Dossier

C’E’ ANCORA VOGLIA DI GUERRA E ATROCITA’

Viaggio nei campi di sterminio di Auschwitz e Birkenau. Settant’anni fa, i militari ucraini scoprirono l’orrore dei campi di concentramento. Fu così che l’atrocità più profonda dell’uomo si è presentata al mondo.

Auschiwitz- Settanta anni. Tanti ne sono passati da quel 27 gennaio del 1945, quando tutto il mondo venne a conoscenza delle atrocità naziste. Oggi, il 27 gennaio è il giorno della Memoria. Perché solo attraverso la consapevolezza del ricordo è possibile arrivare alla conoscenza e al rispetto dell’altro.

Auschwitz e Birkenau, da quel momento, sono diventate il simbolo della libertà e allo stesso tempo, il simbolo di inaudite atrocità perpetrate dall’uomo nei confronti di altri uomini. Una lezione che purtroppo ancora oggi, non è servita ad eliminare guerre e soprusi, tensioni e violenze contro chi è diverso per condizione sociale, etnia o religione. E, come ogni anno, celebriamo questa giornata assistendo a filmati d’epoca, ascoltando le poche testimonianze dirette di quegli eventi. Le vittime sopravvissute dell’idiozia nazista sono ormai poche ma il loro passa parola ha permesso e permetterà ancora di non dimenticare. Perché solo ricordando e conoscendo gli eventi della storia è possibile avere la speranza di non ripetere tragici errori.

Siamo stati ad Auschwitz e Birkenau nel settembre del 2009 e, ancora oggi, sentiamo l’odore impossibile da descrivere di quei luoghi. Il colore di quella giornata piena di sole, il racconto della giovane guida polacca, incinta di otto mesi che descriveva quanto era intorno a noi. Attraverso lei anche il racconto dei suoi genitori e dei suoi nonni che avevano visto i fumi che si alzavano verso il cielo provenienti dai forni crematori. Ma allora non sapevano cos’erano.

Auschwitz è il nome che i tedeschi diedero alla cittadina polacca di Oswiecim, situata a circa sessanta chilometri ad ovest di Cracovia. Durante la Prima Guerra Mondiale quello che sarebbe diventato il quartier generale delle SS, era una caserma polacca poi abbandonata. Qui presero il via le atrocità, il convogliare i diversi per toglierli dalla società. Ebrei soprattutto. L’idea era quella del loro sterminio totale, ovunque essi fossero in Europa. Eliminarli era la priorità per “difendere la razza ariana” e l’avvio, l’operatività del lager avvenne il 14 giugno del 1940. Cinque lunghi anni di torture, angherie, umiliazioni, omicidi. Impossibile solo immaginare. Non solo ebrei nel mirino dei nazisti, anche zingari, omosessuali, persone ritenute “asociali” e ancora, portatori di handicap. Senza distinzione di età ed anche i bambini, per esempio se erano gemelli, venivano sottoposti ad esperimenti. Così come donne incinte. Oggi Auschwitz è un museo con le palazzine in cortina dentro le quali ci sono gli uffici delle SS (originali) dove nei corridoi sono visibili i pannelli con i volti delle vittime (venivano fotografate tre volte, di faccia e con i due profili); dove nelle grandi teche sono visibili i capelli tagliati ai prigionieri, le loro valige con tanto di nomi, i cestini in vimini dove erano custodite vettovaglie, spazzole, creme per pulire le scarpe, completini dei neonati, protesi delle persone disabili. Attorno il filo spinato, allora elettrificato, sul quale, come raccontava la guida, morirono fulminate tante persone in fuga dall’orrore. Tutti, sono entrati dal cancello sovrastato dalla scritta “Arbeit macht frei” (il lavoro rende liberi). Già, pensavano di entrare in un campo di lavoro ed invece entravano nel tunnel della morte. Forni crematori, camere a gas, cortili per la fucilazione e persino pali per l’impiccagione, stanze per le torture. Questo era Auschwitz.

Ma non bastava più. Troppe le persone che arrivavano ogni giorno. Ed ecco Birkenau, a pochi minuti di distanza. Un campo vastissimo attraversato dal binario che portava, attraverso le misere dimore in legno, ai forni crematori. Lo abbiamo percorso quel binario, traversina dopo traversina; lunghissimo, senza fine.

Io combatto la tua idea, che è diversa dalla mia, ma sono pronto a battermi fino al prezzo della mia vita perché tu, la tua idea, possa esprimerla liberamente.

Voltaire

Emanuela Sirchia

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Emanuela Sirchia

Nel 1983 si iscrive all'Università di giornalismo di Camerino. Nell'ottobre del 1988 approda al neo nato "Il Giornale di Ostia", dove rimarrà per 25 anni. Dal marzo 1991 è iscritta all'Ordine dei giornalisti del Lazio. Già collaboratrice per Paese Sera, ha scritto per il giornale aziendale dell'Acea e per il settimanale Free Magazine. Dal 2008 al 2013, è nell'ufficio stampa e pubbliche relazioni del Municipio X e dal 2006 a tutt'oggi ricopre l’incarico di addetto stampa del teatro Nino Manfredi. Ha scritto di cronaca nera, bianca, sport, spettacolo, arte e cultura. Tra i personaggi da lei intervistati: Tito Stagno, l’uomo della luna, Giorgio Albertazzi, Franca Valeri, Paola Gassman, Valeria Valeri, Gianrico Tedeschi e vari campioni sportivi come Bruno Conti, Rudi Voeller e Beppe Giannini. Per la giudiziaria, ha seguito la vicenda dei fratellini Brigida, il caso Marta Russo e l’omicidio di via Poma. E’ stata inviata per il Giubileo del 2000 e dal 1994 è accreditata in Campidoglio. Dice di sé: “ogni volto, ogni storia, ogni mostra visitata, ha lasciato un segno indelebile, esperienze di vita che non hanno eguali”.

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