfruttano, che pur di fuggire via da guerre e fame, pagano. E con il danaro anche stupri sulle donne e torture per gli uomini. Là dove non arrivano o dove non vogliono arrivare i Paesi europei ecco le ONG, le organizzazioni non governative che soccorrono in mare i migranti. La recente polemica che le ha riguardate, a nostro parere, richiama la storia del mondo di mezzo romano anzi, italiano. Una apprezzabile opera umanitaria della quale qualcuno ha approfittato per i propri interessi. Inutile nascondersi dietro un dito. Il 2016 è stato sicuramente un anno record sul fronte degli sbarchi con un aumento del 18 per cento, come rilevato dall’Agenzia UE, la stessa che per quanto riguarda le richieste di asilo parla di 123 mila domande, +47 per cento rispetto al 2015 su 181.459 persone arrivate attraverso la rotta del Mediterraneo centrale. Le mete? La classifica vede in testa la Germania (con 745.155 domande, pari a un aumento del 58 per cento rispetto all’anno precedente e al 58% delle domande d’asilo complessive nell’Ue), seguita dal nostro Paese e poi da Francia, Grecia e Austria, mentre in testa alle nazionalità che più hanno fatto domanda d’asilo ci sono siriani, afghani, iracheni, pachistani e nigeriani.

MAL D’AFRICA

Dopo le guerre nei Balcani, in Iraq e in Afghanistan (resta viva la condizione della Siria) l’attenzione si è nuovamente rafforzata nei riguardi del continente africano. Sono in particolare originari della parte centro-orientale i migranti che vediamo sbarcare nei nostri porti. In quella parte di mondo, dove praticamente da sempre, 20 milioni di persone rischiano di morire di fame e di sete. I non più giovani ricordano i bambini del Biafra dal ventre gonfio, le mosche sul viso; oggi le pubblicità di alcune associazioni propongono di aiutare economicamente questi Paesi dove il problema della siccità è strettamente legato oltre che al clima, al susseguirsi di faide, guerre civili, dittature che affliggono questa parte di terra africana.

Lasciare sola l’Italia non risolve la questione a nessun livello: né per i Paesi coinvolti direttamente né per quelli che credono di non esserlo.